L'Italo-Americano

italoamericano-digital-7-11-2019

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NEWS & FEATURES PERSONAGGI OPINIONI ATTUALITÀ GIOVEDÌ 11 LUGLIO 2019 www.italoamericano.org 3 L'Italo-Americano IN ITALIANO | I l caffè, a Napoli, è poesia, scuola di pensiero, filosofia di vita. Dentro la spessa tazzina bianca, servita calda e già zuc- cherata, ci sono tradizioni, abitudini e persino canzoni che forse, meglio di molto altro, riesco- no a trasmettere tutto quel che c'è dentro "a tazzulella", che non è solo il profumo della moka, il gusto intenso dell'espresso al bar e perfi- no il gesto lento di mescolare a lungo sul fondo prima di sorseggia- re, il tintinnio del cucchiaino, il rito solitario e meditativo o socievole e amicale del caffè. La tazzina di caffè, a Napoli, non è un semplice sorso nero da mandare giù a colazione, nella pausa caffè di metà mattina, dopo pranzo o prima dell'ammazzacaffè, ma un pezzo dell'identità parteno- pea. Non che il caffè italiano sia da meno. Perchè da Nord a Sud, ovun- que ci si trovi nel Belpaese, non c'è luogo d'Italia che non definisca il caffè come una parte essenziale di sè, non lo consideri una tessera imprescindibile nell'articolato mosaico che compone l'essere nato e cresciuto nella penisola, come d'altronde sono la pizza o la pasta- sciutta. Ma a Napoli, come dire, c'è la quintessenza del rito del caffè, dell'arte di prepararlo, del gusto di condividere un piacere della vita che arriva allo slancio di generosità del Caffè Sospeso, la buona abitu- dine di lasciarne uno pagato a chi non può permettersene il lusso. A Napoli si parla e si canta con il caffè. Non perchè l'aria si riempia ovunque del suo aroma robusto e rinvigorente, ma perchè è un'im- magine, un sapore, un gesto che esprime pensieri di ogni genere. Ne è un esempio bellissimo e pieno di sfumature, al tempo stesso romantiche e scanzonate, questo brano di Roberto Murolo, uno dei grandi cantautori della scena musi- cale napoletana nel periodo che va dal secondo dopoguerra al 1960. "A Tazza 'E Cafè" del 1964 recita così: "Ma cu sti mode, oje Bríggeta, tazza 'e café parite: sotto tenite 'o zzuccaro, e 'ncoppa, amara site..." Ovvero, rivolgendosi all'amata che lo tratta con freddezza, lo spa- simante respinto le dice: "Ma con questi modi, oh Brigida, sembrate una tazza di caffè: sotto avete lo zucchero, e sopra, siete amara. Ma io tanto devo girare, ma tanto devo girare, che il dolce da sotto la tazza, fino in bocca mi deve arrivare!". Beffarda e divertente, come spesso erano i testi di Renato Carosone, altro grande canzoniere napoletano e autore di brani cono- sciutissimi anche negli Usa come Tu vuò fà l'americano, 'O sarracino, Maruzzella, è "Un caffè". Dice: "Due caffè, cameriere due caffè, due nerissimi caffè, poi ci lasci soli, perché? Arrivati alla resa dei conti, cerco il frutto del livido amore, e mi accorgo che ahimè, la fanciulla non è che Giancarlo, il barista del caffè? Uè!". Decisamente più "amaro", per- chè solo la realtà sa essere così cruda e dura, è invece il retrogusto che lascia "Na Tazzulella 'e cafè" che Pino Daniele, amatissimo musi- cista e compositore pop, ha reso celebre ed estremamente popolare a partire dal 1977: "Una tazzina di caffè, aggiusta la bocca a chi non vuol sapere. E noi tiriamo avanti, con i dolori di pancia e invece di aiutarci, ci riem- piono di caffè. Una tazzina di caffè, seguita da una sigaretta per non vedere. Si costruiscono palazzi, fanno cose da pazzi, ci girano, ci rivoltano, ci riempiono di tasse". Mandando giù quel caffè si sente l'essenza malinconica, triste, umiliata ma al tempo stesso fiera e temeraria di chi denuncia, sfida, agita e spinge alla ribellione, si sen- tono i Masaniello napoletani, gli eroi quotidiani e i capipopolo che finiscono traditi eppure osannati. La canzone napoletana riesce, cioè, a far uscire dal filtro del caffè tutta un'essenza popolare. Si manda giù e il caffè dà una sferzata, una scossa di energia, che mette a contatto diretto con l'anima della gente. C'è anche un'altra ragione per cui abbiamo citato queste canzoni per parlare del caffè napoletano. Quando attorno al 1650 si dif- fuse la nuova bevanda importata dall'Oriente in Europa, a Parigi per la precisione, non passò molto Il canto di Napoli dentro 'na tazzulella e cafè' tempo prima che qualcuno abbi- nasse quella moda sempre più dif- fusa nelle abitudini dell'alta società, all'intrattenimento. Con la Belle Époque, il locale dove si ser- viva il caffè si fece spettacolo: ecco i "Caffè Chantant" dove gli spetta- coli accompagnavano la degusta- zione della bevanda. In Italia quest'eredità venne raccolta prima di tutto a Napoli, la più parigina delle città italiane. Ben presto, Napoli vanterà i suoi "Caffè Concerto". Il Gambrinus, uno dei Caffè sto- rici più famosi di Napoli, che aprì i battenti nel 1890 e da allora con- tinua a servire tazzine fumanti nelle sale impreziosite da dipinti, marmi e stucchi, ha visto passare tutti gli intellettuali e gli artisti della Napoli otto-novecentesca. Al caffè si sono così legati i pen- sieri e le storie della città, le vicende urbane e le vicissitudini umane. Dentro i Caffè si sono raccolti gli umori della gente e fu lì, sotto il Vesuvio, che la canzone e il caffè napoletano si incontrarono, si ama- rono perdutamente e si giurano fedeltà eterna. 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