L'Italo-Americano

italoamericano-digital-7-212-2018

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GIOVEDÌ 12 LUGLIO 2018 www.italoamericano.org 9 L'Italo-Americano IN ITALIANO | LA VITA ITALIANA TRADIZIONI STORIA CULTURA L a risposta è ... entram- bi! Ma prima esplori- amo la città di Bologna, patria del leggendario sugo e della nobile razza canina. Troppo spesso trascurata dagli itinerari turistici italiani di base, Bologna è una città vivace e prospera rinomata quale centro gastronomico d'Italia e capoluogo dell'Emilia-Romagna. Dà un'im- pressione opulenta che riflette sia il suo passato illustre che il suo presente. Bologna è bellissima. Il centro è tipicamente medievale con tetti di tegole rosse e balconi che sporgono dalla grande piazza centrale di Piazza Maggiore, un armonioso insieme di portici, palazzi di mattoni rossi e piazze affascinanti. Numerosi sono i monumenti e le curiosità, tra cui molti piccoli musei eccentrici e, soprattutto, le Due Torri, le due "torri pendenti" di Bologna. Gli italiani si riferiscono a Bologna come alla dotta, la rossa, e la grassa. "La dotta", perché è la sede della più antica università del mondo, conosciuta come La Dotta, che per prima ha raggiunto la fama internazionale come scuola di legge e poi come scuola medica. Thomas Becket, Petrar- ca, Copernico ed Erasmo studi- arono tutti a Bologna. Marcello Malpighi, il grande pioniere della medicina, Luigi Galvani, uno dei primi biologi, e il romanziere Umberto Eco vi insegnarono. Oggi 100.000 studenti italiani e stranieri frequentano l'università, costituendo circa il 20% della popolazione della città e appor- tando una vera energia e atmos- fera "trendy", che si tratti di teatro, musica, festival estivi o di bar e caffè, qui sono tra i più vivaci del Nord Italia. Bologna "la rossa" per il vivi- do colore dei tetti e degli edifici - e perché Bologna ha una rep- utazione e una lunga storia di politica di sinistra e ospita l'ex Partito Comunista Italiano e il suo quotidiano L'Unità. E infine, Bologna "la grassa" per la sua leggendaria gastrono- mia, con in evidenza carni, pro- sciutto, salame e, naturalmente, la famosa salsa bolognese. Il Ragù alla Bolognese è tipicamente servito con tagliatelle o lasagne. Oggi è pensato come una salsa rossa, ma molte ricette aggiun- gono solo una piccola quantità di pomodoro e la salsa "originale" non lo prevede; è un trionfo di carni. La prima ricetta arriva da Pellegrino Artusi ed è inclusa nel suo libro di cucina pubblicato nel 1891. La ricetta di Artusi, Mac- cheroni alla Bolognese, che si ritiene abbia origine nel 1850 quando passò del tempo a Bologna, richiede filetto di vitel- lo magro, pancetta, cipolle e carote, tutti tritati finemente, cotti con burro fino a quando si scuriscono, poi con il brodo. Artusi ha anche suggerito miglio- ramenti, come l'aggiunta di funghi secchi o scaglie di tartufo, o il fegato di pollo tritato fine- mente cotto con la carne. Ha inoltre suggerito, come tocco finale, l'aggiunta di panna per rendere il piatto ancora più liscio, più ricco. L'Accademia Italiana della Cucina ha registrato la ricetta "autentica" del Ragù alla bolog- nese alla Camera di commercio di Bologna il 17 ottobre 1982, nel Palazzo della Mercanzia. La ricetta include carne di manzo, pancetta, carote, sedano, cipolle, salsa di pomodoro, latte intero e vino rosso. Adesso i cani. Appartenente ai Bichon, si ritiene che il Bolog- nese discenda da quel tipo di razza nell'Italia meridionale intorno all'XI o al XII secolo, rendendo il cane precedente rispetto alla salsa e, a quanto pare, altrettanto apprezzato a liv- ello nazionale e all'estero. I cani Bolognesi divennero molto popo- lari tra le corti reali d'Italia e di altre parti d'Europa dal XVI seco- Bolognese: salsa ... o cani? lo all'inizio del XIX secolo. Il cagnolino è raffigurato in alcuni famosi dipinti del maestro veneziano Tiziano (come in alcu- ni dello spagnolo Goya) ed è stato "il cane" e il compagno viziato della nobiltà italiana. Cosimo de Medici portò otto Bolognesi a Bruxelles come regali per i nobili belgi. Sia i Gonzaga che i Medici li hanno allevati. Il duca d'Este ne regalò una coppia al re Filippo II di Spagna come dono; fu ringrazia- to dal re che scrisse: "Questi due cagnolini sono i regali più regali che si possano fare a un impera- tore". Molte personalità famose della storia avevano un Bolog- nese: Madame Pompadour (1721-1764), la zarina Caterina la Grande di Russia (1729-1796), e Maria Teresa, imperatrice d'Aus- tria e madre di Maria Antonietta (1717-1780). Maria Teresa amava così tanto il suo Bolog- nese che dopo la sua morte l'ha conservato, e può essere ammira- to nel Museo di Storia Naturale di Vienna. Con il declino dell'aristocrazia in Europa, i Bolognesi caddero in disgrazia e alla fine della seconda guerra mondiale la razza si estinse. Ma con il duro lavoro di alcuni zelanti allevatori in Italia e in Belgio è resuscitato. Quindi, quando sei in Italia, visita Bologna, prova la deliziosa salsa, e se non riesci a trovare un campione di quella che ora è una razza molto rara, puoi sempre selezionare l'adorabile ed energi- co premio di consolazione: la razza più strettamente vicina ai Bolognesi, è il popolare Bichon Frise. Il sapore ricco del ragù alla Bolognese si sposa bene con pasta, gnocchi e anche tortellini Il Bolognese assomiglia molto ad una razza più comune, il Bichon Frisé

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