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www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 9 AGOSTO 2018 Ma G ucci, V alentino, A rmani, D olce & Gabbana e Trussar- di - co nos ciamo tutti i nomi e conos- ciamo l' immagine di ques te potenze della moda, ma come hanno fatto i marchi italiani della moda ad affermarsi così tanto sul mercato globale? Per capire veramente la moda italiana, dobbiamo tornare al 14° s ecolo. D urante il periodo rinascimentale fiorì l'industria tessile in Italia. Tuttavia, i pro- gressi industriali nel XV secolo spinsero la Francia e l'Inghilterra in prima linea nell'industria del tessile e dell'abbigliamento. La produzione italiana rimase pic- cola, fatta a mano e tessuta usan- do solo le materie prime naturali a disposizione. La vera industri- alizzazione non iniziò prima del 1861 e dell'Unificazione del Regno d'Italia. La maggior parte delle fabbriche erano al Nord, in Lombardia e in Piemonte, in genere vicino a fiumi che gener- avano il potere dei mulini. La seta proveniente dall'Asia era molto richiesta e molto costosa, ma i Comas chi del Lago di Como divennero maestri nell'all- evamento dei bachi da seta e nella tessitura. La lana, altra risorsa abbondante per i tessuti, veniva prodotta in zone come Biella. Fu solo dopo la prima guerra mondiale che altre fibre furono introdotte in Italia. La tessitura di materiali artificiali con seta naturale, lana e cotone è stata rivoluzionaria per l'indus- tria della moda in tutto il mondo. Pubblicazioni di moda Alcune delle prime riviste di moda italiane sono state pubbli- cate alla fine del XVIII secolo. Is pirate alle pubblicazioni provenienti da Parigi e Londra, il Giornale delle Nuove Mode di Francia e d'Inghilterra (Milano, 1786 -1794) e La donna elegante ed erudita (V enezia, 1786 - 1788), offrivano schizzi che ritraevano le mode moderne provenienti da F rancia e Inghilterra, spesso accompagnati da articoli molto brevi. Nel 1804 venne stampato a Milano, il Cor- riere delle Dame e sarebbe stato il più grande successo dell'e- poca. Non solo forniva consigli e immagini di moda, ma anche politica, cultura e attualità. Era la prima pubblicazione che non fosse un giornale in cui moda, politica e pensiero contempora- neo venivano trattati nelle stesse pagine. Con un approccio così lungimirante, il Corriere delle Dame è stato anche in grado di iniziare a presentare le proprie mode come il "costume lombar- do" che richiedeva di indossare almeno un accessorio di origine militare. Seguendo l'esempio, negli Stati Uniti, riviste come Vogue (1892) e Harper's Bazaar (1867) erano il punto di riferi- mento per lo stile. Tempo di guerra La sartoria italiana è sempre stata un mestiere praticato e per- fezionato in Italia. A causa degli scarsi rifornimenti durante la guerra, la maggior parte delle famiglie aveva un membro della famiglia che conosceva l'arte di cucire e fare vestiti. Usando la poupée de mode francese (i car- tamodelli) e le pubblicazioni dif- ficili da ottenere, gli italiani hanno seguito le tendenze dell'e- poca con la moda fatta in casa. Dopo la seconda guerra mondi- ale, gli americani hanno aiutato l'Italia a ricostruire l'economia e l'industria della moda sarebbe stata determinante. Il programma europeo di recupero (ERP) era un programma che sosteneva l' indus tria italiana, forniva materie prime come il cotone, nonché la formazione s ulle nuove attrezzature e i macchinari forniti dal governo. Negli anni '50, la situazione era cambiata sul mercato internazionale, ren- dendo l'Italia leader nel settore manifatturiero. Punto di svolta La s volta decis iva per la moda italiana si ebbe il 12 feb- braio 1951 quando il visionario imprenditore Giovani Battista Giorgini invitò sei dei più poten- ti compratori degli Stati Uniti e una manciata di giornalisti inter- nazionali a un evento sfarzoso os pitato nella s ua res idenza fiorentina a Villa Torrigiani. Si chiamava La Sfilata di Alta Moda Italiana, e presentava i dis eg ni dell' atelier Caros a, Alberto Fabiani, l'atelier Simon- etta, Jole Veneziani, le Sorelle Fontana, Emilio Schuberth, il sarto Vanna di Manette Valente, V ita N oberas ko e G ermana Marucelli. Emilio Pucci e Gior- La moda italiana non passa mai di moda gio Avolio furono inclusi in aggiunta. I sei compratori - Jes- sica Daves e Julia Trissel per Bergdorf G oodman di N ew York, Gertrude Ziminsky per B. A ltman e Company of N ew York, Ethel Francau, John Nixon per Henry Morgan di Montreal e Stella Hanania per I. Magnin di San Francisco – avrebbero cam- biato il destino della moda ital- iana una volta per tutte. La stra- ordinaria qualità del tessile e dell'artigianato superava di gran lunga qualsiasi cosa avessero visto su altri mercati. Verso nord Anche se i semi della moda italiana erano stati piantati a Firenze, l'industria si diramò a Roma e Milano. La maggior parte delle fabbriche era al Nord come le pubblicazioni e gli edi- tori. Oggi Milano è ancora l'epi- centro della moda prêt-à-porter, mentre Roma è il centro dell'alta moda. Firenze rimane ancora forte nell'artigianato e nella for- mazione; la Polimoda Fashion Academy è una delle più presti- gios e in Italia e P itti U omo Firenze è l'evento stagionale della moda maschile più impor- tante a livello globale. I primi Influencer Dopo la sfilata di Giorgini e la pronta disponibilità dei capi nei grandi magazzini di fascia alta, non passò molto tempo prima che star di Hollywood come Audrey Hepburn, Eliza- beth Taylor e Grace Kelly indos- sassero abiti firmati italiani sia nei loro film che nella vita di tutti i giorni. Negli anni '60 e '70, Jaqueline Kennedy, icona di stile internazionale, era nota per indossare Valentino e Gucci. I red carpet di Hollywood e le passerelle di Milano erano due strade che divennero una cosa sola. Richard Gere indossava un abito Armani nel film American Gigolo del 1980, negli anni '90 Gianni Versace disegnava gli abiti per la showgirl Berkley. Le super star italiane come Sophia Loren e Monica Bellucci indos- sano sempre un abito italiano quando sono in pubblico. L'in- dustria della musica pop e l'in- dustria della moda hanno anche trovato il modo di intrecciare i loro colori e le loro melodie. I musicisti sono modelli, gli stilisti sono citati nei testi. La moda italiana è entrata nella società in modi che G iovanni Battis ta Giorgini non avrebbe mai potuto immaginare. Oggi La moda è molto più accessi- bile. Ogni stilista ora ha una linea prêt-à-porter, una collezione di alta moda e anche linee di intimo e accessori. I marchi della moda italiana pos- sono cambiare, ma lo stile e la qualità restano sempre amati. Eleganza, qualità e creatività: queste sono le caratteristiche della moda Italiana La casa dell'alta moda Italiana è Roma, con Milano per il pret à porter e Firenze per la moda uomo LIFESTYLE MODA SOCIETÀ ARTE BENESSERE
