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www.italoamericano.org 17 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 9 AGOSTO 2018 A cqua: il luogo in cui si incontrano il mondo visibile e invisibile, l'origine della vita, la più forte protezione contro i nemici, la più melodiosa delle voci per amanti e poeti. A Roma, acqua significa Tevere e proprio lì, al centro del fiume della Capitale, c'è una piccola striscia di terra, incastonata tra Trastevere e il quartiere ebraico: l'Isola Tiberi- na. Collegata al resto della città da due ponti, oggi è sede di uno dei più grandi ospedali di Roma, il Fatebenefratelli. E la sua pre- senza non è affatto casuale, come ben presto ci mostrerà il nostro breve viaggio nella storia e nei misteri dell'isola. I Romani la chiamavano terra intra duos pontes, tra due ponti, poiché era collegata alla terrafer- ma, avete indovinato, da due ponti di legno, il Cestio e il Fabricio. Il primo fu costruito nel 46 a.C. da Lucio Cestio e, a causa delle acque turbolente del Tevere, dovette essere ricostruito più volte nel corso dei secoli, ricevendo anche nomi diversi, da ponte di San Bartolomeo a Ponte Ferrato. Il Ponte Fabricio fu in seguito conosciuto come Ponte dei Giudei, perché collegava l'I- sola Tiberina al Ghetto ebraico di Roma. Uno dei tanti misteri dell'isola è, infatti, legato ad esso. La leggenda vuole che le doppie erme visibili sul ponte non siano altro che le quattro teste degli architetti a cui Sisto V affidò il restauro di una serie di edifici sull'isola: deluso dal loro lavoro, il focoso papa, pare, li fece decapitare. Tuttavia, le erme sul ponte non sono quattro ma otto e sembra che la racca- pricciante storia sia scaturita dalla violenta repressione crimi- nale in tutta la città voluta da Sisto. Le origini stesse dell'isola sono circondate da un'aura misti- ca. Secondo alcuni, risale a quando i Romani, liberati dalla tirannia dei Tarquini, gettarono tutto il loro grano nel fiume; ce n'era così tanto che, con il tempo e l'ulteriore accumulo di detriti, si formò una piccola isola. Era il 509 a.C. Altri dicono che l'isola era una nave e questo è il motivo per cui oggi ha quella forma: i Romani, che certamente amava- no giocare con la creduloneria della gente, hanno reso la somi- glianza ancora più sorprendente aggiungendo una pietra avanti e una dietro ai suoi due estremi, e un obelisco al centro, che ricorda l'albero maestro di una nave. A qualcosa di effettivamente reale - il fatto che l'isola si trovi in una delle aree dove attraversa- re il Tevere è più facile, e che il primo porto della Città Eterna sia sorto lì attorno proprio per questo motivo - è legata un'altra leggenda ancora: quella secondo cui l'Isola Tiberina sia stata la prima striscia di terra su cui Enea mise piede quando finalmente raggiunse il Lazio. Ma si deve al glorioso storico romano Livio la migliore narra- zione. Secondo i suoi scritti, nel- l'anno 229 a.C. Roma fu colpita da una pestilenza malefica contro la quale nulla si poteva fare. Per questo motivo, un gruppo di medici romani salpò per Epidau- ro, la città sacra di Esculapio, dio della medicina: lì, speravano di trovare una cura e riportarla a casa per salvare la loro gente. Dai sacerdoti di Esculapio, otten- nero un serpente sacro che, alla fine del viaggio, saltò nelle acque del Tevere e cercò rifugio sull'I- sola Tiberina. Un tempio dedicato ad Escu- lapio fu poi costruito sull'isola per garantire salute alla città e ai suoi abitanti. In esso, i sacri ser- penti venivano nutriti dai sacer- doti e tenuti in una fossa: oggi, proprio in quella collocazione, si trova la chiesa di San Bartolo- meo, dove è ancora visibile il pozzo creato su una sorgente tau- maturgica, fondamentale per il culto dell'antico tempio pagano. La leggenda continua raccontan- doci delle guarigioni miracolose che avevano luogo nel tempio, che presto divenne un luogo per i malati e i disperati in cerca di speranza e buona salute: le acque prescelte da quel primo serpente sacro avevano davvero virtù rigeneranti. Tra le altre pratiche, dovremmo menzionare quella dell'incubatio, secondo cui i malati venivano tenuti a digiuno e all'aperto per un paio di giorni per purificarsi, quindi racconta- vano i loro sogni e pensieri ai sacerdoti di Esculapio, che pote- vano diagnosticare la malattia e dare una cura: dice di come, già a Roma, le persone potessero ritrovare la salute manifestando i propri problemi a medici esperti. Durante il Medioevo, proba- bilmente a causa della crescente urbanizzazione della città, una volta che le acque taumaturgiche divennero inquinate, il pozzo dovette essere chiuso. Ma la reputazione dell'Isola Tiberina come luogo per guarire e riac- quistare la salute si era consoli- data nel tempo e tale sarebbe rimasta, come testimonia ancora oggi la presenza del già citato ospedale Fatebenefratelli. In effetti, l'iniziale luogo salutare, l'origine dell'ospedale, fu costruito qui in epoca medievale ed era gestita dai frati dell'ordine di San Giovanni di Dio: si dice che il nome stesso dell'odierno ospedale, che si traduce in "fate del bene, oh fratelli", venga dalle continue esortazioni dei frati al loro gregge ad agire seguendo la regola di Dio. I frati di San Gio- vanni di Dio trasformarono l'ex xenodochio (casa di guarigione) in un'istituzione molto migliore, dove le persone potevano davve- ro recuperare la loro salute. Furono anche fondamentali per il mantenimento dell'architettura e delle tradizioni dell'isola: furo- no loro a volere e a supervisio- nare il restauro di un'altra chiesa, dedicata all'eremita San Giovan- ni Calibita. Come se servisse, questa chiesa aggiunge altri rac- conti leggendari ai molti che abbiamo già appreso. Il fuoco nella lampada della Madonna della Lampada, sulla facciata della chiesa, rimase miracolosa- mente acceso dopo essere stato sommerso dal Tevere durante un'alluvione. E fu proprio l'im- magine della Vergine a piangere, a quanto pare, quando Napoleo- ne entrò a Roma nel 1798. Un così piccolo pezzo di terra, tante leggende e tanta sto- ria che si mescolano in essa: oggi l'Isola Tiberina, con la sua forma simile a una nave e i suoi due ponti, rimane un luogo di guarigione, che sorge dalle acque dell'amato fiume di Roma, che racconta storie di ser- penti, miracoli e frati che attra- versano la storia millenaria della Città Eterna. L'Isola Tiberina è un piccolo lembo di terra, ricco di storia e di tradizioni, simbolo di Roma e delle sue leggende La leggendaria storia dell'Isola Tiberina, terrazza romana sul fiume Tevere GRAND TOUR VIAGGI ITINERARI TERRITORIO
