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www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE 2018 La leggenda dell'opera Giacomo Puccini: le macchine eleganti gli piacevano da matti LA VITA ITALIANA TRADIZIONI STORIA CULTURA G iacomo Puccini, lo straordinario com- pos itore di La Bohème, Turandot, Madama Butterfly e altri capolavori dell'opera, era conosciuto come grande don- naiolo. Ma è un fatto poco noto che lui avesse anche una pas- sione, bruciante, incontrollabile per le auto. La sua passione per le auto veloci diventerà sempre più evi- dente nel corso degli anni, sec- ondo Ettore Radice, storico che ha studiato la mania automo- bilistica di Puccini. Il geniale compos itore (1858-1924) s i emozionava al s uo no di un motore potente, per l'unità e l'u- nicità dell'ingegneria e della car- rozzeria di un'automobile, la sua pura bellezza. Puccini acquistò la sua prima auto, una De Dion Bouton 5 CV, alla Fiera Mondiale di Milano del 1901 e gli costò una fortuna: 3.800 lire. Era un modello di auto piccolo, leggero e il più venduto in Francia nel 1901. Sei anni dopo, il costruttore Count De Dion lo considerò il modello ideale per le condizioni estenu- anti del raid Pechino-Parigi del 1907. Puccini amava davvero le automobili. Riconosceva una macchina ben progettata nell'is- tante in cui la toccava e possede- va una flotta di oltre 20 veicoli a benzina. Nel 1902, L'Auto, la rivista interna dell'Automobile Club italiano, dedicò la copertina del suo numero di febbraio al Mae- stro, ritratto tutto eccitato al volante della sua automobile, come parte di uno speciale intito- lato Automobilismo e Arte. Ma qual è stata la genesi della sua passione per le auto? Mentre è ampiamente noto che il Mae- stro avesse scelto di vivere nel borgo lacustre di Torre del Lago in Toscana, non è noto che sia rimasto a Monza tra il 1886 e il 1887, in un appartamento in cen- tro al numero 18 di Corso Milano sopra la stazione fer- roviaria. Il suo unico figlio Antonio nacque nella deliziosa città medievale, a 10 miglia a nord di Milano. Lì, a Monza, Puccini compose la sua seconda opera, Edgar. A Monza, trovò ispirazione per nutrire la sua passione in quanto la città era - ed è tuttora – un polo d'attrazione per gli appassionati di meccanica grazie al Gran Premio d'Italia. Nel 1905 comprò una Sizaire et Naudin rifinita in bianco. Nulla gli dava più soddisfazione che avere una giornata intera per fare un giro veloce con la splen- dida macchina nel verde della Brianza, dove lasciava la sua automobile per lunghe passeg- giate nel parco reale di Monza, un giretto al calore del sole della Lombardia. Anni dopo, espresse il deside- rio di tornare a Monza per parte- cipare alla storica corsa su pista. Ma la sua scarsa salute, mentre lavorava al suo ultimo capola- voro, gli impedì di tornare. La sua seconda macchina fu una bellissima Clement Bayard rifinita in verde. Il 25 febbraio 1903, mentre guidava la macchi- na, scampò miracolosamente alla morte per un incidente stradale. Sentì la macchina andare improvvisamente fuori controllo su una strada a cinque miglia da Lucca, a Vignola. Fortunata- mente, si procurò solo una grave ferita alla gamba che lo immobi- lizzò per 10 mesi. Nel 1906 ottenne il Permis de Libre Circulation Internationale, la patente di guida internazionale rilasciata dal Touring Club Ital- iano con sede a Milano, in via Montenapoleone. Una foto del 1911 ritrae il Maestro a Torre del Lago al volante di una Fiat Tipo 1 in compagnia del poeta Gabriele D'Annunzio, noto tecnofilo. Quell'immagine riassume l'era futurista proclamata da Filippo Tommaso Marinetti, autore del Manifesto del Futurismo (1909), un movimento artistico e sociale che mirava a catturare il dinamismo, la velocità e l'ener- gia del mondo moderno. Da appassionato di guida, Puccini si divertiva a dare gas e fu sorpreso dal costo delle multe quando più volte ne fu cronome- trata la velocità alla guida sul- l'Aurelia, prendendo la strada del mare dal suo affascinante rifugio a Torre del Lago per Viareggio. Il tribunale di Livorno conserva ancora le registrazioni delle sue violazioni alla guida. Nel 1909 non poté fare a meno di acquistare un veicolo prodotto da Isotta Franchini, costruttore milanese di auto di lusso. Puccini amava le mac- chine di famiglia di classe per i viaggi di vacanza, ma non erano adatte quando andava a caccia. Così incaricò Vincenzo Lancia di creare il primo SUV italiano, una veloce auto sportiva in grado di muoversi anche fuoristrada. Nell'estate del 1922, iniziò un giro di 2.000 miglia in tutta Europa a bordo del suo Lancia Trikappa torpedo, che poteva raggiungere una velocità di 130 km all'ora. Nel 1924 fece recapitare il suo giocattolo preferito, una Lancia Lambda, alla sua porta. Il cabriolet fu il primo a montare un corpo portante e una sospen- sione anteriore indipendente. "La mia Lambda è perfetta. È l'auto migliore per me", ha scritto il 18 maggio. "Serve ai miei bisogni. La sua efficienza mi fa spendere meno soldi in carburante". Pucci- ni era un vero esperto: la Lancia Lambda si rivelò un successo commerciale. Pochi mesi prima della sua morte, stava lavorando al suo più grande capolavoro, ma era ancora innamorato del suo giocattolo. "Turandot è quasi finita. Manca solo il duetto del terzo atto. Ora sto aspettando che i poeti mi mandino i versi ... For- tunatamente ho la mia Lambda", osservava. Fece un ultimo viaggio in macchina, uno breve alla stazione ferroviaria di Pisa, il 4 novembre 1924. Era diretto a Bruxelles, un imprevedibile viaggio di sola andata perché lì morì, con l'ultimo atto di Turan- dot incompleto, per emorragia come conseguenza della drastica e sperimentale chirurgia alla gola. Giacomo Puccini al volante della sua automobile, alla sua sinistra davanti Gabriele D'Annunzio e dietro Marco Praga, inizio '900 Archivio Storico Ricordi © Ricordi & C. S.r.l. Milano www.archivioricordi.com Giacomo Puccini sulla sua automobile modello De Dion Bouton, accanto l'autista Guido Barsuglia, fotografia di Manolo Ricordi, 1902Archivio Storico Ricordi © Ricordi & C. S.r.l. Milano www.archivioricordi.com
