L'Italo-Americano

italoamericano-digital-3-7-2019

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GIOVEDÌ 7 MARZO 2019 www.italoamericano.org 9 L'Italo-Americano IN ITALIANO | I n migliaia lungo i corridoi. I soldati mescolati con i monaci, i medici con gli avvocati e anche i bambini sono qui, vestiti con il miglior abito della domenica. Ma le camere sono stranamente silen- ziose. Mortalmente tranquille. Perché queste sono le mummie di Palermo, morte da secoli eppure lì a resistere all'inevitabile deca- denza della morte. Ma di chi sono queste mummie, chi le ha fatte e perché? Casa di questi insoliti residen- ti è una piazzetta semplice e tran- quilla a ovest del centro di Paler- mo. È stata sede di una cappella o una chiesa fin dal 1071, quando gli invasori normanni vi costru- irono una cappella votiva dedica- ta a Santa Maria della Pace. Più tardi, intorno al 1533, i Frati Cappuccini arrivarono a Messina dalla Calabria, portando con sé la primitiva vita di solitu- dine e penitenza originariamente praticata da San Francesco d'As- sisi, fonte d'ispirazione per il loro ordine. I Frati Minori Cappuccini si spostarono lentamente verso nord, arrivando a Palermo nel- l'estate del 1534, dove il Senato concesse loro un terreno intorno a Santa Maria della Pace e la licenza di costruire un monas- tero. Nel giro di trent'anni i fratelli eressero una chiesa par- rocchiale, ristrutturando e ampliando la vecchia cappella piuttosto che costruendone una da zero. La chiesa fu restaurata nel 1618 e di nuovo nel 1934 e ha mantenuto nel tempo tracce delle sue origini architettoniche arabo-normanne. Accanto alla chiesa, sei gradi- ni poco profondi conducono alle doppie porte del monastero, costruito dai Frati. Si insediarono rapidamente nella comunità locale e per più di sessant'anni dopo il loro arrivo, i fratelli sep- pellirono i loro morti in una tomba comune sotto l'altare della loro chiesa. Quarantacinque frati vi trovarono il loro luogo di riposo, tutti avvolti semplice- mente in lenzuola. Ma nel 1599 la camera fu piena e ci fu bisog- no di una nuova soluzione. E così i fratelli decisero di scavare un po' più a fondo. Scavarono sotto il chiostro del monastero e anche sotto la vicina chiesa, scavando una serie di cor- ridoi a volta, cavità e nicchie in pietra calcarea fino a formare una cripta. Doveva servire il monas- tero con uno spazio per tutti i fratelli. E questo significava anche per quanti erano già stati sepolti sotto la chiesa. Ma quan- do andarono a riesumare i loro confratelli, i Cappuccini si mer- avigliarono di trovare 45 cadav- eri intatti, mummificati natural- mente nell'atmosfera asciutta sotto l'altare. La scoperta fu interpretata come miracolosa dai devoti pel- legrini e iniziò così la tradizione della mummificazione a Paler- mo, un processo riservato solo ai Cappuccini. Almeno all'inizio. Il primo ospite a riposare nelle catacombe fu fra Silvestro da Gubbio, vicino a Perugia. Fu seppellito nel suo abito marrone con cappuccio nel 1599. E oggi, anche se il suo volto si è un po' deteriorato, è ancora in alto nella sua nicchia, con le sue grandi mani rugose che reggono il segno sul suo corpo che indica il suo primato e la data della sua morte: 16 ottobre 1599. E' incredibile che la mummia di Silvestro sia sopravvissuta. Essere sopravvissuta per 420 anni dalla morte è stupefacente. Per lui essere il primo di oltre 1252 anime mummificate, insieme ad altri 8000 cadaveri in queste catacombe, è semplice- mente mozzafiato. E tutto questo grazie alla tecnica cappuccina di conservazione dei corpi e al clima mite della cripta. Come hanno fatto? Oggi molte società, per ral- lentare il decadimento dei corpi prima della sepoltura, usano liq- uido per imbalsamare. I fratelli Cappuccini di Palermo hanno seguito un'altra strada, preferen- do essiccare i loro defunti, bloc- cando così la crescita dei batteri (che richiedono liquido per vivere) e, di conseguenza, anche la decomposizione del corpo. In primo luogo, essi disponevano i corpi non vestiti in una camera ben ventilata, o cola- toio. Gli organi interni venivano poi rimossi e sostituiti da paglia e foglie di alloro per favorire la disidratazione, per preservare la forma del corpo e, cosa forse più importante, per contrastare il caratteristico odore di morte. Il corpo veniva poi posizionato in piano su griglie di terracotta forate, in modo che il liquido potesse defluire via. E infine il colatoio asciutto e a bassa umid- ità veniva chiuso al mondo e las- ciato a fare il suo lavoro. Il processo richiedeva da otto mesi a un anno, a seconda delle dimensioni e dell'età del corpo. Infine, una volta completamente essiccato, ogni cadavere veniva delicatamente e devotamente lavato con aceto prima di essere vestito con l'abito cappuccino. I frati avrebbero poi trovato il loro luogo di riposo nella cripta, quasi intatto e riconoscibile, destinato a stare lì per l'eternità. All'inizio solo i monaci veni- vano sepolti in questo modo lungo le pareti dei corridoi in pietra calcarea, gli occhi cavi e fissi, le bocche aperte e la pelle conservata tesa sui loro vecchi zigomi. Alcuni erano appesi a ganci per il collo e i piedi. Alcuni erano in posa, con le teste chine in una preghiera perpetua. E altri erano sistemati in nicchie, come se stessero dormendo. Nel corso del tempo la sepoltura, o meglio la conser- vazione, nelle catacombe guadag- nò un certo prestigio e altre per- sone richiesero l'ingresso in questo mondo sotterraneo strana- mente inquietante. I luminari locali lasciarono testamento chiedendo di essere vestiti con i loro abiti migliori. Altri pagavano per cambiare regolarmente i loro abiti: a quanto pare era impor- tante essere alla moda anche da morti. Ma il privilegio non era senza costi. I parenti si recavano in visita per pregare pe i loro cari e per mantenere o risanare i corpi. Erano anche tenuti a fare don- azioni regolari per la manuten- zione della cripta. E finché i con- tributi arrivavano, la mummia rimaneva al suo posto. Ma se le offerte diminuivano, il cadavere veniva messo da parte fino alla ripresa dei finanziamenti. Ognuno aveva il suo posto anche nella morte. Così tutti i monaci, i sacerdoti e i religiosi affiliati al monastero venivano alloggiati in una stanza mentre le donne, le vergini e i bambini erano separati in un'altra. Medici, avvocati e dignitari occupavano una terza stanza riconoscibile dagli abiti della loro professione. Poi decine di bambini allineati in una sala, distesi in piccole nic- chie, vestiti con i loro abiti da battesimo o festa come bambole. Nonostante la morte, la classe, il sesso e l'occupazione hanno con- tinuato a dividere la comunità sotterranea proprio come nella vita. Quasi 300 anni dopo lo scavo, nel 1871, fu seppellito nella crip- ta cappuccina l'ultimo monaco, fra Riccardo, con le ultime sepol- ture laiche degli anni Venti. Tutte le mummie, i cadaveri e le bare rimangono accessibili alle loro famiglie e ogni anno i dis- cendenti tornano ad unire, let- teralmente, le mani in preghiera con il defunto. Per alcuni potrebbe sembrare macabro e ricordare un film horror holly- woodiano. Ma per altri è una tradizione solenne in una terra con affascinanti interpretazioni sul significato della vita e della morte. Lungi dall'essere tabù e tenuta nascosta, la morte qui è sempre stata parte della vita. Basta non cercare di fare un self- ie con il prozio: le foto sono assolutamente disapprovate. Non è forse strana anche la vita? Una volta mummificati naturalmente, i corpi venivano lavati con aceto, vestiti e posizionati lungo le pareti delle catacombe, spesso anche verticalmente © Anton Kudelin | Dreamstime.com NEWS & FEATURES PERSONAGGI OPINIONI ATTUALITÀ Come la città che le sovrasta, anche le catacombe e i loro abitanti sono divisi in gruppi, in base alla professione o allo status sociale Incontro con le mummie dei Cappuccini di Palermo

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