L'Italo-Americano

italoamericano-digital-5-2-2019

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www.italoamericano.org 9 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 2 MAGGIO 2019 G iustizia tardiva. Era il 14 marzo 1891: 11 persone vennero accusate di aver ucciso il capo della polizia. Furono assolte. Finì con un pogrom. Le vittime erano i figli dei braccianti deportati in Louisiana per sostituire gli schiavi nelle piantagioni. La sindaca di New Orleans, LaToya Cantrell, democratica, in una cerimonia privata e fino all'ultimo tenuta molto segreta, nella sede dell'American Italian Cultural Center, ha emanato una "Dichiarazione" con le scuse uffi- ciali della città per il linciaggio di undici italiani avvenuto il l4 marzo 1891, ovvero 128 anni fa. Era presente il Console generale d'Italia a Houston, Federico Ciattaglia, che ha portato un mes- saggio dell'ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti, Armando Var- ricchio: "Ringrazio l'Order Sons and Daughter of Italy, antica asso- ciazione di italoamericani, per l'impegno profuso e ricordo che la comunità italoamericana ha contribuito a plasmare la storia di New Orleans, della Louisiana e di tutti gli USA e al progresso di questo grande Paese". Si é poi parlato della "ferita aperta da 128 anni". E che ferita! Il linciaggio di New Orleans è entrato nei libri di storia come il primo grande pogrom avvenuto nel Nuovo Mondo, e con modalità molto moderne. Era successo che, a seguito dell'uccisione del capo della polizia David Hennessy, i potenti della città aveva organiz- zato una retata contro la comunità italiana, immediatamente accusa- ta. Razzie di case, negozi, barche, spedizioni punitive, pestaggi. Undici uomini vennero arrestati, tra cui Joseph Macheca e Charles Matranga, tra i più ricchi di New Orleans; ma il processo finì con la loro assoluzione. Gli italiani fes- teggiarono con fuochi artificiali e innalzando ritratti di re Umberto. È il suo compleanno, dissero, ma non era vero. Ma avevano cantato vittoria troppo presto. Sul giornale il giorno dopo, in prima pagina, comparve un invito "a tutti i buoni cittadini" a ritrovarsi la mattina dopo, in cen- tro, per "rimediare al fallimento della giustizia. Venite preparati all'azione". Seguivano i nomi di 61 politici e industriali e quello del sindaco. Si radunò una folla di ventimila persone, che intona- vano il grido "who killa da Chief» scimmiottando l'accento degli italiani. Si mosse un corteo alla cui testa si misero cento uomini armati di fucili a ripe- tizione Winchester, che sfon- darono la porta del carcere, trovarono gli undici (trattenuti per "formalità burocratiche") e li uccisero. I cadaveri vennero por- tati fuori, impiccati ai lampioni ed esposti al ludibrio. Il console italiano Pasquale Corte che aveva tentato, da solo, di fermare il massacro, venne espulso dalla città. Vasta eco in tutti gli Stati Uniti, tutti a lodare New Orleans per aver fatto la cosa giusta. Teddy Roosevelt, futuro presidente, disse: "Era tempo che a quella razza venisse data una lezione". Nelle settimane successive, a New Orleans, si dif- fuse la psicosi, con voci che annunciavano l'arrivo della flotta italiana nel golfo del Messico, di una milizia di mille "mafiosi" pronta a marciare sulla città e la proposta di formare una milizia opposta per dare l'assedio al Vati- cano. L'Italia ritirò l'ambasciatore a Washington e, in Parlamento, l'opposizione socialista attaccò il governo e la monarchia che non avevano difeso i loro sudditi emi- grati. Ma perché erano finiti lì, quei poveri Italiani? La storia è feroce e fascinosa e ha inizio con la guer- ra civile americana e l'unifi- cazione italiana. La prima aveva liberato gli schiavi che ora non volevano più lavorare come schi- avi nelle piantagioni di zucchero e di cotone, il lavoro più mas- sacrante del mondo di allora. L'associazione dei proprietari ter- rieri della Louisiana cercava nuove braccia e le trovò, con for- male accordo con il Regno d'I- talia, in una Sicilia poverissima, schiantata dalle tasse e dall'eserci- to sabaudo. Partirono in 30mila, reclutati in decine di paesi e ben presto si accorsero che non gli avrebbero dato la terra, come promesso, ma che erano i "nuovi schiavi." Scapparono dalle piantagioni. New Orleans, "Novorlenza" per i nostri, diventò una "little Paler- mo" e i siciliani si fecero strada contro i loro antagonisti principali, gli irlandesi. Erano abili nella pesca, nel commercio, aprirono botteghe, formarono — scan- dalosamente insieme ai neri — dei potenti sindacati di scaricatori di porto, le prime flottiglie che andavano a prendere le banane in Honduras; introdussero anche su larga scala il gioco d'azzardo, in una città dalla corruzione altissi- ma. I siciliani erano, insomma, una classe sociale in ascesa. Il pregiudizio contro di loro era molto forte: detti "dagoes", con- siderati ufficialmente una razza criminale, mezzi bianchi e mezzi negri, "frutto dell'invasione di Annibale e del disfacimento del- l'impero romano", e natural- mente, "mafiosi". (Il termine fu, effettivamente, coniato a New Orleans, prima che a Palermo). Ma si deve anche ammettere che gli americani, furono aiutati pro- prio dalla scienza ufficiale del Regno d'Italia, che aveva sancito la loro inferiorità razziale e la "predisposizione al crimine" (Cesare Lombroso e la sua scuo- la). E questa ambiguità violenta tra Italia e USA sulla "natura dei siciliani" produsse i peggiori frut- ti: si calcola ora che ci furono nel decennio successivo a New Orleans almeno altri cinquanta linciaggi di siciliani, accusati di "mafia", stupri, agitazione sociale, estorsioni. Secondi in classifica dopo i cinquemila neri. L'affare del capo della polizia si chiuse dopo parecchi anni: una compensazione di 25mila dollari stabilita dal Congresso per le famiglie degli uccisi. I siciliani di New Orleans, lentamente, si ripresero la scena. Negli anni '30, Lucky Luciano strinse un patto con il governatore della Louisiana Huey Long per dividersi il bottino delle slot machine, e sindaco della città per dieci anni fu addirittura un siciliano, Robert Maestri. I siciliani, insomma, si "sbiancar- ono". Ma ci sono voluti 128 anni per avere le scuse ufficiali di una sindaca, Latoya Cantrell, afroamericana. Una piccola, grande notizia, nel clima incerto di ridefinizioni razziali e culturali che vivono oggi gli Stati Uniti. Avete visto Green Book, il film che ha vinto l'Oscar? E' la storia, anni '50, di un guardas- palle italoamericano che accom- pagna un genio musicale nero in un viaggio pericoloso nel profon- do Sud segregato. Una notte, pro- prio in Louisiana, vengono fer- mati da un poliziotto razzista, che chiede all'autista, lo straordinario Viggo Mortensen, "e tu da dove vieni?". "Italiano". "Ah, una specie di negro...". Viggo lo stende con un cazzotto. Nella scena finale, a New York, il musicista nero viene accolto alla cena di Natale dalla famiglia di Viggo, tra polpette e spaghetti. Insomma, ci siamo capiti. Veniamo tutti e due da Roma e dall'Africa. Una buona alleanza, no? Enrico Deaglio ha scritto Storia Vera e Terribile tra Sicil- ia e America (Sellerio), in cui ricostruisce un episodio analogo a quello raccontato qui: il linci- aggio di cinque contadini Sicil- iani a Tallulah, 300 km a nord di New Orleans, nel 1899. Linciaggio di New Orleans nella copertina del "Secolo Illustrato" HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA RADICI New Orleans chiede scusa agli Italiani linciati

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