L'Italo-Americano

italoamericano-digital-12-12-2019

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NEWS & FEATURES PERSONAGGI OPINIONI ATTUALITÀ GIOVEDÌ 12 DICEMBRE 2019 www.italoamericano.org 3 L'Italo-Americano IN ITALIANO | È l a m a t t i n a d e l 2 3 d i c e m b r e , L u c a C u p i e l l o e s u a moglie Concetta si svegliano con l'im- m a n c a b i l e c a f f è n a p o l e t a n o . Luca è un fervente amante delle tradizioni natalizie e non vede l'ora di dedicarsi alla composi- zione del suo presepe, nonostan- te le critiche della moglie e del figlio Nennillo, che lo ritengono anacronistico. Il sipario della tragicommedia forse più nota di Eduardo De Filippo, uno dei più importanti artisti italiani del Novecento, portata in teatro per la prima volta il 25 dicembre 1931 a Napoli, si apre proprio sull'usanza italiana di mettere in scena la Natività di Gesù. "Il presepe che è una cosa reli- giosa, una cosa commovente!" esclama il capofamiglia, incredu- lo e sorpreso, nel primo atto di "Natale in casa Cupiello", di fron- te al figlio indifferente al rituale della sacra rappresentazione. Il suo continuo domandare "Te piace 'o presepio?" anche quando si parla d'altro, trova sempre la stessa risposta: "Nun me piace!". A nessuno pare interessare quell'opera che Luca ha iniziato a preparare un mese prima della notte di Natale, perché sia pronto quando la famiglia si riunirà per la festa. Ma Eduardo, già negli anni Trenta, intendeva portare in scena una società che stava pro- gressivamente perdendo i suoi punti di riferimento, familiari, culturali, religiosi. Nell'opera tea- trale, l'allestimento del presepe diventa qualcosa di inutile, un cli- ché, la fissazione di un povero vecchio vista con un misto di compassione e intolleranza. Ma il presepe, il suo rito, è ben lontano dall'essere superato. Se la nascita del presepe è attribuita a San Francesco d'Assisi, che nel 1223 lo realizzò per la prima volta a Greccio per- ché intendeva rievocare la scena della Natività in un borgo dell'Appennino che trovava tanto simile alla città di Betlemme che aveva visitato da poco, la rappre- sentazione è una tematica che ha attraversato molta parte della sto- ria dell'arte italiana. Dall'Adorazione dei Magi di Botticelli (Firenze, Galleria degli Uffizi) alla Natività giottesca della Cappella degli Scrovegni a Padova, dalla Natività di Piero della Francesca oggi alla National Gallery di Londra a quella del Correggio esposta alla Pinacoteca milanese di Brera, tanti artisti hanno ripreso un tema che per la prima volta compare in epoca paleocristiana. La più antica rap- presentazione della nascita di Cristo, ma anche l'adorazione dei Magi, si trova a Roma e risale al III secolo. E' conservata nelle Catacombe di Priscilla, lungo la via Salaria: 13 chilometri di gal- lerie sotterranee svelano un'enor- me quantità di reperti preziosis- simi. L'iconografia del presepio però, non fa solo parte della storia dell'arte e della chiesa, né è sem- plice folklore messo in scena per i turisti: è invece vissuto secolare degli italiani, è parte integrante della loro storia e della loro iden- tità. L'albero di Natale con le sue luci e decorazioni, il villaggio di Santa Claus, Babbo Natale e i suoi elfi, San Nicola e i suoi doni, sono arrivati molto, molto, tempo dopo. Sono stati accolti, inclusi, resi partecipi e protagonisti delle festività di fine anno ma tutto è cominciato e per secoli è ruotato attorno al presepe. Prima sempli- ce poi sempre più artistico. Prima allestito nelle chiese poi nelle case nobiliari e poi nelle singole abitazioni, dove è diventato una tradizione familiare. Riappropriarsi del più autenti- co spirito natalizio passa obbliga- toriamente da un recupero delle tradizioni e delle simbologie, di cui il presepe è una delle massime espressioni. La Natività evoca valori socialmente positivi: l'amo- re familiare, la misericordia, il sacrificio, l'umiltà, la carità. Come raccontava Tommaso da Celano, cronista della vita di San Francesco, per fare il presepe "si dispone la greppia, si porta il fieno, sono menati il bue e l'asino. Si onora ivi la semplicità, si esalta la povertà, si loda l'umiltà". Capirne il senso, percepire il valore di questa tradizione anti- chissima, consente di cogliere un pezzo dell'identità culturale ita- liana. Al di là della religione, nel presepe c'è un pezzo di identità locale, di territorio, di storia e cul- tura regionale. Basti pensare al presepe romano che colloca la capanna fra le rovine dell'epoca imperiale o a quello abruzzese che lo realizza usando le tipiche sculture lignee, senza ovviamente dimenticare quello napoletano che lo arricchisce di ogni genere di personaggio, della gente che si incontra per strada, delle scene di vita quotidiana: l'oste, la zingara, il pescatore non possono mancare come il bue o l'asinello. E cia- scuno ha un significato preciso: come il vinaio che rappresenta l'elemento sacro (simbolo dell'Eucarestia, rievoca il pane che Gesù intinge nel vino a rap- presentare il suo corpo e il suo sangue) o Benino, il pastore dor- miente che sogna il presepe e simboleggia l'attesa del Natale, il cammino di ogni uomo verso questo evento miracoloso e unico. Ma ciascuna delle 72 figu- re più caratteristiche del presepe napoletano racconta una rifles- sione sulla vita, la morte, la spi- ritualità, il messaggio religioso o il ciclo delle stagioni, come fanno i venditori di cibo che rappresen- Nel rito del presepe, un pezzo della cultura italiana tano allegoricamente i dodici mesi dell'anno. Hanno un signi- ficato tutt'altro che casuale anche gli oggetti: dal ponte che indica il passaggio, al fiume che rappre- senta il tempo, al paesaggio che presenta almeno tre discese per dare l'impressione di un viaggio che ha una meta precisa. E questo cosa significa? Che ogni comunità ambienta il prese- pe nei suoi luoghi, lo traduce in una espressione del suo artigia- nato, vi condensa un pezzo della sua cultura. In questo senso il pre- sepe è un rito che va conservato, conosciuto e possibilmente valo- rizzato perché parla e racconta di noi.

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