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17 GIOVEDÌ 6 AGOSTO 2020 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | Dio e Mastro Titta Pasquino perde la testa SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI S ituata a nord di Piazza Bocca della Verità, dove fino al 1868 si teneva- no le esecuzioni pubbliche, la Chiesa di San Giovanni Decollato è sede della Confraternita della Misericordia, un'associa- zione di volontariato fondata nel 1488 a favore dei condan- n a t i a m o r t e . I m e m b r i amministravano l'estrema unzione, accompagnavano i prigionieri al patibolo e sep- pellivano i loro corpi. Ogni volta che quei personaggi vestiti e incappucciati mi pas- savano davanti, rabbrividivo. Si comportavano come ange- li, ma sembravano dei demo- ni. Ora dedicati alla riforma p e n a l e , i m e m b r i d e l l a Confraternita non indossano più il nero penitenziale. Il codice stradale notturno di Roma vieta l'abbigliamento scuro per i pedoni. Ma l'em- blema della Confraternita rimane scolpito in un tondo s o p r a i l c o r n i c i o n e d e l l a porta della chiesa: una testa mozzata su un piatto d'argen- to. Per la sua ricchezza e la s u a i n f l u e n z a , l a Confraternita aveva il diritto, il 29 agosto, festa del marti- rio di Giovanni Battista, di liberare un condannato a morte. Ma un solo prigionie- r o e s o l o i n q u e l g i o r n o . Un'ulteriore clemenza avreb- be interferito con i doveri di Mastro Titta, il boia o car- nefice dello Stato Pontificio. Lo conoscevo bene. I l s u o v e r o n o m e e r a G i o v a n n i B a t t i s t a Bugatti. Mastro Titta era il suo soprannome, una corru- zione romanesca del suo tito- l o u f f i c i a l e : M a e s t r o d i Giustizia. Tra il 1796 e il 1864 mandò al patibolo 514 prigio- nieri e ne registrò la morte in un meticoloso taccuino. Ma non c'era nulla di sinistro, ve lo assicuro, in quest'uomo dalla faccia da rana con l'an- datura dolce e il sorriso cor- d i a l e . A v r e b b e p r e f e r i t o s o s t e n e r e l a s u a a d o r a t a moglie costruendo, dipingen- do e riparando ombrelli per i negozi di curiosità intorno a San Pietro. La coppia non aveva figli, ma la loro situa- zione di ristrettezze costrin- geva Giovanni Battista a fare un secondo lavoro: il boia. Bugatti viveva vicino al Vaticano. Per la sua sicurez- za, fu confinato nel quartiere di Borgo sulla riva occidenta- l e d e l T e v e r e . S e a v e s s e mostrato il suo volto da qual- che altra parte, credetemi, sarebbe stato fatto a pezzi, così aspettava pazientemente i suoi incarichi nella sua resi- denza obbligatoria in vicolo del Campanile, decorando parasoli con ritratti papali e scene romane fino a quando non veniva richiesto il suo servizio. Le esecuzioni avve- nivano ogni due mesi circa. Per ognuna di esse gli veniva- n o p a g a t i t r e c e n t e s i m i a testa: la metà del prezzo di un cavolo venduto a Campo de' Fiori. Ogni volta che arrivava u n a c o n v o c a z i o n e d a l Vaticano, Bugatti si toglieva i vestiti del suo umile mestiere e come un supereroe della Marvel si trasformava nel suo potente alter ego. Non porta- va una maschera, ma indos- sava un mantello scarlatto con cappuccio, lungo come un vitello. A causa della sua circonferenza, il mantello aveva una sezione elastica i n t o r n o a l v e n t r e c h e s i espandeva attorno a chi lo indossava. Dopo essersi con- f e s s a t o e a v e r r i c e v u t o l a comunione a Santa Maria in Traspontina, attraversava il ponte di Castel Sant'Angelo con grande sfarzo e cerimo- n i a . U r l a v a n o i m o n e l l i : "Mastro Titta passa ponte!" Le esecuzioni si tenevano i n P i a z z a d i P o n t e S a n t ' A n g e l o , P i a z z a d e l Popolo, o Via dei Cerchi vici- no alla Piazza della Bocca della Verità. Qualunque fosse la loro sede, gli spettacoli attiravano una folla enorme. I dragoni papali garantivano sicurezza alla frustrazione di prostitute e borseggiatori. Sigarai e pasticceri vendeva- no le loro merci. I commer- cianti vendevano cimeli. I giocatori d'azzardo scommet- tevano su quanto tempo ci sarebbe voluto perché la testa di un criminale cadesse nel cesto. I bambini cantavano: "Sega, sega, Mastro Titta!" Per gli spettatori di questa fiera di strada, la vittima (quasi sempre un uomo) era l'asso di picche e il signore della festa; ma per Mastro Titta, chirurgo del popolo, era un paziente sofferente il cui mal di testa doveva essere curato nel modo più rapido e indolore possibile. Che il cri- mine del condannato fosse omicidio, sodomia o sedizio- ne non faceva differenza. Mastro Titta offriva sempre una presa di tabacco da fiuto e una parola d'incoraggia- mento: tutto sarebbe finito presto. L'abilità di Bugatti mi ha sempre impressionato. Da giovanotto dal collo taurino p r e f e r i v a i l m a z z a t e l l o . Tirava su il grosso mazzatello per raccogliere lo slancio e poi lo faceva cadere sul cra- nio di un prigioniero: nello stesso modo in cui si uccide- va il bestiame nei recinti. Quando questo metodo si rivelò troppo faticoso, passò all'ascia e riservò torture e squartamento a crimini più efferati. Alla fine usò la ghi- gliottina. Anche se questo dispositivo era stato inventa- to dai francesi senza Dio, era c o m u n q u e e f f i c i e n t e e umano, per non dire sempli- ce. Mettere la testa del prigio- niero nella lunetta, liberare il cordone e zac! Il meccanismo era talmen- te ben progettato, che Mastro Titta esercitò il suo mestiere senza problemi fino all'età di ottantacinque anni. Un gior- no, però, le cose andarono male. Come al solito, i padri, che avevano portato i loro figli all'esecuzione come monito contro la malvagità, li pren- devano per il collo proprio quando scendeva la lama. "Pijja!", dicevano. "Prendi questo e sappi che la stessa sorte attende mille altri che sono migliori di te!" Ma quel- la volta la lezione fu affogata in un geyser di sangue che stupì anche Mastro Titta. M e n t r e m o s t r a v a l a t e s t a mozzata alla folla, il vecchio boia scivolò in una pozzan- ghera e cadde piatto sul viso. La testa cadde dalla piat- taforma e atterrò sul grembo di una ricca matrona. M a s t r o T i t t a s i r i t i r ò e ricevette una pensione men- sile di trenta scudi (circa 470 dollari). Cinque anni dopo, poco dopo la sua morte, la pena capitale fu abolita a R o m a q u a n d o i l R e g n o d ' I t a l i a a n n e s s e l o S t a t o Pontificio. Oggi il suo man- tello, l'ascia e la ghigliottina sono conservati nel Museo di C r i m i n o l o g i a d i v i a d e l Gonfalone, ma la sua leggen- da aleggia incombente nella nostra immaginazione. Ogni volta che delle teste stanno per rotolare, gli impiegati annunciano: "Mastro Titta sta per attraversare il ponte!" I bambini lo impersonano. I ristoranti usano il suo nome. Dà persino sollievo comico come personaggio del popo- lare musical Rugantino. L a s u a f a m a è d e g n a , credo, di una città che adora la Croce. Per citare un vec- c h i o p r o v e r b i o : " R o m a è santa, ma er su popolo boja". R o m a è s a n t a , m a i l s u o popolo è carnefice. Le esecuzioni avvenivano anche in Piazza del Popolo (Photo: Vladimir Sazonov/Dreamstime)