L'Italo-Americano

italoamericano-digital-3-9-2023

Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel

Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/1494610

Contents of this Issue

Navigation

Page 24 of 39

25 GIOVEDÌ 9 MARZO 2023 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | LA VITA ITALIANA TRADIZIONI STORIA CULTURA I pizzoccheri di solito si condiscono con burro, formaggio, patate e verza (Photo: Photopips/Dreamstime) I p i z z o c c h e r i sono un piatto tradiziona- le della Valtellina, una regione montuo- sa tra la Lombardia settentrionale e la Svizzera. Il piatto ha origini antichissi- me: alcuni ritengono che già i Romani li conoscessero, come vedremo. La ricetta è piuttosto sem- plice: un impasto a base di farina fresca di grano sarace- no, i pizzoccheri appunto, che viene poi tagliato a stri- sce larghe e condito con for- m a g g i o , b u r r o , p a t a t e e verza. La loro consistenza rustica li rende perfetti per trattenere ed esaltare tutti i sapori. Una particolarità di questo delizioso tipo di pasta è che non è affatto fatta con i cereali: il grano saraceno è u n a p i a n t a f i o r i t a d e l l a famiglia delle Polygonaceae, con semi simili a chicchi. È stato probabilmente intro- d o t t o i n E u r o p a n e l X I V secolo dai Turchi, anche se alcuni ritengono che fosse già utilizzato in tempi molto p r e c e d e n t i p e r p r e p a r a r e pane e altri alimenti. Infatti, alcuni pensano che la pasta di grano saraceno fosse già apprezzata dai Romani, che potrebbero aver imparato a conoscere il grano saraceno e il suo uso dai Celti. I Celti erano i più antichi abitanti delle valli alpine dell'Italia settentrionale, tra cui la Val- tellina, e furono infine con- q u i s t a t i d a i R o m a n i c h e a b b r a c c i a r o n o l ' u s o d e l grano saraceno e crearono gli originali pizzoccheri ante- litteram. T u t t a v i a , n o n a b b i a m o prove certe di questa teoria e la stragrande maggioranza degli esperti rimane dell'idea c h e i l p i a t t o s i a n a t o p i ù t a r d i , p r o b a b i l m e n t e n e l Medioevo, in Valtellina, frut- to della necessità della gente d i p r e p a r a r e u n p i a t t o saziante e nutriente con pro- dotti locali. Indipendentemente dalla loro origine, i pizzoccheri sono diventati un simbolo culinario della Valtellina e sono conosciuti e apprezzati in tutta Italia: infatti, se ne trovano sia freschi che secchi praticamente in ogni super- mercato del Belpaese! S e l a r i c e t t a o r i g i n a l e r i m a n e , f o r s e , q u e l l a p i ù a m a t a , c i s o n o a l c u n e varianti locali che vale la pena provare: per esempio, nel piccolo paese di Teglio, sempre in Valtellina, i piz- zoccheri vengono conditi con un sugo di pomodoro e aglio, mentre a Bormio, località che probabilmente conoscete se vi piace sciare, si mangia- no con il ragù. Pur non con- tando tra i loro ingredienti n é l e p a t a t e n é l a v e r z a , entrambe queste versioni rimangono "tradizionali", cosa che non si può certo d i r e d e l l e n u o v e e p i ù moderne declinazioni culi- narie dei pizzoccheri, nate dal desiderio di mostrare la loro versatilità e di soddisfa- re le richieste di un pubblico sempre più esigente. I piz- zoccheri realizzati con ingre- dienti vegetariani e vegani sono di gran moda da qual- che inverno: si pensi, ovvia- mente, al burro e ai formaggi vegani, ma anche al tofu, all'olio di cocco e a una ple- tora di verdure come pomo- dorini, zucchine e funghi. I p i z z o c c h e r i n o n s o n o troppo difficili da preparare in casa, se avete voglia di provarci: basta mescolare la farina di grano saraceno con acqua e sale, fino a ottenere u n i m p a s t o o m o g e n e o . Quindi, si stende in modo sottile e si taglia a strisce lar- ghe circa un centimetro e m e z z o e l u n g h e d u e . P e r condirle in modo tradiziona- le, si scelgono ricchi formag- gi alpini come il Bitto valtel- linese, prodotto con latte di pecora locale mescolato a latte di vacca bruna alpina. Il Bitto è molto particola- re perché viene prodotto solo in valle e deve invecchiare per un minimo di 70 giorni in locali di pietra. Oltre al formaggio, aggiungete una buona dose di burro per dare cremosità al piatto, e poi le patate cotte e la verza per arricchirne la consistenza. Il segreto è conservare un po' d i a c q u a d i c o t t u r a d e l l a pasta per creare con essa una salsa leggera ma cremo- sa. I pizzoccheri in Valtellina sono così popolari che molte fiere sono dedicate a loro durante l'anno. La Sagra dei P i z z o c c h e r i d i T e g l i o , i l paese che, tra l'altro, sostie- ne di aver inventato i pizzoc- cheri, si svolge ogni anno l'ultima settimana di luglio; a metà agosto, potreste pro- vare la Festa della Polenta e dei Pizzoccheri di Grosio, dove troverete anche altre p r e l i b a t e z z e t r a d i z i o n a l i come la bresaola, gli sciatt e tanti formaggi locali. Chia- venna, la città più importan- te della Valtellina, è sede della Sagra dei Pizzoccheri, che si svolge ogni anno a fine agosto. Infine, Traona e la sua Festa di San Giovanni, quando i pizzoccheri vengo- no cucinati nella piazza del paese e serviti a tutti. Curiosità italiane: i pizzoccheri, la pasta più strana d'Italia? L a parola di oggi è c a s p i t a ( c a h - spee-tah), un'e- s c l a m a z i o n e comune che pro- babilmente avrete sentito s p e s s o d a i v o s t r i a m i c i e parenti italiani. Vuole espri- m e r e s o r p r e s a e t a l v o l t a anche tristezza o risentimen- to. In inglese si può tradurre semplicemente con "woah" o "wow", ma anche con "good h e a v e n s " , " b o y " , " j e e z " , "gosh" e tutte le altre espres- sioni e parole che le ricorda- no! La sua etimologia è... inte- ressante. Si tratta infatti di un eufemismo letterario otto- centesco nato per sostituire u n a p a r o l a ( a n c o r a o g g i ) molto comune e piuttosto volgare per indicare i genitali m a s c h i l i , c h e n o i i t a l i a n i usiamo un po' troppo spesso come interiezione. Devo dire che i nostri antenati, dotati di talento linguistico, sono stati così bravi a modificare la parola originale che caspita non le assomiglia affatto. C a s p i t a è a b b a s t a n z a comune e si può trovare in frasi che mostrano sorpresa, sia positiva che negativa. Ad esempio, si può dire Caspita, sono felice che tu mi venga a trovare, ma anche Caspita, mi dispiace davvero tanto. A l l o s t e s s o t e m p o , p u ò comparire anche in contesti più vari, come in Caspita, hai visto che traffico? e Caspita, che gran pranzo, era tutto buonissimo! In altre parole, se cercate qualcosa di versati- le, allora caspita è la parola che fa per voi! Non stupitevi se vi imbat- tete, anche se non così comu- nemente, nel suo diminutivo, caspiterina: esiste, ma non lo si sente quasi più pronuncia- r e , i n q u a n t o è d i v e n t a t o piuttosto antiquato. Caspite- rina si trova però nei libri! Il significato è lo stesso, quindi si potrebbe leggere qualcosa come Caspiterina, che sor- presa! Caspita, ci ho messo tutto il pomeriggio a finire questo saggio. Jeez, it took me the whole afternoon to finish this essay. Caspita, conosci davvero Leonardo di Caprio? Woah, do you really know Leonardo di Caprio? Caspita che tristezza, il mio ristorante preferito ha chiuso. Boy, what a bummer. My favorite restaurant closed down. Parola del giorno: caspita, che sorpresa! (Photo: Jetsam86/Dreamstime)

Articles in this issue

Links on this page

Archives of this issue

view archives of L'Italo-Americano - italoamericano-digital-3-9-2023