L'Italo-Americano

italoamericano-digital-8-24-2023

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piano tenere il passo con le esigenze della ricerca, di assi- curare prospettive e orizzonti lunghi perché spesso giunge- re a esiti scientificamente r i l e v a n t i r i c h i e d e m o l t o t e m p o e p o c h i r i s u l t a t i a breve termine. T u t t a v i a , s a p e r e c h e aumentano le multinazionali a m e r i c a n e c h e r e c l u t a n o talenti in Italia, fa capire che bisogna solo crederci di più perché le qualità già le abbia- mo in casa. NEWS & FEATURES PERSONAGGI OPINIONI ATTUALITÀ GIOVEDÌ 24 AGOSTO 2023 www.italoamericano.org 3 L'Italo-Americano IN ITALIANO | T utte le volte che si parla di giovani scienziati italiani che si trasferisco- no negli Usa per proseguire le ricerche, l'argo- mento della discussione si sposta su quello che non va in Italia e sulle cause della "fuga dei cervelli". E' sicuramente un aspetto non trascurabile ma ha davvero senso dare confini geografici alla scienza e ai progressi tecnologici? Posto che non è facile dare u n a r i s p o s t a a s s o l u t a , l a ricerca spesso si nutre di esperienze e occasioni, di incontri e casualità. Talvolta si parte per confrontarsi con metodi nuovi di indagine ma si torna a casa poco dopo, altre volte si resta per sempre nel Paese ospite perché i suoi laboratori e istituti funziona- no con criteri organizzativi o risorse umane più congeniali ai propri esperimenti, altre volte un'altalena di viaggi, avanti e indietro con la vali- gia sempre in mano, costella- no la vita del ricercatore e rappresentano la migliore soluzione per il proseguo delle iniziative scientifiche. Come dire che gli scienzia- ti italiani che scelgono l'Ame- rica per studiare e lavorare seguono un po' le dinamiche "molto personali" di chi emi- gra: c'è chi va in Usa e non torna più, c'è chi rientra subi- to, chi fa avanti e indietro e chi dentro il gruppo degli ita- loamericani trova la dimen- sione ottimale per restare sospeso tra due mondi. Per capire chi sono oggi i ricercatori italiani negli Stati Uniti è in corso uno studio promosso anche dall'Amba- sciata italiana a Washington, dalla rete diplomatica conso- lare e dei Comites e da Issnaf. Il questionario "Speciale Usa" è nato dalla collaborazione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con l'Istituto di Ricerche sulla Popolazione e Politiche Sociali (Irpps) del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Rappresenta un approfondimento dedicato agli Stati Uniti che è parte integrante del più ampio pro- getto rivolto a tutti i ricerca- tori italiani all'estero lanciato d a I r p p s e m i n i s t e r o n e l novembre 2021. Lo scopo dell'indagine è conoscere la visione dei ricercatori italiani sulle opportunità di ricerca in Italia e sulle iniziative che il nostro Paese ha attivato per favorire la circolazione dei ricercatori. Una serie di domande ha chiesto di giudicare la pro- pria esperienza internaziona- le per lo sviluppo della scien- za, di raccontare se si è mai presa in considerazione l'idea di rientrare in Italia, cosa motiverebbe un possibile ritorno a casa e quali fattori o incentivi farebbero conside- rare l'idea di rimpatriare per svolgere attività di ricerca in Italia. In attesa del responso in c a l e n d a r i o a f i n e a n n o , è chiaro che al di là di numeri, elaborazioni statistiche e ana- lisi quantitative si vuole avere i l p o l s o d e l l a s i t u a z i o n e , intercettare le tendenze. Se i dati dell'Aire, l'anagrafe dei residenti all'estero, dimostra- no che continua l'esodo degli italiani verso il più dinamico mercato del lavoro e della ricerca americano e gli Usa rappresentano sempre una delle mete privilegiate e più ambite per chi vuole lasciare il Belpaese per fare carriera all'estero, resta da capire cosa possa efficacemente trattene- re i cervelli o convincerli a rientrare, se è altrettanto vero che un Paese che investe di più in ricerca è più forte e si prepara meglio alle sfide di un futuro che richiede tempi di trasformazione sempre più veloci. Al momento, la grande fuga all'estero dei ricercatori e s o p r a t t u t t o i l f a t t o c h e restano a lavorare fuori e si inseriscono bene nei contesti di ricerca e sviluppo a stelle e strisce, dice almeno una cosa con chiarezza. La preparazio- n e c h e q u e s t i r i c e r c a t o r i hanno è di alto livello. Tra- dotto: le università italiane funzionano bene e non serve affidarsi ai ranking reputa- zionali che periodicamente ne fanno la classifica perché la valutazione, la promozione del sistema academico italia- no, sta nei fatti ovvero nella certezza che se sempre più scienziati italiani lavorano negli Usa vuol dire che la loro formazione è più che all'altezza della sfida. Poi possiamo certamente dire che questi giovani non sono incoraggiati da un siste- ma nazionale che non è in grado di valorizzare adegua- tamente i talenti che forma per oltre due decenni, né di pagare bene la loro ricerca, di offrire posti di lavoro gra- tificanti e laboratori che sap- Frenare la fuga dei cervelli? Piuttosto occorre credere di più nella ricerca italiana giancarlo.fadin@protravelinc.com Direct: 818-783-0208

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