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29 GIOVEDÌ 12 GIUGNO 2025 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | L 'Italia è nota per la sua eleganza culinaria: il tar- t u f o d ' A l b a , i l risotto allo zaffe- rano di Milano, i deliziosi f r u t t i d i m a r e , p e r s i n o l a s e m p l i c e – m a f a m o s a – aura della pasta al pomodo- ro. Oltre ai menù raffinati e alle trattorie stellate, la cuci- na italiana nasconde un lato meravigliosamente irriveren- te, che ritroviamo in tutta la sua – permettetemi di dirlo – sfacciataggine nei nomi di alcuni piatti. Questo lato giocoso e a volte provocato- rio della cucina italiana è stato deliziosamente eviden- ziato in un articolo dell'edi- zione inglese de La Cucina Italiana, scritto da Steve DiMaggio e pubblicato nel 2023. L'articolo esplorava dieci nomi culinari notoria- mente strani e ha ispirato questo approfondimento tra le curiosità culinarie italiane dai nomi unici. Radicati nei dialetti, nel folklore o nel semplice umorismo culina- rio, questi nomi a volte sono memorabili quanto le ricette stesse: dalle parti del corpo alle metafore sacre, ecco un tour delle offerte gastrono- miche italiane dai nomi più bizzarri. Anatomia nel piatto C o m i n c i a m o c o n u n a categoria che l'Italia sembra particolarmente apprezzare: i cibi che prendono il nome da parti del corpo. Il tema più ricorrente? Gli organi riproduttivi maschili e il seno f e m m i n i l e . I n n a n z i t u t t o , d a l l e r e g i o n i c e n t r a l i d i Umbria e Abruzzo, trovia- mo i coglioni di mulo. Per fortuna, non c'è alcun mulo: s i t r a t t a d i u n s a l a m e d i maiale dalla caratteristica forma ovale, spesso con al centro un cubetto di lardo. La carne viene stagionata e, nonostante il nome rozzo, trattata con grande rispetto dalla gente del posto. Poi ci sono le palle del nonno. Un altro salame, ovviamente, ma questo ha una macinatura più grossolana e un aspetto più rustico: il nome potrebbe far sorridere, ma il sapore è tradizionale come pochi. Anche l'anatomia femmi- nile ha i suoi tributi culinari: in Sicilia, le minni di virgini ("seni di vergine") sono deli- c a t i p a s t i c c i n i r i p i e n i d i ricotta e frutta candita, guar- niti con una ciliegia. La loro forma li tradisce, ma la loro origine è sorprendentemente casta: creati nel XVIII secolo d a S u o r V i r g i n i a C a s a l e , erano destinati a onorare Sant'Agata, una martire i cui seni furono mutilati durante le torture. Varianti di questo dolce compaiono in tutto il Sud, spesso chiamate sise d e l l e m o n a c h e o z i z z e d i monaca nel dialetto locale. Infine, ma non per impor- tanza, c'è la zizzona di Batti- paglia, un'enorme palla di mozzarella di bufala il cui nome si traduce, senza mezzi termini, nel "grande seno di Battipaglia": con un peso che può raggiungere i due chilo- grammi, è una delle preferite alle feste estive e nei taglieri di formaggi degni di Insta- gram. Insulti e slang in cuci- na Non tutti i nomi strani, tuttavia, sono anatomici: a l c u n i d e r i v a n o d a s l a n g regionali o da insulti di vec- chia data, reliquie delle ten- sioni di classe italiane, criti- che religiose o umorismo sfacciato. Prendete gli strozzapreti. Questa pasta spessa, tirata a mano, proviene dall'Italia centrale e, a seconda della persona a cui si chiede, il nome si riferisce o alla forma difficile da ingoiare (soprat- tutto se si è un prete goloso), o alle donne che "strangola- vano" l'impasto mentre lo arrotolavano, esprimendo il risentimento locale verso il clero. A n a l o g a m e n t e , i l p a n e cafone, in napoletano "pane del contadino" o "pane grez- zo", porta il suo nome con orgoglio: sebbene "cafone" sia un termine dispregiativo, questa pagnotta è amata a Napoli per la sua mollica densa, la crosta croccante e l e s u e u m i l i o r i g i n i . E s e cenate a Roma e qualcuno vi offre un cazzimperio, niente panico: nonostante il prefis- so sospetto (la prima metà della parola significa, beh, esattamente quello che pen- sate), questo è semplicemen- te il dialetto locale per pinzi- monio, un piatto di verdure crude servite con olio, sale e pepe per intingere. Il nome deriva molto probabilmente da "cazza", un'antica parola che significa mestolo, ma il gioco di parole è, ovviamen- te, inevitabile. M o r t e , p e r i c o l o e dramma Nemmeno l'Italia si sot- trae ai titoli culinari dram- matici: a Bari, gli spaghetti all'assassina devono il loro nome al metodo di cottura bruciacchiato e croccante della pasta direttamente in un sugo di pomodoro piccan- t e , f i n o a q u a n d o n o n s i attacca alla padella. Il piatto è pungente, sia nella tempe- ratura che nel temperamen- to. Con lo stesso tono melo- d r a m m a t i c o , a b b i a m o l e penne all'arrabbiata, così chiamate per il sapore pic- cante del peperoncino che fa arrossire le guance e colare il naso del commensale. Cibo sacro, nomi buffi Forse l'accostamento più italiano è quello di riferimen- ti sacri a nomi decisamente irriverenti. Come si vede con i dolcetti "tette di monaca", i nomi culinari spesso sfiora- no la blasfemia o una religio- sità sfacciata. Le Uova alla m o n a c h i n a , a d e s e m p i o , sono una specialità pasquale napoletana: uova sode ripie- ne di besciamella e formag- gio, impanate e fritte. Nono- stante il nome delicato, sono ricche, sostanziose e forse troppo lussuose per la tavola delle suore di una volta! Poi ci sono gli strangolapreti, la variante trentina degli stroz- zapreti, che fanno un ulterio- re passo avanti: qui non si tratta di semplice pasta, ma di gnocchi di pane e spinaci. I l n o m e s i g n i f i c a a n c o r a "strangolatori di preti", un motivo ricorrente in tutta Italia. Semplicemente bizzar- ri Alcuni piatti resistono a una categorizzazione precisa, ma meritano di essere men- zionati per la loro assoluta stranezza linguistica. Il bran- dacujun, un piatto ligure a b a s e d i b a c c a l à e p a t a t e , sembra un'assurdità... finché non lo si analizza: nel dialet- to locale, brandare significa "scuotere", e cujun è gergale per "sciocco" o, più colorita- m e n t e , p e r " a n a t o m i a maschile". Il nome potrebbe riferirsi al movimento oscil- latorio necessario per emul- sionare il piatto o al movi- mento oscillatorio di chi lo prepara. Il sanguinaccio dolce è un'altra stranezza: un des- sert a base di cioccolato e sangue di maiale, popolare in alcune zone del sud Italia. S e b b e n e o g g i s i a m e n o c o m u n e , i l p i a t t o h a u n a lunga tradizione durante il p e r i o d o d i C a r n e v a l e e , n o n o s t a n t e l ' a l l a r m a n t e elenco di ingredienti, il sapo- re è ricco e sorprendente- m e n t e d e l i c a t o . E n o n dimentichiamo i cazzilli di patate, crocchette di patate p a l e r m i t a n e a forma di tozze dita, o, più precisamen- te, "sì….avete capito bene…", come suggerisce il nome in modo non troppo nascosto. Per quanto divertenti, non dovremmo dimenticare che dietro ognuno di questi nomi si cela un pezzo di storia cul- turale italiana. Che si tratti di prendere in giro l'autorità religiosa, di fare allusioni sessuali o semplicemente di dare a un alimento il nome della sua forma: gli italiani usano da tempo il linguaggio per giocare con i significati a tavola, dimostrando creati- vità, umorismo e una mera- vigliosa apertura all'imperfe- zione. Quindi, la prossima volta che sfoglierete un menù o farete la spesa in una salu- meria, tenete gli occhi aperti: quella pasta o quel salame dal nome strano potrebbero essere il boccone più memo- rabile del vostro viaggio! Cosa si cela in un nome? Il mondo bizzarro, volgare e sfacciato di alcune parole culinarie italiane Preparazione degli spaghetti all'assassina (Foto: Ppy2010ha/Dreamstime) LA BUONA TAVOLA RICETTE PIATTI TIPICI STORIE DI CUCINA
