Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel
Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/1537889
29 GIOVEDÌ 24 LUGLIO 2025 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | LIFE PERSONAGGI RECENSIONI ARTE I costumi nel cinema sono poesia visiva: r a c c o n t a n o s e n z a p a r o l e , e v o c a n o i d e n t i t à e d a n n o forma concreta all'immagi- nario. Tessuti e colori aiuta- no lo spettatore a immerger- si nella storia, delineando il periodo storico, il contesto sociale e la personalità dei p e r s o n a g g i . I l l a v o r o d e i costumisti è proprio questo: creare un linguaggio coeren- te e autentico che rifletta l'e- poca e l'universo del mondo che viene raccontato. Quella di costruire mondi è la pas- sione della costumista italia- n a C h i a r a R o d o n i , d e t t a Coxy, dal 2012 a Los Ange- l e s . Q u i h a r e c e n t e m e n t e realizzato i costumi per due s e r i e t e l e v i s i o n e t a r g a t e Hulu: Washington Black, ambientata in un Ottocento con un'estetica arricchita da a c c e n t i s t e a m p u n k , e i n Paradise, dove ha vestito un futuro sospeso tra realismo e distopia. In quest'ultima, c r e a t a d a D a n F o g e l m a n (This Is Us), il protagonista è Sterling K. Brown che dà il volto a Xavier Collins, un agente dei servizi segreti che lavora al fianco del Presi- dente degli Stati Uniti. «La mia storia con Para- dise inizia due anni fa», ci racconta Rodoni. «Avevo già fatto i colloqui per la prima stagione: dopo Washington Black, Sterling K. Brown mi a v e v a p r e s e n t a t o a D a n Fogelman e agli altri pro- duttori. Era tutto pronto, q u a n d o p e r ò g l i s c i o p e r i hanno bloccato ogni cosa. Quando le produzioni sono ripartite, hanno scelto una persona che aveva più espe- r i e n z a . C i s o n o r i m a s t a m a l i s s i m o , h o p i a n t o tanto… ma alla fine era solo una questione di tempismo. Lei ha poi rinunciato e poco dopo mi hanno richiamata: "Sei on board!" mi hanno detto. È stato come chiudere un cerchio» F a c c i a m o u n p a s s o indietro. Com'è iniziato il tuo percorso lavorati- vo? Sono nata e cresciuta a M i l a n o e h o c o m i n c i a t o nella moda, dopo la laurea i n F a s h i o n D e s i g n e u n master in Costume Design allo IED. Ho lavorato per tanti brand: Gucci, Prada, Dolce & Gabbana, Gianfran- co Ferré – forse il mio più grande mentore. Dopo tanti anni però, la moda ha inizia- to a starmi un po' stretta e siccome ho sempre sognato di lavorare nel cinema fin da bambina, quando è mancata mia madre ho avuto quella che si dice una wake-up call: la vita è breve, e ho deciso di d a r e u n a c h a n c e a l m i o sogno. Così, nel 2012, sono venuta qui e ho iniziato a provarci: pubblicità, corto- metraggi, produzioni indi- p e n d e n t i . D a c o s a n a s c e cosa, è arrivata la Disney. C ' è u n f i l m , o u n costume in particolare, che ti ha colpito da bam- bina o adolescente? A livello di costumi, tutte le cose Disney mi affascina- vano: erano realizzate benis- simo, piene di magia. Forse è anche per quello che oggi mi emoziona tanto lavorare con loro. Ma il vero momen- to di svolta è stato a sei anni, quando mio padre mi portò a g l i U n i v e r s a l S t u d i o s . Ricordo che c'era un gazebo d o v e t i t r a v e s t i v a n o c o n c o s t u m i d e l l a g u e r r a d i secessione e ti facevano una f o t o . L ì h o d e t t o a m i o padre: "Un giorno lavorerò qui." Da piccola ero anche una gran divoratrice di film. Ho avuto un'infanzia abba- stanza solitaria, e il cinema è sempre stato il mio rifugio. Com'è il lavoro della costumista? È un lavoro di squadra? A s s o l u t a m e n t e s ì . L a costumista crea la visione generale dei personaggi: fa ricerca, definisce la psicolo- gia dei protagonisti, studia l'epoca e l'estetica. Poi colla- bora con il team creativo, dagli showrunner ai registi e gli altri reparti: scenografia, e f f e t t i v i s i v i , o g g e t t i d i scena. Per esempio, se c'è uno zaino, una cintura parti- colare, un elmetto: sono ele- menti che rientrano negli oggetti di scena, quindi biso- gna coordinarsi per evitare s o v r a p p o s i z i o n i . A n c h e i colori devono essere armo- nizzati con le scenografie: se u n a s t a n z a è b l u , m a g a r i eviti di vestire l'attore di blu. In una serie come Washing- ton Black si realizza quasi tutto da zero, mentre in una come Paradise, anche se c'è una vena sci-fi, è più con- t e m p o r a n e o e c a p i t a d i acquistare abiti e poi modifi- carli per adattarli al mondo che stai creando. Quindi leggi la sceneg- giatura? È la prima cosa che fac- cio! È fondamentale: lo ana- lizzi per capire chi sono i p e r s o n a g g i , i l l o r o b a c k - ground, l'ambientazione. Poi p a r t e l a r i c e r c a . P e r Washington Black ho stu- diato l'epoca del 1830, ma anche lo "steampunk" (stile n e l l ' I n g h i l t e r r a vittoriana in cui c'è una tec- nologia avanzata e anacro- nistica rispetto a quell'epo- ca, ndr) perché il protagoni- sta è un inventore. In Para- dise, invece, la ricerca è più psicologica: si parte dai per- sonaggi, da come si relazio- nano. C'è il nerd, lo scien- ziato, l'action hero: ognuno con una propria personalità da esprimere nei costumi. Serve anche un po' di psicologia, allora? A s s o l u t a m e n t e . D e v i c o n o s c e r e i p e r s o n a g g i e anche parlare con gli attori: sono loro a indossare quei costumi, e devono sentirsi a proprio agio. Con Julianne Nicholson, ad esempio, è s t a t o m o l t o i n t e r e s s a n t e . I n t e r p r e t a S i n a t r a , u n a donna di potere con un lato un po' maschile, ma in que- sta stagione c'è anche una sua parte più morbida, più i n t i m a . I l l a v o r o è s t a t o capire come veicolare que- sta complessità anche attra- verso l'abbigliamento. Come vestire una donna forte che però è anche madre, moglie, e f a t u t t o c o n u n m o t i v o preciso. Nella prima stagio- ne era molto abbottonata, quindi nella seconda abbia- mo fatto una scelta opposta; per comunicare la sua mor- b i d e z z a i n o l t r e a b b i a m o scelto delle stoffe meno rigi- de rispetto a quelle degli abiti della prima stagione. C'è una fase del pro- c e s s o c h e t i p i a c e p i ù delle altre? Mi piacciono tutte. Dall'i- nizio, quando conosci i per- sonaggi che è come incon- trare nuove persone, fino alla fase in cui li analizzi senza giudicarli, anche se magari devi vestire "l'anta- gonista". Poi c'è la prova vestito, dove spesso capisci che quello che volevi non f u n z i o n a , o a l c o n t r a r i o , qualcosa che non avevi con- siderato si rivela perfetto. E infine il momento magico: quando li vedi sul set, com- p l e t a m e n t e i m m e r s i n e l personaggio, vestiti con ciò che hai creato. È lì che ti dici: wow, ci siamo. Sembra davvero di vivere dentro il film. Pensi che il fatto di e s s e r e i t a l i a n a t i d i a una marcia in più? Secondo me sì. L'Italia è un paese dove cresci circon- dato dalla bellezza: ce l'ab- biamo nel DNA. E il gusto, che è qualcosa che molti ci invidiano. Forse essere ita- liana mi dà quella libertà di n o n c o n f o r m a r m i , q u e l tocco in più, quella sfuma- tura personale che rende un lavoro più vivo. Chi sono i tuoi riferi- m e n t i n e l m o n d o d e l costume design? Milena Canonero è un'i- c o n a , u n a l e g g e n d a . M a a n c h e C o l l e e n A t w o o d , Sandy Powell, Ruth Carter, che trovo che sia ecceziona- le, e Paul Tazewell, che ha a p p e n a v i n t o l ' O s c a r p e r W i c k e d . C i s o n o d a v v e r o t a n t i p r o f e s s i o n i s t i c h e ammiro profondamente. C'è un regista con cui sogni di lavorare? Christopher Nolan, sicu- r a m e n t e . E S p i e l b e r g , ovviamente. Ma la lista è lunga! Come genere, cosa ti attira di più? Mi affascinano molto le a m b i e n t a z i o n i d ' e p o c a : l'800, gli anni '20, '70… mi piace costruire mondi, crea- re linguaggi visivi. Nei pro- getti troppo contemporanei il lavoro si avvicina di più allo styling, e mi interessa m e n o . S e è q u a l c o s a d i attuale, preferisco che abbia comunque una dimensione alternativa, come Paradise, che è po' post-apocalittico. Mi piacerebbe tantissimo anche un fantasy alla Game of Thrones. Disegnare l'identità: il cammino di Chiara Rodoni tra tessuti e cinema Chiara Rodoni in Islanda, sul set di Washington Black (Photo: Lilja Jones)
