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GIOVEDÌ 16 OTTOBRE 2025 www.italoamericano.org 7 L'Italo-Americano IN ITALIANO | C te nel confronto con la scena californiana e che cosa, secondo lei, il desi- gn italiano può ancora insegnare o imparare da realtà come questa? D a l c o n f r o n t o c o n L o s Angeles porto a casa l'ener- gia ibrida tra cultura, tecno- l o g i a e i n t r a t t e n i m e n t o . D a l l ' I t a l i a m e t t i a m o s u l tavolo la profondità artigia- nale e la cultura del detta- glio. Lo scambio migliore nasce qui: prototipare velo- cemente senza perdere l'ani- ma, e raccontare l'innovazio- n e c o n c a l o r e u m a n o . I n California ho visto un grande coraggio nel testare formati e linguaggi; noi portiamo una memoria progettuale che a i u t a a d a r e r a d i c i a l l e novità. È un incontro che a r r i c c h i s c e e n t r a m b i i mondi. Il Salone del Mobile è s e m p r e p i ù u n a p i a t - taforma culturale oltre che commerciale. In che modo riuscite a mante- nere questo equilibrio tra business e cultura, tra mercato e riflessione sul futuro del vivere? L'equilibrio sta nel curare contenuti che aprano visioni e allo stesso tempo aiutino le aziende a incontrare le per- sone giuste. Ogni progetto speciale crea un ponte: l'e- mozione che porta dentro gli stand, idee che diventano relazioni e lavoro. Mantenia- mo la rotta con una regia coerente, che mette al centro i l v i s i t a t o r e e r e n d e o g n i scelta leggibile. Così il Salo- ne resta utile al mercato e generoso verso la comunità. Per questo portiamo parte del palinsesto in città, con i n s t a l l a z i o n i p e n s a t e p e r restare aperte oltre i giorni di fiera, proprio per la comu- nità milanese e per chi arriva dopo l'onda dell'evento. Ci ispiriamo a linguaggi scenici come quelli di Es Devlin, spazi immersivi che combi- nano luce, parola e suono, e di Robert Wilson, dove la luce diventa drammaturgia e il tempo dell'esperienza ral- lenta. Non semplici quinte, ma dispositivi narrativi che dialogano con la città, pro- lungano il valore culturale del Salone e generano una ricaduta concreta sul tessuto urbano. Il SaloneSatellite da o l t r e v e n t ' a n n i è u n a vetrina per i designer under 35. Come è cam- biato nel tempo il modo in cui le nuove genera- z i o n i i n t e r p r e t a n o i l design e che cosa impa- rano dal dialogo con le aziende più affermate? All'inizio arrivavano con l'oggetto-icona: una sedia, una lampada, un pezzo poe- tico. Oggi portano prototipi funzionanti, spesso pensati come famiglie di prodotto o servizi: arredi smontabili, materiali ibridi, componenti s t a m p a t i i n 3 D , p r o g e t t i riparabili. Sono più attenti a come si produce, ai costi, e sanno raccontare perché il loro progetto serve a qualcu- no, non solo perché è bello. Dal dialogo con le aziende apprendono tre cose concre- te: la fattibilità del loro pro- getto (cosa può entrare in catalogo e cosa no); il tempo industriale (un prototipo richiede sviluppo, test, assi- stenza) e il valore delle rela- z i o n i ( p e r c h é d a l p r i m o incontro possono nascere tirocini, contratti di licenza, c o - s v i l u p p i ) . O g n i a n n o vediamo ragazzi che, dopo il SaloneSatellite, entrano in azienda o firmano il loro primo prodotto a catalogo. E una cosa non è cambiata: il S a t e l l i t e è a n z i t u t t o u n incontro umano. Marva Grif- fin, che lo ha fondato, ascol- ta e sprona tutti i giovani talenti. Quando poi vediamo un loro prodotto nelle vetri- n e , s a p p i a m o c h e i l l o r o primo prototipo sul nostro pavimento è stato il passag- gio giusto. Quanto conta oggi la dimensione internazio- n a l e e s u q u a l i n u o v i mercati state investendo maggiormente? S i a m o u n a c o m u n i t à internazionale: Milano resta il baricentro, ma l'orizzonte di ascolto si allarga. Stati Uniti, Medio Oriente, India e Sud-Est asiatico sono geo- g r a f i e c o n c u i s t i a m o costruendo ponti stabili. Non si tratta solo di espandersi, ma di saper ascoltare le cul- ture con cui dialoghiamo. In Medio Oriente debutteremo con "Red in Progress. Salone d e l M o b i l e . M i l a n o m e e t s Riyadh", un evento di tre giorni dal 26 al 28 novembre al King Abdullah Financial District (KAFD), realizzato con l'Architecture and Desi- gn Commission del Ministe- ro della Cultura saudita. Riu- nirà oltre 35 marchi italiani e fungerà da punto d'incontro con l'ecosistema locale. È un format pensato per attivare relazioni concrete tra azien- de, architetti, developer e istituzioni. Milano e il Salone del Mobile sono ormai due r e a l t à i n s e p a r a b i l i . Come vede l'evoluzione d e l l o r o r a p p o r t o n e i prossimi anni, soprat- tutto in un'epoca in cui il digitale, la sostenibilità e il concetto stesso di abi- tare stanno cambiando così rapidamente? Nei prossimi anni vedo un ecosistema più poroso fra padiglioni, spazi urbani e strumenti digitali; un'espe- rienza più fluida, accogliente e rispettosa dei tempi di chi la vive. La città continuerà a essere il contesto che educa, e il Salone la piattaforma che connette. Insieme possono guidare il settore verso un'i- dea di abitare più consape- vole, bella e condivisa. Que- s t o è l ' i m p e g n o c h e rinnoviamo ogni anno. NEWS & FEATURES PERSONAGGI OPINIONI ATTUALITÀ "La responsabilità sociale del design oggi è un'attitudine. È progettare con cura, far durare le cose, rispettare chi le produce e chi le usa" - Marco Sabetta CONTINUA DA PAGINA 5 Un esempio dello stile pulito e creativo per cui il design italiano è conosciuto in tutto il mondo. (foto ®Diego Ravier) Oggi, la creatività del nostro design, spiega Sabetta (a destra), va a pari passo con l'etica e la sostenibilità. (foto ©Guido Stazzoni) Un esempio dello stile pulito e creativo per cui il design italiano è conosciuto in tutto il mondo (Foto ®Ruggiero Scardigno)
