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17 GIOVEDÌ 30 OTTOBRE 2025 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | D a i l a b o r a t o r i torinesi di inizio N o v e c e n t o a i volti delle leg- g e n d e d i H o l - lywood, Persol è un marchio che si fa notare da oltre un secolo. La sua storia inizia nel 1917, quando il fotografo e ottico Giuseppe Ratti iniziò a progettare occhiali protettivi per piloti e tranvieri, persone che ogni giorno affrontavano vento, riverberi e polvere. L ' o b i e t t i v o d i R a t t i e r a semplice: proteggere gli occhi mantenendo una visuale niti- da. Il nome che scelse, Persol, abbreviazione di "per il sole", incarnava perfettamente il suo obiettivo e sarebbe diven- tato sinonimo di eleganza funzionale. I p r i m i o c c h i a l i P e r s o l furono progettati pensando alla longevità: presentavano lenti minerali temperate per la massima resistenza, mon- tature solide ma ben bilancia- te e una forma progettata per adattarsi comodamente al viso. Quando Ratti brevettò il sistema Meflecto alla fine degli anni '30, creò una delle prime aste flessibili nell'oc- c h i a l e r i a : p i c c o l i c i l i n d r i metallici inseriti nelle aste in acetato permettevano alla montatura di adattarsi delica- tamente alla testa di chi la i n d o s s a v a , e l i m i n a n d o l a pressione e migliorando il comfort. Fu un'innovazione discreta che trasformò la sen- s a z i o n e d i i n d o s s a r e g l i occhiali e rimane ancora oggi u n a d e l l e c a r a t t e r i s t i c h e distintive di Persol. Negli anni '50, l'Italia si stava evolvendo rapidamente, sia economicamente che cul- turalmente, e gli occhiali Per- sol iniziarono a incarnare l'a- s p e t t o d i q u e s t a n u o v a sicurezza: il modello 649 del 1957 fu progettato per i tranvieri torinesi, i cui veicoli scoperti li esponevano alla luce del sole e alla polvere. Le lenti oversize e la montatura leggermente curva offrivano protezione, ma le loro pro- porzioni trasmettevano anche raffinatezza. Fu questa com- binazione di praticità ed ele- ganza a catturare l'attenzione di registi e attori, e quando M a r c e l l o M a s t r o i a n n i indossò il 649 in "Divorzio a l l ' i t a l i a n a " n e l 1 9 6 1 , g l i occhiali divennero immedia- tamente iconici. Pochi anni dopo, Persol sviluppò il 714, una versione pieghevole del 649 che pote- va essere ripiegata su ponte e aste; l'innovazione richiedeva più di dieci fasi di produzione aggiuntive, rendendo ogni paio complesso da realizzare ma facile da trasportare. Il 714 ottenne fama mondiale quando Steve McQueen lo indossò in "Il caso Thomas Crown" nel 1968. Quell'im- magine – la fredda sicurezza dell'attore dietro le lenti color a m b r a – c o n t r i b u ì a f a r diventare Persol famoso a livello internazionale. A quel punto, tuttavia, il marchio era già entrato nel mercato statu- nitense nel 1962. Avrebbe poi aperto una boutique in Rodeo Drive nel 1991, allineandosi al segmento del lusso. Gli anni successivi porta- rono cambiamenti nella pro- prietà, ma non nella filosofia: nel 1995 il marchio fu acqui- sito da Luxottica, il colosso milanese dell'occhialeria, che in seguito si fuse con il pro- duttore francese di lenti Essi- l o r n e l 2 0 1 8 p e r f o r m a r e EssilorLuxottica. All'interno di questo gruppo globale, P e r s o l m a n t e n n e l a s u a immagine indipendente di m a i s o n d e d i t a a l d e s i g n , all'artigianalità e all'eleganza italiani. Oggi, la fabbrica Persol di Lauriano, vicino a Torino, produce ancora montature utilizzando metodi tradizio- nali e moderni strumenti di precisione. Operai specializ- zati lucidano a mano l'aceta- to, montano le cerniere e assemblano le lenti con la stessa cura che ha caratteriz- zato i primi esperimenti di Ratti. Le montature rimango- no facilmente riconoscibili per la cerniera a forma di freccia, chiamata Freccia S u p r e m a , e per la curva morbida delle aste Meflecto, entrambi dettagli entrati a far p a r t e d e l v o c a b o l a r i o d e l design industriale italiano. Ancora più importante, l'a- zienda commercializza i suoi prodotti come compagni di viaggio a lungo termine piut- tosto che come accessori usa e getta, incoraggiando i clien- ti a scegliere la durata rispet- to alla novità. Questa idea di durevolezza, supportata dal- l'artigianalità e dalla produ- zione locale, è ciò che per- mette a Persol di distinguersi, pur appartenendo a uno dei più grandi gruppi di occhiali al mondo. Un forte senso di individualità è anche al cen- tro delle campagne pubblici- tarie di Persol, spesso incen- trate sugli artigiani al lavoro e sulle mani attente che model- lano e lucidano ogni monta- tura, o sulla tradizione torine- se piuttosto che sul glamour delle sponsorizzazioni globali. A più di un secolo di distanza dall'inizio degli esperimenti di Giuseppe Ratti per piloti e tranvieri, gli occhiali Persol mantengono lo stesso obietti- vo: protezione, chiarezza e comfort, espressi attraverso il design italiano. Indossarli significa partecipare a una storia che unisce invenzione e cultura, funzionalità e bellez- za. L 'ombrello, l'umile e semplice stru- m e n t o c h e t u t t i usiamo per pro- t e g g e r c i d a l l a pioggia, deve uno dei suoi p r i n c i p a l i m i g l i o r a m e n t i all'ingegno italiano. Nel 1885, G i o v a n n i G i l a r d i n i , ombrellaio torinese, brevettò il primo meccanismo di aper- tura automatica, trasforman- d o q u e l l o c h e e r a s t a t o a lungo un dispositivo manuale e a volte scomodo in qualcosa di pratico e moderno. Prima dell'invenzione di Gilardini, aprire un ombrello richiedeva entrambe le mani e un po' di forza per spingere la calotta in posizione contra- stando la tensione delle stec- che. Il sistema di Gilardini introdusse un'asta a molla collegata a una piccola leva o anello vicino all'impugnatu- ra. Con un semplice movi- mento, la molla si sganciava e l'ombrello si apriva automati- camente. Lo stesso meccani- smo poteva essere adattato anche per chiuderlo, riducen- do lo sforzo necessario per azionarlo in caso di vento o pioggia. Il suo brevetto, depositato in Italia e successivamente registrato negli Stati Uniti, fu persino menzionato su Scien- tific American nello stesso anno, il 1885, sottolineando- ne la precisione meccanica e la facilità d'uso. All'epoca, Torino era una città nota per l'innovazione tecnica e l'arti- gianato su piccola scala; il contributo di Gilardini si inserì naturalmente in quel- l'ambiente, dove artigiani e ingegneri lavoravano spesso fianco a fianco per migliorare oggetti di uso quotidiano. Sebbene il sistema automati- co sarebbe stato in seguito perfezionato e commercializ- zato da altri, il progetto di Gilardini gettò le basi per quella che oggi consideriamo una caratteristica standard. Nei decenni successivi, altri inventori svilupparono la sua idea: all'inizio del XX secolo, nuovi brevetti appar- vero in Europa e in America, ognuno dei quali modificava il posizionamento di molle e serrature, ma tutti riconduce- vano il loro concetto al design italiano di fine Ottocento. L'ombrello pieghevole com- patto, che arrivò più tardi nel 1928 grazie a Hans Haupt e al marchio tedesco Knirps, si concentrò sulla portabilità piuttosto che sulla meccani- ca, dimostrando che il princi- pio di praticità di Gilardini continuava a ispirare l'inno- v a z i o n e . O g g i l ' o m b r e l l o automatico è così comune che la sua origine viene facil- mente trascurata, eppure ogni volta che una molla scat- ta e la copertura si apre con u n u n i c o m o v i m e n t o , c i ricorda il lavoro di un artigia- no torinese, che ha unito il pensiero pratico a un senso di precisione che ancora oggi caratterizza gran parte del design italiano. Gilardini creò il meccanismo per aprire e chiudere automaticamente gli ombrelli nel 1885 (Image created with DALL-E 2) Come Persol ha trasformato gli occhiali da lavoro in icone italiane Giovanni Gilardini, l'uomo dell' ombrello automatico IMPRESA ITALIA ECONOMIA MADE IN ITALY AZIENDE Un paio di occhiali da sole Persol e il logo della compagnia (Photo: Cineberg Ug/Dreamstime)
