L'Italo-Americano

italoamericano-digital-10-30-2025

Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel

Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/1540971

Contents of this Issue

Navigation

Page 10 of 39

www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 30 OTTOBRE 2025 HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA RADICI M a i morti si f e s t e g g i a - n o ? S i ricordano, si onorano, si rimpiangono ma proprio festeggiarli non è un ossimo- ro? Un paradosso? La morte è simbolo di festa al contra- rio, di dolore piuttosto, di momento in cui ci si intristi- sce per la perdita fisica di una persona che abbiamo amato, voluto bene. La Sicilia, comunque, ha sempre avuto un ambiguo rapporto con la signora dalla falce in mano. Non ha voluto accettarla come perdita defi- nitiva e l'ha reincarnata -se così si può dire – nella ricor- renza dedicata ai cari estinti che si celebra il 2 Novembre di ogni anno e questa pratica si perde davvero nel tempo. Non possiamo non citare, proprio per sottolineare il rapporto tra i siciliani e la morte, i cadaveri imbalsa- mati alle catacombe dei Cap- puccini, a Palermo, meta di numerosi turisti, incuriositi da questi "altari" innalzati allo sberleffo alla morte. Ma volendo incamminarci per la strada dei festeggia- menti del 2 novembre, non possiamo non citare le azio- ni da cui esse partono, non dimenticando innanzitutto la visita ai cari che non ci sono più e, continuando, con le tradizioni che le accompa- gnano. Fino ad alcuni decenni fa non era in uso fare ai bambi- ni regali per le festività del Natale, i doni erano riservati alla notte del 2 Novembre ed e r a n o p o r t a t i d a i d e f u n t i d e l l a f a m i g l i a . I b a m b i n i andavano a dormire coperti dalla testa ai piedi altrimen- ti, se avessero visto gli ante- nati dove posavano i regali, questi avrebbero loro "grat- tato" i piedi. Era trepidante l ' a t t e s a e , i n u n c l i m a d i assoluta ingenuità, il rituale aveva anche un aspetto poe- tico: la contemporaneità tra il sacro e il profano e la cer- tezza che i morti continuas- sero a vegliare sui vivi. Per sottolineare il legame tra i vivi e i morti, nell'agrigenti- no si usava lasciare di notte le luci accese all'ingresso delle case o nei balconi degli appartamenti, per indicare la strada ai propri defunti, verso le abitazioni dei loro parenti da visitare. Quali erano i regali che i bambini avrebbero trovato l ' i n d o m a n i m a t t i n a d o p o averli cercati negli angoli più nascosti della casa? A parte qualche piccolo giocattolo, la f a c e v a d a p a d r o n e i l cesto(cannistru) pieno di frutta secca e di dolci tipici d i q u e l l a f e s t i v i t à , d e t t i "murticeddi"(piccoli morti): ( c r o z z i d i m o r t i ) o s s a d i morto, biscotti duri fatti con lo zucchero e la cannella, chiamati anche muscardini, m u s t a z z o l i , c a r c a g n e d d i , pupatelli ripieni di mandorle t o s t a t e , t a r a l l i ( c i a m b e l l e rivestite di glassa zucchera- ta), nucatoli, tetù bianchi velati di zucchero impalpa- bile e marroni ricoperti di polvere di cacao; la frutta di martorana – sorta di marza- p a n e – c o n l a s u a s t o r i a intrigante e appassionante e i pupi di zucchero. Ma poi- c h é l a t r a d i z i o n e è f a t t a anche di antichi rituali che si perpetuano fin dagli antichi romani, è da essi, dal refri- gerium e dai Parentalia, che era consuetudine, fino ad alcuni decenni fa, andando a rendere un saluto alla tomba dei propri cari, consumare un pasto a base di fagioli e di un panino ripieno di for- maggio, olio e acciughe. Tornando ai frutti di mar- torana, così come i pupi di zucchero, la loro storia meri- ta una narrazione. Secondo i racconti dell'etnoantropolo- go Giuseppe Pitrè a cui oggi è dedicato il Museo etnogra- fico di Palermo, le monache del monastero della Marto- rana, aspettando la visita del Papa e volendo mostrar- gli il loro giardino nel pieno del proprio splendore, poi- ché gli alberi da frutto erano spogli in quel periodo, fecero con un impasto di farina di mandorle e zucchero, dei dolci a forma di vari frutti. Il risultato fu sorprendente e il palato di chi assaggiò quei frutti fu ampiamente soddi- sfatto e certamente ancor più della vista. E' opportuno ricordare c h e i l c o n v e e n t o e r a c o s ì chiamato per la vicinanza con la chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio eretta nel 1143 da Giorgio di Antiochia, comandante dell'esercito del re Normanno Ruggero II, in onore al nome della nobil- donna Eloisa Martorana che n e l 1 1 9 4 a v e v a f a t t o costruire il vicino monastero benedettino, A n c o r a o g g i i f r u t t i d i martorana sono un insosti- tuibile simbolo della festa del 2 novembre a Palermo ma non solo e vengono con- s u m a t i p e r l a g i o i a d e g l i o c c h i e d e l p a l a t o , a n c h e dopo parecchi mesi mante- nendo intatta la loro fra- granza. E' davvero interessante anche la storia dei pupi di z u c c h e r o . D e t t i a n c h e "pupaccena", sono due le storie legate a questo dolce fatto di solo zucchero fuso in acqua ad alta temperatura in un tegame di rame e mesco- lato al succo di limone con- centrato, il cremortartato, u t i l e a l l a s b i a n c a t u r a , e modellato su stampi, cavo all'interno e decorato con colori naturali nella parte anteriore, mentre la poste- riore rimane bianca. U n a d e l l e d u e v e r s i o n i v u o l e c h e d e g l i a r t i g i a n i veneziani e siciliani che, tra l'altro, questi ultimi traspor- tavano via mare lo zucchero da Palermo che ne era uno d e i m a s s i m i p r o d u t t o r i , crearono le dolci sculture in onore di Enrico III giunto in visita nella città della lagu- na, nel 1574. Il cuoco Sanso- vino con l'aiuto di abili arti- giani fece apparecchiare la tavola con posate, piatti e tovaglioli fatti di zucchero. Si racconta, inoltre, che al re cadde per terra il tovagliolo il quale, con suo grande stu- pore, si ruppe. La seconda versione, risa- lente ai tempi degli Arabi in Sicilia, vuole che un nobile, caduto in miseria, avrebbe offerto ai suoi commensali q u e s t e d e l i z i e i n q u a n t o , essendo le figure antropo- morfe realizzate con il solo zucchero che veniva prodot- t o i n g r a n d e q u a n t i t à a P a l e r m o , e r a n o p i u t t o s t o economiche. L'ironia dei siciliani che n o n m a n c a m a i n e p p u r e davanti alla morte, ha anche creato una filastrocca che racchiude in sé sia lo spirito del popolo isolano, sia la sua capacità di sorridere anche nelle circostanze più tristi che la vita può offrire. E la f i l a s t r o c c a c h e d a s e c o l i accompagna la festività del 2 novembre, viene ancora oggi cantata e così recita: C h i t i p u r t a r u i m o r t i ? Cosa ti portarono i morti ' Na pupa cu l'anchi torti Una una pupa con le anche storte U a t t u c h i s u n a v a Il gatto che suonava U s u r c i c h i a b b a l l a v a Il topo che ballava V e n i l a z i t a Viene la fidanzata c a ' v e s t i d i s i t a Col vestito di seta L a s i t a s i v a g n a La seta si bagna a ' f a c c i d i t o n a n n a . Alla faccia di tua nonna T o n a n n a m u r i u Tua nonna morì e c h i d d u c h i v o l i D i u E quello che vuole Dio V e n i s o c u g n a t a Viene sua cognata c a ' v e s t i r i c c a m a t a Con la veste ricamata V e n i u b a r u n i Viene il barone c u i c a u s i a p i n n u l u n i Coi calzoni a pendolone V e n i u t a v i r n a r u Viene il tavernaio cu na buttigghia n' manu Con una bottiglia in mano t i r i t u p p i t i e l a r i u l à Tirituppiti e lariulà p i s c i f r i t t u e b a c c a l à Pesce fritto e baccalà Sussurri di memoria: la Festa dei Morti in Sicilia La frutta martorana è tradizionalmente associata al Giorno dei Morti (Photo: Taymuraz Gumerov/Dreamstime)

Articles in this issue

Links on this page

Archives of this issue

view archives of L'Italo-Americano - italoamericano-digital-10-30-2025