L'Italo-Americano

italoamericano-digital-11-27-2025

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GIOVEDÌ 27 NOVEMBRE 2025 www.italoamericano.org 36 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO A Venezia tra i paesaggi mediterranei interpretati da Antonio Beato, pioniere della fotografia di viaggio D alla laguna alla scoperta del mondo, quando inter- net, Google e l'Intelligenza Artificiale poteva- no al massimo essere lo spunto per un racconto di fantascienza. A quel tempo, nell'epoca del fotografo Antonio Beato, per scoprire il mondo bisognava viaggiare. Ogni posto, un idioma diverso. Una cultura, una mone- ta. Tutto. A quasi duecento anni dalla sua nascita, il Museo Fortuny di Venezia dedica una mostra a uno dei protagonisti più significativi della fotografia otto- centesca: "Antonio Beato. Ritorno a Venezia - Fotografie tra viaggio, architettura e paesag- gio" (15 ottobre 2025 – 12 gen- naio 2026), a cura di João Magalhães Rocha e Marco Ferrari, con Cristina Da Roit, in collaborazione con Università Iuav di Venezia e Università di Évora, e con il patrocinio dell'Ambasciata del Portogallo in Italia. L'esposizione, sbarcata al Fortuny in occasione del quaran- tesimo anniversario della prima e per ora unica mostra veneziana dedicata ai due fratelli Beato (Ikona Gallery), ripercorre il lungo viaggio del fotografo veneziano attraverso l'Oriente e il Mediterraneo, andata e ritorno, offrendo una lettura inedita del suo lavoro pionieristico, messo in dialogo con le opere di altri autori che nel corso della secon- da metà del XIX secolo e fino ai nostri giorni, hanno raccontato i medesimi luoghi. Antonio Beato, fratello di Felice, fu tra i primi fotografi europei a stabilirsi permanente- mente in Medio Oriente. Tra il 1860 e il 1880 documentò con straordinaria precisione soprat- tutto l'Egitto, catturando paesag- gi, architetture e siti archeologici di un mondo allora pressoché sconosciuto alla società civile occidentalòe. Le sue immagini, raccolte in album pregiati o come singole stampe, entrarono nelle collezioni dell'élite europea, contribuendo a costruire un immaginario visivo sull'Oriente che anticipò la nascita della foto- grafia documentaria. La mostra si articola in quat- tro sezioni. La prima, "Il Mediterraneo", corrispondente agli anni di formazione, è dedi- cata ai viaggi che Antonio e Felice Beato compirono insieme al cognato James Robertson tra il 1854 e il 1857, con base a Costantinopoli, verso Atene, Malta, Gerusalemme e il Cairo. La seconda sezione, "Le guerre", raccoglie le immagini che i fra- telli Beato e Robertson realizza- rono tra il 1855 e il 1859, duran- te i conflitti in Crimea (odierna Ucraina) e in India, documentan- do la rivolta della popolazione locale contro l'Impero britannico e la seconda guerra dell'oppio. Scatti potenti, capaci di alternarsi tra attrazione estetica e crudezza documentaria, contribuendo così alla nascita del reportage di guer- ra. Il cuore della mostra è la terza sezione, quella più estesa: "Gli anni egiziani", incentrati sul lungo soggiorno di Antonio Beato in Egitto dal 1860 al 1905, praticamente fino alla sua morte. Le fotografie sono organizzate per località e affiancate da dise- gni delle planimetrie dei princi- pali siti archeologici, in un per- LUCA FERRARI corso ideale che dal Cairo risale il fiume Nilo fino alla regione storica della Nubia. Queste mappe rivelano i monumenti non come entità iso- late, ma come parte integrante del paesaggio e del contesto cul- turale che li accoglie. In questa sezione si possono ammirare luo- ghi iconici come Luxor, Abu Simbel, Il Cairo e Giza, accostati a immagini di altri autori che propongono prospettive sorpren- denti, da Pascal Sébah e Félix Bonfils a Lee Miller e il suo celebre scatto della grande pira- mide di Cheope (1938). La quar- ta e ultima sezione, "Dopo Beato", propone una riflessione sulle trasformazioni dello statuto disciplinare della fotografia, aprendosi agli "obiettivi" di auto- ri contemporanei che operano in Egitto come Anthony Hamboussi, Paul Geday, Denis Dailleux e Bryony Dunne. Le loro immagini raccontano un Cairo in continua trasformazio- ne, esplorando le sfide e le evo- luzioni sociali, culturali e politi- che della capitale egiziana. A chiudere la rassegna, la piccola sala laterale dedicata al viaggio in Egitto di Mariano Fortuny e Henriette Nigrin nel 1938, dove si possono ammirare fotografie, taccuini e schizzi che raccontano un Egitto tra tradizione e moder- nità, tramandando ai posteri scor- ci meno noti di siti come l'oasi di El-Fayyum, Abu Simbel e Wadi Halfa, immortalati attraverso volti, mercati e scene quotidiane. La mostra presenta anche una selezione di stampe originali pro- venienti da prestigiose istituzioni internazionali, tra cui Archivi Alinari, Fondazione di Venezia, Lee Miller Archives e il Museo Egizio di Torino, affiancate da riproduzioni fotografiche di col- lezioni come il Getty Research Institute di Los Angeles, la National Gallery of Art di Washington e la New York Public Library. "Antonio Beato - Fotografie tra viaggio, architettura e paesag- gio" è quasi un salto in un mondo perduto. Oggi sappiamo tutto e di tutto. Le immagini di Beato ci parlano, forse con un po' di malinconia. Allora tutto era davvero incredibile e lontano. Per fare una foto ci voleva tanta preparazione. Per realizzare un reportage servivano risorse e uno spirito dell'avventura non comu- ni. Una foto era una prova unica, tangibile e rara di un mondo che avremmo potuto vedere al massi- mo in una esposizione interna- zionale. Gli sguardi dei civili immortalati, sembrano quasi sospesi tra reale e onirico. Le piramidi e le immense opere architettoniche sono ancora lì. Hanno visto il mondo cambiare e chissà quanto ancora muterà. Noi invece, siamo un po' come il nomade Bisharin. Uno sguardo attonito, disincantato, quasi incredulo dinnanzi a ciò che abbiamo davanti. Noi siamo solo di passaggio. L'eternità è intorno a noi. Antonio Beato Tebe. I Colossi di Memnone (Ph courtesy Fondazione Musei Civici di Venezia - Museo Fortuny)

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