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www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 11 DICEMBRE 2025 N e l l a s t r a d a napoletana di S a n G r e g o - rio Armeno, gli scaffali tra- boccano di statuine del prese- pe, gli artigiani lavorano in piccole botteghe e la folla si muove lentamente tra le ban- carelle tutto l'anno, non solo a Natale. È qui che il presepe è diventato "il" presepe che tutti conosciamo: quello con statuette colorate, case, luci e, a volte, elementi estempora- nei che hanno poco a che fare con la fede e più con le tradi- zioni e le abitudini familiari. Per la maggior parte di noi, San Gregorio Armeno è pro- prio questo, "la strada del presepe", un luogo dove il Natale sembra durare tutto l'anno, eppure la storia di questo vicolo è molto più antica e articolata di quanto la sua immagine stagionale possa suggerire. Inizia nel- l'antica città di Neapolis, attraversa monasteri medie- vali, la cultura barocca del presepe napoletano e conti- nua oggi, mentre gli artigiani uniscono tradizione, creati- vità e, sì, le pressioni del turi- smo. Comprendere San Gre- gorio Armeno significa in definitiva osservare come una strada storica sia diventata uno dei simboli più riconosci- bili del Natale in Italia, ed è esattamente ciò che stiamo per fare qui. Il tracciato del vicolo segue uno degli incroci originali d e l l a N e a p o l i s g r e c o - romana, che collegava l'o- dierna Via dei Tribunali e Spaccanapoli; archeologi e storici sottolineano che qui sorgeva un tempio dedicato a C e r e r e , l a d e a r o m a n a dell'agricoltura e della fertilità, a cui i cittadini por- tavano piccole statuette di terracotta come offerte. Sicu- ramente, i doni antropomorfi dei nostri antenati alla loro d i v i n i t à d e l l ' a b b o n d a n z a potrebbero non essere esatta- mente gli stessi dei nostri presepi, ma è interessante notare che il legame tra il luogo e questa specifica tipo- logia di manufatti precede di secoli l'era cristiana. Il suo nome attuale, San Gregorio Armeno, deriva dal mona- stero e dalla chiesa costruiti durante l'Alto Medioevo, e s u c c e s s i v a m e n t e l e g a t i a l culto di Santa Patrizia, figura importante nella devozione napoletana. La tradizione del presepe, tuttavia, arrivò molto più tardi. Le chiese medievali di Napoli iniziarono a esporre le prime forme di presepe a par- tire dal XIII secolo, traendo ispirazione dall'esempio francescano di Greccio. Col tempo, queste esposizioni si spostarono dagli ambienti ecclesiastici ai palazzi aristo- c r a t i c i , s o p r a t t u t t o t r a i l XVII e il XVIII secolo, quando il presepe napoletano d i v e n n e u n a f o r m a d ' a r t e riconoscibile. In questo perio- do, il presepe si espanse oltre la stalla per includere un'in- tera società in miniatura: venditori, musicisti, nobili, taverne, vicoli, paesaggi di campagna e personaggi quo- tidiani tratti dalla vita cittadi- na. Gli artigiani si specializza- rono nella modellazione di teste e mani in terracotta, nella costruzione di corpi in legno, nella cucitura di abiti in miniatura e nell'assem- blaggio di scene elaborate con dettagli architettonici. Questa crescente raffinatezza creò la domanda di laboratori spe- c i a l i z z a t i e S a n G r e g o r i o Armeno, già noto per l'arti- gianato religioso, divenne uno dei luoghi chiave per la produzione di figure per chie- se, palazzi e, infine, case pri- vate. Nel XVIII secolo, il pre- sepe era diventato parte del- l'identità culturale di Napoli. La corte borbonica incorag- giava e sosteneva gli artigiani, e le famiglie nobili facevano a gara nel commissionare ela- borate scene che dimostrasse- ro sia maestria artigianale che fantasia. San Gregorio Arme- no trasse diretto beneficio da questo contesto, e le botteghe che originariamente produce- vano solo statue di santi ini- ziarono a dedicare più tempo a l l e s t a t u i n e d e l p r e s e p e , rispondendo a una domanda costante che attraversava le classi sociali. Col tempo, la tradizione si adattò a nuovi materiali, ai gusti e alle mute- voli circostanze economiche, ma la strada mantenne il suo legame con il presepe. Oggi, San Gregorio Arme- n o r i m a n e u n q u a r t i e r e artigianale attivo tutto l'anno: piccole botteghe si aprono direttamente sulla strada, con scaffali che espon- gono statuine in vari stadi di completamento; alcune sono pastori o angeli tradizionali; altre rappresentano perso- naggi storici o professioni tipiche del presepe napoleta- no. Alcune includono perso- naggi contemporanei come atleti, attori, leader politici o personaggi dei social media. Naturalmente, queste opere hanno scopi molto diversi: alcune sono commenti umo- ristici su eventi di attualità; altre sono modi per gli arti- giani di mostrare la loro abi- lità tecnica o di attrarre visi- t a t o r i p i ù g i o v a n i ; a l t r e ancora sono più strettamente legate al significato religioso e spirituale del presepe. Non dimentichiamo, in ogni caso, che il mix di elementi sacri e quotidiani che oggi associamo ai manufatti di San Gregorio Armeno non è un'invenzione moderna, ma prosegue la tra- dizione settecentesca di usare il presepe come specchio della società napoletana. La strada diventa partico- larmente affollata dall'inizio di novembre fino al giorno dell'Epifania: troverete fami- glie che acquistano nuove sta- tuine per il loro presepe, visi- t a t o r i i n c e r c a d i r e g a l i e turisti che si aggirano incu- riositi dalla tradizione. Tutti convergono in questo stretto vicolo e, sebbene l'atmosfera sia piacevole e vivace, potreb- bero sorgere alcune sfide: negli ultimi anni, il flusso di visitatori è stato così elevato che le autorità locali hanno occasionalmente discusso sulla gestione degli accessi o sulla regolamentazione delle o r e d i p u n t a . A l l o s t e s s o tempo, un minor numero di p e r s o n e p u ò d a n n e g g i a r e ulteriormente la zona, come è accaduto durante la pande- mia di Covid-19, quando l'im- provvisa assenza di turisti ha messo in luce la vulnerabilità dell'economia artigianale: diverse botteghe hanno ripor- tato significative difficoltà finanziarie e la perdita ha evi- denziato quanto il quartiere fosse diventato dipendente dal turismo stagionale. La crisi, tuttavia, ha anche generato rinnovati dibattiti sulla tutela dell'identità della strada, sul sostegno agli arti- giani e sulla preservazione dell'artigianato di alta qualità. Gli sforzi per salvaguardare la tradizione includono eventi di lunga data come la Fiera di San Gregorio Armeno e discussioni sull'ottenimento di un riconoscimento cultura- l e f o r m a l e p e r i l p r e s e p e napoletano. Gli artigiani stes- si dibattono su come bilancia- re al meglio innovazione e autenticità, con alcuni preoc- cupati che le statuette a basso costo prodotte in serie o l'ec- cessiva attenzione alle carica- ture di celebrità possano met- tere in ombra la loro arte storica. Altri, tuttavia, sosten- g o n o c h e i l p r e s e p e s i s i a sempre adattato al suo tempo e che le figure contemporanee continuino semplicemente una tradizione che incorpora la vita quotidiana nella scena della Natività. Discussioni interne tra artisti, che tuttavia mostrano la continua evolu- zione della strada e la tensio- ne di essere al tempo stesso un quartiere di botteghe vive e un'importante meta turisti- ca. Per i visitatori, San Grego- r i o A r m e n o r i m a n e u n a straordinaria opportunità per osservare come lavorano gli artigiani, per comprendere i materiali utilizzati e per assi- stere in prima persona alla natura camaleontica di un mestiere secolare. Fonda- mentalmente, la strada fa anche parte di un contesto più ampio: quello del centro storico di Napoli, patrimonio dell'UNESCO, che compren- de anche il monastero di San Gregorio Armeno e la vita q u o t i d i a n a c h e c o n t i n u a intorno alle botteghe. San Gregorio Armeno: come un vicolo napoletano è diventato il cuore della tradizione presepiale italiana SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI Arte presepiale tradizionale (con un tocco di Napoletanità!) a San Gregorio Armeno (Photo: Floriano Rescigno/ Dreamstime)
