L'Italo-Americano

italoamericano-digital-12-11-2025

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IMPRESA ITALIA ECONOMIA AFFARI AZIENDE 29 GIOVEDÌ 11 DICEMBRE 2025 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | Q uei piccoli sigil- li rossi e gialli che si trovano s u f o r m a g g i , v i n i e s a l u m i sono diventati sempre più familiari, e acronimi come DOP, IGP, DOC e DOCG, un tempo significativi solo per gli specialisti, ora sono al cen- tro di una quota crescente dell'economia agroalimentare italiana. L ' u l t i m o r a p p o r t o Ismea-Qualivita stima il valore della produzione di prodotti alimentari a indica- zione geografica a circa 20,7 miliardi di euro (circa 24 miliardi di dollari) nel 2024, con un aumento del 3,5% in u n a n n o e d i c i r c a i l 2 5 % rispetto al 2020, conferman- do che il sistema è diventato un vero e proprio motore eco- nomico, andando ben oltre il suo ruolo di strumento di sal- vaguardia della tradizione. U n a c o m p r e n s i o n e p i ù chiara di queste etichette può aiutare a spiegare perché il loro utilizzo si sia diffuso così rapidamente: la DOP identi- fica alimenti prodotti, trasfor- mati e preparati interamente all'interno di un'area definita, mantenendo un legame inin- t e r r o t t o c o n i l t e r r i t o r i o . L'IGP consente una maggio- re flessibilità, ma richiede comunque almeno una fase di produzione nella zona desi- gnata e un legame dimostra- bile con le competenze locali; DOC e DOCG regolano la vinificazione, stabilendo rego- le precise per varietà di uva, rese e invecchiamento. Insie- me, formano la rete di deno- minazioni protette più estesa d'Italia e d'Europa. Alla fine del 2025, l'Italia contava circa 896 indicazioni geografiche tra prodotti alimentari, vini- coli e liquori, inclusi oltre 330 prodotti nella sola categoria agroalimentare. L'impatto economico di questo quadro è visibile sia n e l f a t t u r a t o i n t e r n o c h e nell'andamento delle esporta- zioni, con i prodotti alimenta- ri DOP e IGP che rappresen- t a n o o r m a i c i r c a i l 1 9 % dell'economia agroalimentare italiana e le vendite all'estero che continuano a crescere a un ritmo costante: nel 2024, le vendite all'estero di prodot- ti alimentari e vini certificati hanno raggiunto circa 12,3 miliardi di euro (14,3 miliardi di dollari), oltre l'8% in più rispetto all'anno precedente e il 24% in più rispetto ai livelli del 2020. Il vino continua a registrare ottime performan- ce: le etichette DOC e DOCG d o m i n a n o i l v a l o r e d e l l e esportazioni italiane, pari a 8 , 1 m i l i a r d i d i e u r o ( 9 , 4 miliardi di dollari) e continua- no a resistere al rallentamento globale dei consumi. Gli anali- sti notano spesso che, nono- stante l'inflazione, le vendem- mie irregolari e le pressioni commerciali, il vino italiano ha mantenuto risultati che molti concorrenti hanno fati- cato a eguagliare. La fiducia dei consumatori è, ovviamente, essenziale: una ricerca condotta nel 2024 d a l l a L u i s s B u s i n e s s School suggerisce che quasi tutti i consumatori italiani riconoscono le etichette DOP e IGP e le associano a garanzie di autenticità e sicurezza, mentre, all'estero, la loro fun- zione diventa ancora più pra- tica, soprattutto nei mercati affollati di prodotti "Italian- sounding" che imitano nomi o confezioni italiane senza alcun reale legame con il Paese. Per i consumatori nordamericani, confrontati con questa confu- sione, scegliere un prodot- to certificato è diventato un modo semplice per aggirare le imitazioni e sostenere i pro- duttori che operano all'inter- no del sistema di tutela. La recente espansione degli alimenti certificati ha anche f a t t o s p a z i o a p r o d o t t i u n tempo noti principalmente all'interno delle proprie regio- ni, come nel caso del Piave DOP, un formaggio vaccino della zona bellunese nelle Dolomiti. Per gran parte della sua storia, il Piave è rimasto una specialità locale, ma gli investimenti mirati nella pro- mozione internazionale nel- l'ultimo decennio ne hanno modificato la traiettoria, con recenti report che indicano un aumento del fatturato di circa il 35% e un'esportazione che ora raggiunge più di trenta Paesi. In parole povere e con- cise, il Piave DOP dimostra che le DOP di medie dimen- sioni con un'identità ben defi- nita possono assicurarsi una posizione stabile non solo a livello locale, ma anche nei canali di distribuzione inter- nazionali. Un andamento simile si può osservare con il Pecori- no Toscano DOP. Sebbene abbia trascorso anni nell'om- bra del Pecorino Romano, ha costruito una solida presenza all'estero; circa un quinto d e l l a p r o d u z i o n e a n n u a l e viene ora esportato e gli Stati Uniti ne assorbono oltre un terzo. L'equilibrio tra familia- rità e specificità regionale ha contribuito a far sì che il for- maggio diventasse un nome riconoscibile, e le degustazioni guidate dal consorzio e la par- tecipazione a fiere di settore ne hanno rafforzato la ricono- scibilità tra gli acquirenti che in precedenza si concentrava- no su nomi più grandi. Altre storie di successo DOP/IGP provengono da prodotti come il Radicchio Rosso di Tre- viso IGP, un tempo venduto q u a s i e s c l u s i v a m e n t e n e l Nord Italia, e oggi conosciuto e a p p r e z z a t o i n t u t t o i l mondo, grazie a un'attività promozionale coordinata e al crescente interesse da parte dei rivenditori specializzati. Il consorzio stima che le espor- tazioni rappresentino circa il 15% della produzione totale, supportate da missioni com- merciali organizzate con l'A- genzia per il Commercio Estero (ICE) che offrono agli acquirenti esteri un'esperien- za diretta con campi e produt- tori. Le attuali discussioni sulla promozione del radic- chio rosso da IGP a DOP non fanno che dimostrare la fidu- cia dei coltivatori, che intrave- dono un ulteriore potenziale di espansione. Il settore dell'olio d'oli- v a ha registrato lo stesso slancio: gli oli DOP e IGP ita- l i a n i h a n n o s u p e r a t o l e 16.000 tonnellate di volume certificato nel 2024, con un aumento di oltre il 30% in un anno, con un valore di merca- to vicino ai 200 milioni di euro (230 milioni di dollari) e un aumento delle esportazio- ni di circa il 25%.Si tratta di un risultato particolarmente degno di nota, considerando il raccolto negativo nella prin- cipale regione di produzione del Paese, la Puglia, e la com- b i n a z i o n e d i c o n d i z i o n i m e t e o r o l o g i c h e e s t r e m e , aumento dei costi e pressione sulle rese che gli olivicoltori hanno dovuto affrontare. Ma se da un lato le deno- minazioni sono utili per i con- sumatori e rafforzano la visi- b i l i t à – e i r i c a v i – d e i produttori, dall'altro presen- tano anche delle sfide. Le pic- cole aziende agricole spesso si scontrano con gli obblighi amministrativi della certifica- zione e le ripetute richieste di semplificazione sottolineano la necessità di procedure più chiare, soprattutto per gli operatori con risorse limitate. E se da un lato il commercio internazionale significa visi- bilità e maggiori vendite, dall'altro può anche introdur- re incertezza: formaggi, salu- mi e spumanti italiani affron- t a n o p e r i o d i c a m e n t e l a minaccia di dazi doganali in mercati importanti come gli Stati Uniti, sollevando preoc- cupazioni sulla stabilità dei flussi di esportazione, nono- stante la performance com- plessiva rimanga solida. Pro- b l e m i p o s s o n o e s s e r e presenti anche all'interno della struttura stessa delle denominazioni: nel settore dell'olio d'oliva, ad esempio, alcuni consorzi sostengono che le norme attuali non pre- miano pienamente la qualità e che sono necessarie riforme strutturali per mantenere la competitività. Ma cosa significano queste dinamiche per i consumatori americani? Senza dubbio, plasmano il modo in cui il cibo italiano arriva oggi sulle nostre tavole e, senza dubbio, la maggiore disponibilità di prodotti DOP, IGP, DOC e DOCG sugli scaffali statuni- tensi significa un accesso più f a c i l e a d a l i m e n t i c h e u n tempo richiedevano un viag- gio in Italia o la visita a un importatore specializzato. Scegliere Piave, Pecorino Toscano o Radicchio di Trevi- so crea un legame diretto con gli agricoltori, i casari e i viti- coltori il cui lavoro definisce questi prodotti. Con l'ingres- so di nuove denominazioni nel sistema e la crescente visibilità di regioni meno conosciute, le indicazioni geografiche dimostrano la loro capacità non solo di pre- s e r v a r e l a t r a d i z i o n e , m a anche di ampliarla, offrendo ai prodotti alimentari emer- genti la possibilità di viaggia- re più lontano che mai. I n u n m e r c a t o a n c o r a affollato di imitazioni, questi marchi rimangono un modo pratico e affidabile per soste- nere l'autentica artigianalità italiana e le comunità che la sostengono. La nuova geografia del gusto: come i prodotti DOP e IGP si stanno espandendo nel mondo ll pecorino toscano (sopra) è apprezzato in tutto il mondo, anche se per anni è stato messo in ombra dal suo più noto cugino romano (Photo: Giovanni Triggiani/Dreamstime)

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