L'Italo-Americano

italoamericano-digital-12-25-2025

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25 GIOVEDÌ 25 DICEMBRE 2025 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | L a maggior parte d e l l e p e r s o n e immagina l'arena romana come un mondo di com- battenti maschi, sabbia e acciaio, folle in delirio per lo spettacolo dei gladiatori che si affrontavano sotto gli occhi degli imperatori; eppu- re testi antichi, iscrizioni e reperti archeologici rivelano un quadro diverso, in cui anche le donne combat- tevano nelle arene del- l'Impero. La loro presenza era abbastanza rara da susci- tare fascino e critiche, ma abbastanza visibile da lascia- re tracce sia nella letteratura che nella cultura materiale. Per capire chi fossero queste donne, dobbiamo ricostruire riferimenti sparsi, analizzare una manciata di immagini e leggere a fondo tra le righe dei commenti morali romani. Il risultato è un'istantanea storica ricca di implicazioni sul modo in cui i Romani consideravano genere, status e intrattenimento. L a p r i m a d o m a n d a è , ovviamente, se le gladiatrici siano realmente esistite, e le prove supportano un chiaro sì: gli scrittori romani descri- vono le donne che prendeva- no parte ai giochi pubblici, sebbene evitino di usare un termine specifico equivalente alla moderna gladiatrices. Parlano invece di donne che "si esibiscono nell'arena" o si riferiscono a loro semplice- mente come mulieres o femi- nae in contesti che inequivo- c a b i l m e n t e i m p l i c a n o i l combattimento. Il fatto che la loro parteci- pazione dovesse essere rego- lamentata dalla legge è di per sé significativo: all'inizio del I secolo d.C., il Senato emanò decreti che proibivano alle donne libere e d'élite di appa- rire nell'arena sotto i vent'an- n i , u n d i v i e t o c h e i n d i c a come il fenomeno fosse reale e abbastanza preoccupante da richiedere l'intervento dello Stato. All'inizio del III secolo, l'imperatore Settimio Severo emanò un divieto più ampio, ponendo fine del tutto alla presenza pubblica delle gladiatrici: una tale sequenza di restrizioni avrebbe poco senso se il fenomeno fosse immaginario o insignificante. Le fonti letterarie possono aiutarci a capire come veni- vano percepite le combattenti e perché attirassero l'atten- zione: Giovenale, lo scritto- r e s a t i r i c o d a l l a l i n g u a tagliente dell'inizio del II secolo, deride la figura di M e v i a , u n a d o n n a c h e descrive come una cacciatrice di cinghiali nell'arena. Il suo obiettivo nel brano è, in effet- ti, criticare gli eccessi morali tra i ricchi, ma la sua menzio- ne dimostra che il pubblico comprendeva l'idea di una donna che si esibiva in spet- tacoli pericolosi e ne era a conoscenza. Il Satyricon di Petronio include un riferi- mento alle donne che parteci- pavano ai combattimenti con i carri, un altro segnale che l'élite romana associava le artiste ai giochi nell'arena. Nella sua biografia di Domi- ziano, Svetonio descrive come l'imperatore organiz- zasse combattimenti notturni che includevano donne, nel- l ' a m b i t o d i u n g u s t o p i ù ampio per esibizioni insolite pensate per impressionare e sconvolgere. Lo stesso Taci- to, raccontando il regno di Nerone, nota che donne di "famiglie illustri" apparivano negli spettacoli, un dettaglio che usò per trasmettere quel- la che percepiva come l'ero- sione delle norme sociali tra- dizionali, sotto l'imperatore più famigerato di tutti. Se la letteratura coeva non bastasse, l'archeologia offre un'ulteriore prova dell'esi- stenza e della (impopolarità) delle artiste nell'arena. Il manufatto più sorprendente portato alla luce è, forse, un rilievo marmoreo prove- niente da Alicarnasso, ora c o n s e r v a t o a l B r i t i s h Museum, che raffigura due combattenti di nome Amaz- zone e Achillia, identificate da iscrizioni. Entrambe sono armate di spada e scudo, i loro corpi privi di armatura, fatta eccezione per l'equipag- giamento protettivo tipico di alcuni tipi di gladiatori. Le loro teste scoperte, a diffe- renza di quelle di molti gla- diatori maschi, evidenziano il loro genere al pubblico, men- tre l'iscrizione ricorda che fu loro concessa la missio "men- tre erano ancora in piedi", in segno di rispetto e a indicare che il combattimento si con- c l u s e c o n u n o n o r e v o l e pareggio. Gli studiosi riten- gono che queste due combat- tenti fossero ben note e forse si esibissero insieme regolar- m e n t e , f o r s e r i e v o c a n d o duelli mitologici tra Amazzo- ni ed eroi greci, qualcosa che si riflette nei loro stessi nomi. Un altro pezzo interessan- te, una piccola statuetta in bronzo identificata dal ricer- catore Alfonso Mañas nel 2011, mostra una figura fem- m i n i l e c h e i m p u g n a u n a spada curva e indossa un'ar- matura minima nello stile del thraex, uno dei tipi stan- dard dei gladiatori; È fonda- mentale che la postura e l'e- q u i p a g g i a m e n t o d e l l a statuetta corrispondano a quanto noto dalle raffigura- zioni di combattenti maschi, rafforzando questa interpre- tazione. A Londra si dibat- te anche su una sepoltu- ra un tempo proposta come quella di una gladiatrice, seb- bene gli studiosi ora valutino tale affermazione con caute- la. Ciononostante, la combi- nazione del rilievo di Alicar- nasso e della statuetta in bronzo fornisce una confer- ma concreta che le donne, in effetti, ricoprivano ruoli da gladiatori. Capire chi fossero queste donne può essere, tuttavia, più impegnativo; sappiamo che la maggior parte dei gla- diatori maschi proveniva da popolazioni schiavizzate, pri- gionieri di guerra o individui condannati a giochi forzati, e molti storici presumono che le gladiatrici provenissero da contesti simili, soprattutto dati gli alti rischi connessi al combattimento nell'arena. Tuttavia, alcuni studiosi sostengono che le donne libe- re, in povertà o indebitate, potessero partecipare ai gio- chi volontariamente, come t a l v o l t a a c c a d e v a t r a g l i uomini. I riferimenti lettera- ri, tuttavia, indicano un altro gruppo: le donne dell'éli- te, che venivano costrette o indotte a esibirsi negli spettacoli imperiali. Infat- ti, sia Tacito che Svetonio insinuano che imperatori come Nerone e Domiziano incoraggiassero le donne di alto lignaggio a partecipare, una pratica che i moralisti condannavano come segno di declino sociale. Per quanto riguarda l'ad- destramento e l'equipaggia- mento, è molto probabile che fossero simili a quelli delle loro controparti maschili, come suggerito dalla preci- sione tecnica del bassorilievo di Alicarnasso e dall'analisi accademica delle scuole gla- diatorie. Probabilmente si a l l e n a v a n o c o n g l i s t e s s i istruttori, imparavano gli stessi stili di combattimento e seguivano regole simili. Gli artisti tendevano a raffigurar- li senza elmo, il che potrebbe riflettere scelte teatrali volte a g a r a n t i r e c h e i l p u b b l i c o potesse identificarli. Alcuni ricercatori ritengono che i loro combattimenti avessero meno probabilità di conclu- dersi con la morte, in parte p e r c h é r a p p r e s e n t a v a n o un'attrazione rara e in parte perché gli organizzatori ave- vano investito nel loro adde- stramento. Il rilievo di Alicar- n a s s o , c h e c e l e b r a u n incontro in parità, supporta questa idea. Le gladiatrici esistevano, quindi; ma non avevano una storia lunga quanto quella d e l l e l o r o c o n t r o p a r t i maschili. La loro scomparsa può essere associata a un mix di pressione sociale, preoccu- pazioni politiche e critica morale: le esibizioni pubbli- che delle donne dell'élite si scontravano con gli ideali romani di modestia e dome- sticità, rendendo la loro pre- senza nell'arena un potente simbolo di disordine per i commentatori conservatori. Anche quando eseguito da donne schiave o di classe inferiore, lo spettacolo sfida- va le aspettative sulla femmi- nilità e i confini tra ruoli pri- vati e pubblici. I primi divieti del Senato prendevano di mira specificamente le donne n a t e l i b e r e , r i v e l a n d o u n certo livello di ansia sociale riguardo al comportamento delle famiglie potenti. Quan- do Settimio Severo emanò il divieto definitivo, la parteci- pazione femminile era diven- t a t a u n p u n t o f o c a l e n e i dibattiti sulla decadenza e sui limiti etici dei giochi. Elimi- narlo servì a scopi sia morali che politici e, dopo l'inizio del III secolo, i riferimenti alle d o n n e c h e c o m b a t t e v a n o nelle arene scompaiono. Le donne che combattevano nell'arena: rivalutare le "gladiatrici" di Roma I reperti archeologici mostrano che le gladiatrici combattevano con armature simili a quelle dei loro "colleghi" uomini (Image created with DALL-E 2) HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA

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