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N o n t u t t o a L e c c e , u n a delle capitali i t a l i a n e d e l B a r o c c o , è come sembra... Si entra in una delle sue splendide chie- se, gli occhi si abituano alla l u c e , e d e c c o l i l ì : s a n t i , Madonne, crocifissi, tutti grandiosi e in qualche modo drammatici, in piedi nelle cappelle laterali o sopra gli altari. Niente in loro suggeri- sce fragilità. S o l o p i ù t a r d i , a v o l t e d o p o c h e q u a l c u n o l o f a notare, si scopre che molte di quelle statue sono fatte di carta. Sì, di carta o, per esse- re più precisi, di cartape- sta. L ' u s o d e l l a c a r t a p e s t a nelle arti plastiche barocche è, in realtà, una tradizione poco conosciuta, soprattutto perché la qualità delle opere è così elevata che nessuno si a c c o r g e d i n o n g u a r d a r e opere in pietra o in legno: per secoli ha fatto parte del paesaggio visivo di Lecce. L ' a r t i g i a n a t o i n i z i ò a prendere forma tra il XVII e il XVIII secolo, quando Lecce si stava espandendo rapidamente come centro religioso: chiese, conventi e confraternite si moltiplicaro- n o , e c o n l o r o a r r i v ò u n costante bisogno di statue, m a l e g n o e m a r m o e r a n o costosi e lenti da lavorare, e molte istituzioni semplice- mente non potevano permet- terseli. La cartapesta offrì una risposta a queste esigen- ze, perché permetteva di pro- durre figure devozionali con- vincenti in tempi rapidi e a un costo inferiore, utilizzan- do materiali facili da reperire e trasportare. Il processo in sé era – ed è tuttora – relativamente sem- plice nella sua essenza: i rita- gli di carta vengono bagnati e sminuzzati, mescolati con colla e leganti, quindi model- lati a mano su strutture o stampi di legno. Una volta che la forma si asciuga, la superficie viene rifinita, sigil- lata e dipinta. Può sembrare semplice ma il lavoro richie- de tempo e familiarità con il materiale, per evitare che gli e r r o r i p o r t i n o a d i s a s t r i : un'asciugatura troppo rapida può causare crepe; una sigil- latura inadeguata favorisce l'ingresso di umidità e inset- ti. In altre parole, servono esperienza e una mano capa- ce. C o s a h a t r a s f o r m a t o l a cartapesta in una tradizione? Il contesto e la storia partico- l a r i d i L e c c e . D u r a n t e i l periodo barocco, la città era una delle più densamente religiose dell'Italia meridio- nale, in cui la domanda di statue era costante, il che significava che le botteghe potevano affinare le tecniche grazie alla produzione regola- re. Col tempo, emerse uno stile riconoscibile, caratteriz- zato da figure espressive ma controllate, modellate con cura senza eccessi, pensate per essere convincenti da vicino piuttosto che dramma- tiche da lontano. Le origini di quest'artigia- nato sono saldamente anco- rate alla vita quotidiana della città, come ci raccontano i r e s o c o n t i s t o r i c i l o c a l i ; i primi lavori di cartapesta, raccontano le fonti, si svolge- vano spesso nelle botteghe dei barbieri, più precisamen- te nei retrobottega, già utiliz- zati per mescolare i prodotti e maneggiare gli strumenti. Qui, gli artigiani sviluppava- no laboratori informali per preparare la pasta di carta e modellare le loro statue. Uno dei primi personaggi, ricor- dato come Mesciu Pietru de li Cristi, era un barbiere, noto per la realizzazione di crocifissi che trovavano posto in chiese e case private. Con i l p a s s a g g i o d i m a n o i n mano, spesso all'interno delle famiglie, la cartapesta si raf- finò: gli artigiani impararono a costruire armature in grado di sostenere figure più gran- di, a controllare le proporzio- ni, a dipingere toni di incar- n a t o c h e r i s u l t a s s e r o realistici piuttosto che teatra- li. Il loro obiettivo era la cre- dibilità, perché queste statue dovevano essere realistiche, credibili. Verso la fine del XIX s e c o l o , l a c a r t a p e s t a e r a diventata qualcosa di suffi- cientemente riconoscibile da attrarre tentativi di moder- nizzazione, il più ambizioso dei quali fu guidato da Luigi Guacci, che fondò un Isti- tuto di Arti Plastiche e organizzò la produzione su una scala senza precedenti. La sua bottega impiegava d e c i n e d i l a v o r a t o r i e s i espanse oltre la statuaria religiosa, producendo bam- bole, oggetti decorativi e arti- coli per mercati più ampi, ma l'esperimento divise le opinioni: alcuni lo considera- vano un passo necessario verso la sopravvivenza eco- nomica; altri temevano che qualcosa di essenziale andas- s e p e r s o n e l p r o c e s s o . I n o g n i c a s o , i l p r o g e t t o d i Guacci dimostrò che i creato- r i d i c a r t a p e s t a n o n s o l o erano adattabili, ma perfet- tamente in grado di rispon- dere alle sfide della moder- nità. Nel XX secolo, tuttavia, la domanda di grandi statue devozionali diminuì e molte botteghe chiusero i battenti. Oggi, la cartapesta sopravvi- ve grazie a un piccolo nume- r o d i a r t i g i a n i , s p e s s o descritti come gli ultimi della loro specie. È vero, la forma- zione è lunga, le commissioni sono irregolari e la produzio- ne di una figura a grandezza naturale può richiedere mesi, tuttavia, l'artigianato non è scomparso, anzi, ha spostato la sua attenzione su ciò che è più richiesto: figure più pic- cole, presepi, maschere e reinterpretazioni contempo- ranee costituiscono ora gran parte del lavoro, attraendo c o l l e z i o n i s t i e v i s i t a t o r i attratti dalla tecnica tanto quanto dagli oggetti stessi. Anche le istituzioni locali h a n n o s v o l t o u n r u o l o i m p o r t a n t e n e l g a r a n t i r e c o n t i n u i t à e v i s i b i l i t à , soprattutto dall'apertura, nel 2 0 0 9 , d e l M u s e o d e l l a Cartapesta all'interno del Castello Carlo V, dove i visitatori non solo ammirano le opere d'arte, ma appren- dono anche come funziona il materiale e come vengono costruite le figure. M a p e r c o m p r e n d e r e appieno la cartapesta nella sua dimensione culturale e artistica, è necessario com- prendere come si inserisce nell'estetica più ampia di Lecce: la pietra leccese domina l'esterno della città, luminosa, ornata ed esposta alle intemperie, ma la carta- pesta si colloca principal- mente all'interno. Vive in cappelle, sacrestie e altari laterali, spazi progettati più per la prossimità che per la grande esposizione. La giu- stapposizione dei due mate- riali crea un contrasto sor- p r e n d e n t e e p i u t t o s t o insolito, con la pietra che suggerisce permanenza e presenza pubblica, e la carta intimità e utilizzo. Insieme, raccontano una storia più c o m p l e t a d i c o m e a r t e e devozione da sempre funzio- nano in città. L'equilibrio rimane, in definitiva, il vero segreto della tradizione della carta- pesta leccese, perché trasfor- m a m a t e r i a l i m o d e s t i i n oggetti capaci di catturare l'attenzione e di catturare il significato; nate dalla neces- sità piuttosto che dall'abbon- danza, le origini plasmano ancora oggi il carattere di q u e s t ' a r t e . L a c a r t a p e s t a rimane una delle forme d'ar- te distintive di Lecce: non è vistosa, ma la sua bellezza è una ricompensa per chi si concede il tempo di apprez- zarla. Ed è per questo che, in una città nota per la pietra, è f o r s e l a c a r t a a v e i c o l a r e alcune delle espressioni più significative della dedizione, dell'abilità e della creatività quotidiana locale. La tradizione della cartapesta leccese L'arte antica e "popolare" della cartapesta per le strade di Lecce (Photo: Francocogoli/Dreamstime) GRAND TOUR VIAGGI ITINERARI TERRITORIO 17 GIOVEDÌ 8 GENNAIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO |
