L'Italo-Americano

italoamericano-digital-1-8-2025

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M ark Ruffalo ha costruito la sua car- riera sulla c o m p l e s - sità. Una star del cinema che rifugge il protagonismo, un supereroe Marvel perfetta- mente a suo agio anche nei drammi più intimi e dolorosi, un attore le cui interpretazio- ni sembrano più atti di ascol- to che dichiarazioni di forza. In Task, la nuova serie HBO, Ruffalo incanala questo istin- to in uno dei ruoli più misu- rati e moralmente complessi della sua carriera. Un'inter- pretazione che è valsa all'at- tore, tre volte candidato all'O- s c a r e n o t o a l g r a n d e pubblico soprattutto per il ruolo di Hulk, la sua seconda nomination ai Golden Globe, come Miglior attore protago- nista in una serie drammatica (dopo la vittoria nel 2020 per il doppio ruolo nella minise- r i e I K n o w T h i s M u c h I s True). M a r k R u f f a l o è n a t o a Kenosha, Wisconsin, il 22 novembre 1967. Suo padre, Frank Lawrence Ruffalo Jr., era un imbianchino edile di origini italiane: la sua fami- glia proviene da Girifalco, in C a l a b r i a , i n p r o v i n c i a d i Catanzaro. Anche la madre, Marie Rose Hébert, aveva ascendenze franco-canadesi e i t a l i a n e . E n t r a m b i i r a m i familiari di Ruffalo affondano dunque le radici in Italia e l'e- redità calabrese è parte inte- grante della sua identità. In più occasioni l'attore ha rac- contato di essersi sentito " m o l t o a c a s a " i n I t a l i a , durante visite e apparizioni pubbliche come al Giffoni Film Festival, facendo riferi- mento alla propria genealo- gia. Il cibo italiano e le tradi- zioni familiari legate alle sue origini calabresi — come la cucina della nonna — sono elementi che Ruffalo ha spes- so evocato come punti di rife- rimento fondamentali della sua identità culturale. Per Ruffalo, la cui carriera spazia dai grandi franchise come The Avengers ad adat- tamenti letterari come All the Light We Cannot See, Task r a p p r e s e n t a u n u l t e r i o r e r i t o r n o a u n a n a r r a z i o n e profondamente umana. Una sensibilità che si intreccia, almeno in parte, con le sue radici italo-americane. L'atto- re ha infatti spesso racconta- to di essere cresciuto in una famiglia operaia, dove valori come la famiglia, la fede e la resilienza sono sempre stati presenti, anche quando vissu- ti in modo imperfetto. Temi che attraversano in filigrana Task, una serie più interessa- ta al conflitto morale che alle risposte facili. Creata da Brad Ingelsby (Mare of Easttown), Task si muove tra il racconto procedurale e una meditazio- ne su fede, giustizia ed empa- tia in un'America frammenta- ta. Ruffalo interpreta Tom Brandis, agente dell'FBI nella contea di Delaware, nei pressi di Philadelphia — nota local- m e n t e c o m e D e l c o — u n uomo segnato da una vita di lutti: ex sacerdote, alcolista in recupero, vedovo che conti- nua a fare i conti con la perdi- ta. Mark, sei stato anche p r o d u t t o r e e s e c u t i v o della serie. Quanto sei stato coinvolto nel darle forma? Per me produrre significa sempre chiedermi: di che cosa ha bisogno questo pro- getto da parte mia? E molto spesso la risposta è protezio- ne e accompagnamento. Il mio ruolo non era quello del controllo. Ero lì per assicu- rarmi che le persone si sentis- sero supportate e che la visio- ne fosse rispettata fino in fondo. In pratica, sono stato il cheerleader del cast e della troupe. Che cosa ha richiesto invece Task, come atto- re? È s t a t o p i ù d i f f i c i l e d i quanto pensassi. Restare così a lungo in quello spazio emo- tivo è stato pesante. Ma credo che oggi il pubblico abbia bisogno di catarsi. Questa serie ha cuore. Onestamente, Task racchiude tutto ciò che ho imparato dalla vita — nel modo più duro. L a v o r i a c c a n t o a u n ensemble molto forte. Come lavori in gruppo? È un ensemble incredibile. Alcuni attori non hanno biso- gno degli altri: sono straordi- nari da soli. Ma io non sono così. Quello che accade nello scambio tra due persone è dove nasce la magia. E per quanto la serie fosse pesante, abbiamo riso tantissimo. Le persone si sentivano libere, al sicuro. È questo che rende davvero forte un ensemble. Qual è l'arco narrativo principale del tuo perso- naggio? Il percorso di Tom è, in definitiva, un percorso di per- dono. Ma il perdono è un cammino e non può esistere senza empatia. Un amico una volta mi ha detto una frase che mi è rimasta impressa: non ci sono scuse, ma ci sono ragioni. La legge è bianca o nera, ma le persone no. Ci sono conseguenze — si paga — ma ci sono anche le ragio- ni. E l'empatia non è una debolezza. È un dono. Oggi, negli Stati Uniti, esiste quasi un movimento contro l'idea stessa di empatia, come se fosse una malattia. Pensare che l'empatia sia un proble- ma sociologico è profonda- mente antitetico all'esperien- z a u m a n a . Q u e s t a s e r i e sostiene l'esatto contrario. Che cosa ti incuriosi- s c e d i p i ù d i c i ò c h e potrebbe accadere a Tom in futuro? Mi interessa il modo in cui va avanti. Se vogliamo davve- ro riflettere il mondo in cui viviamo oggi, c'è tutta la que- stione dell'ICE, del ruolo di un agente dell'FBI e di che cosa significhi oggi "protegge- re e servire". Come si relazio- nano le forze dell'ordine con le comunità di immigrati, comunità da cui molti di noi provengono e che dovremmo c o m p r e n d e r e a u n l i v e l l o molto personale? La vera domanda è se siamo disposti ad affrontare questo percorso in modo onesto. Quale lezione di vita reale impara il tuo perso- naggio? C'è una frase del poeta Rumi che amo molto: la luce entra attraverso la ferita. La perdita e il dolore ti portano in ginocchio. E quando sei in ginocchio, è molto difficile guardare qualcuno dall'alto in basso. Il dolore lo ammor- bidisce. Gli apre il cuore. All'improvviso la rigidità della legge non ha più lo stes- so significato. In quel dolore c'è anche una possibilità di crescita. La serie affronta temi come mascolinità, colpa, l e a l t à e r e d e n z i o n e . Come vedi l'evoluzione di q u e s t i c o n c e t t i s u l l o schermo oggi? Quei modelli rigidi si stan- n o s g r e t o l a n d o . V e d i a m o padri imperfetti, uomini che faticano, che sbagliano, ma che amano profondamente. Non esiste una norma unica. Non siamo persone semplici: siamo sorprendenti. E la tele- visione sta finalmente ini- ziando a rifletterlo con mag- giore onestà. Se Task fosse ridotta a una sola domanda mora- le che il tuo personaggio è costretto ad affrontare, quale sarebbe? Qual è la funzione della vera fede nella società, al di là d e l v i r t u o s i s m o o d e l l a p e r f o r m a t i v i t à ? C h e c o s a significa davvero? E la fede n o n r i g u a r d a s o l o D i o . Riguarda empatia, compas- sione, perdono e il modo in cui, come esseri umani, fac- ciamo affidamento gli uni sugli altri. C o m e t i r a p p o r t i a l perdono in un contesto di fede, anche non stret- tamente religioso? Sono cresciuto in una casa dove convivevano cristianesi- m o , c a t t o l i c e s i m o e f e d e bahá'í — non sempre in modo p a c i f i c o — m a e r a v a m o immersi in tutte queste tradi- zioni ed era importante per tutti. Quello che ho imparato è c h e l e v e r i t à e s s e n z i a l i erano le stesse: compassione, perdono, attenzione verso chi è meno fortunato. Perdonare qualcuno è un altro tipo di fede: la fede nella capacità redentiva dell'umanità e nella possibilità di andare oltre il dolore e la vendetta. Oggi il mondo è guidato dalla ven- detta. Mettere da parte l'ego e perdonare è incredibilmente difficile — ma è il viaggio che il mio personaggio compie. Dopo aver esplorato colpa, perdita e redenzio- ne, che cosa ti ha lasciato Task riguardo alle scelte che definiscono una vita? La famiglia. Come viviamo la famiglia. E come le persone si ricorderanno di noi quando non ci saremo più: per come le abbiamo trattate. Sei stato rispettoso? Hai chiesto scusa quando hai sbagliato? Hai lasciato la possibilità alle per- sone di essere disordinate, imperfette, persino sgradevo- li — umane? Credo che sia questo il viaggio che conta davvero. L'attore italo-americano Mark Ruffalo nominato al suo secondo Golden Globe Mark Ruffalo (sopra, sul set di "Task") racconta di "sentirsi sempre a casa" in Italia (Photo: Peter Kramer/HBO) 27 GIOVEDÌ 8 GENNAIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | RED CARPET PROTAGONISTI RECENSIONI FESTIVAL

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