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13 GIOVEDÌ 22 GENNAIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | Q uando si sente l ' e s p r e s s i o n e Presìdi Slow Food, spesso si i m m a g i n a un'etichetta o un logo appos- to su un prodotto. In pratica, però, i Presìdi sono qualcosa di molto più concreto: gruppi d i p e r s o n e c h e l a v o r a n o i n s i e m e p e r i m p e d i r e l a scomparsa di specifici ali- menti, insieme ai paesaggi, alle competenze e alle comu- nità che li rendono possibili. In Italia, sono diventati una delle espressioni più convin- centi di un Made in Italy costruito sulla tutela piut- tosto che su scala e tendenze. Il progetto dei Presìdi è stato lanciato da Slow Food alla fine degli anni '90, tra il 1999 e il 2000, in risposta a u n p r o b l e m a c r e s c e n t e e m o l t o r e a l e : l ' e r o s i o n e d e l l a b i o d i v e r s i t à a l i - m e n t a r e . L ' a g r i c o l t u r a industriale, la produzione standardizzata e le filiere g l o b a l i s t a v a n o c o s t a n t e - mente spingendo molti ali- menti locali ai margini e, mentre alcuni sopravvive- vano in piccole quantità, altri esistevano purtroppo solo nella memoria dei produttori più anziani. La risposta di Slow Food è stata quella di aiutarli a rimanere parte della vita quotidiana, restituendo valore alla loro produzione. Ogni Presidio nasce da un p r o d o t t o a r i s c h i o , c o m e un'antica razza animale, una varietà vegetale adattata a un ambiente molto specifico o un alimento trasformato con metodi che non si adattano più alla logica industriale. T u t t i h a n n o q u a l c o s a i n c o m u n e : l a l o r o f r a g i l i t à . Sono spesso difficili da pro- durre, poco adatti ai mercati d i m a s s a e d i p e n d e n t i d a conoscenze che possono rap- idamente scomparire se non vengono più praticate. Per q u e s t o m o t i v o , i P r e s ì d i operano a livello locale, con S l o w F o o d c h e c o l l a b o r a direttamente con i produt- tori, a partire dalla ricerca sul c a m p o e d a u n a s e r i e d i i n c o n t r i c h e p o r t a n o a l l a creazione di una comunità d i P r e s i d i o . I n s i e m e , definiscono un disciplinare di produzione: un documento condiviso che identifica l'area di produzione, ricostruisce la storia del prodotto e sta - bilisce linee guida chiare su come deve essere coltivato, allevato o trasformato. Uno degli aspetti più distintivi dei Presìdi è il modo in cui ven- gono presentati al pubblico, con un'etichetta narrante che spiega da dove proviene il prodotto, come viene realiz- zato e perché è importante, in modo che i consumatori sappiano che scegliere un prodotto Presìdio non è solo una questione di gusto, ma anche un modo per sostenere la biodiversità, le economie di piccola scala e le compe- tenze specialistiche. Il logo stesso del Presìdio è rigida- mente regolamentato e può essere utilizzato solo dai produttori che rispettano il disciplinare concordato, il che contribuisce a evitare che si trasformi in un marchio vuoto. Ciò che i Presìdi tutelano opera su più livelli, a partire dalla biodiversità in senso letterale, mantenendo in pro- duzione razze rare e varietà locali. In secondo luogo, sal- v a g u a r d a n o i l k n o w - h o w specifico associato a determi- nati prodotti e ambienti, in gran parte tramandato attra- verso la pratica e, quindi, legato alla memoria e alle a b i t u d i n i d e l l e p e r s o n e . Infine, sostengono le comu- nità rurali offrendo ai pro- d u t t o r i v i s i b i l i t à e u n posizionamento più equo sul mercato. In questo senso, è c o r r e t t o a f f e r m a r e c h e i Presìdi riguardano tanto le persone e i loro saperi quan- to il cibo. In Italia, l'approc- cio dei Presìdi è stato subito naturale, perché la cultura g a s t r o n o m i c a i t a l i a n a s i fonda su tradizioni e pecu- l i a r i t à l o c a l i , s p e s s o t r a luoghi distanti solo pochi chilometri. I Presìdi riflet- t o n o a t t i v a m e n t e q u e s t a r e a l t à p e r c h é , a n z i c h é puntare a standardizzare l'ec- cellenza, vogliono proteggere la differenza. Oggi la rete dei Presìdi si estende attraverso centinaia di progetti in tutto il mondo, ma l'Italia ne rimane il cuore storico e simbolico. Se non altro, il loro significato è più chiaro ora di quanto non lo f o s s e a l l ' i n i z i o : i P r e s ì d i dimostrano, in termini molto pratici, che proteggere la t r a d i z i o n e n o n s i g n i f i c a rinchiuderla nel passato, ma mantenerla viva attraverso la produzione continua, l'adat- tamento e la sostenibilità economica. In un sistema alimentare sempre più guidato da veloc- ità e uniformità, i Presìdi S l o w F o o d o f f r o n o u n a p r o s p e t t i v a d i v e r s a : s u g - geriscono che il valore può a n c o r a e s s e r e c o s t r u i t o attorno alla lentezza, alla specificità e alla cura, e che il Made in Italy non riguarda solo l'esportazione di sapori, ma anche la sostenibilità dei sistemi ecologici, culturali e umani che li producono. Q uando si parla della lampadi- na elettrica, il nome di Ales- s a n d r o C r u t o viene citato di rado. La storia, nella sua versione più diffusa, r u o t a q u a s i i n t e r a m e n t e attorno a Thomas Edison. Eppure, nei primi anni dell'il- luminazione elettrica, il lavo- ro di Cruto fu tutt'altro che marginale: le sue soluzioni erano abbastanza avanzate da attirare attenzione inter- nazionale e, per un periodo, da competere seriamente con quelle di Edison. Nato nel 1847 a Piossasco, vicino a Torino, Cruto non iniziò la sua attività speri- mentale dall'elettricità, ma dal carbonio. Il suo obiettivo iniziale era ambizioso, quasi visionario: ottenere diamanti s i n t e t i c i . I l p r o g e t t o n o n arrivò al risultato sperato, ma gli lasciò in eredità una cono- scenza profonda della strut- tura e della purezza del car- bonio. Quando, verso la fine dell'Ottocento, l'illuminazio- ne a incandescenza cominciò a svilupparsi, quel sapere si rivelò decisivo. Si sente spesso affermare che la lampadina di Cruto "precede" quella di Edison. In realtà, la questione è più articolata. La lampadina pre- sentata da Edison nel 1879 fu la prima a essere brevettata e soprattutto commercializzata con successo all'interno di un sistema elettrico completo. Cruto, però, stava lavorando lungo un percorso tecnico diverso. I suoi filamenti di carbonio venivano ottenuti attraverso un processo di deposizione chimica che pro- duceva una grafite estrema- mente pura, capace di garan- tire una luce più bianca e stabile e, in molti casi, una durata superiore rispetto alle prime lampadine edisoniane. Nel 1882 Cruto presentò le sue lampade all'Esposizione elettrica di Monaco, dove furono apprezzate per la loro luminosità e chiarezza. Poco d o p o , a d A l p i g n a n o , a l l e porte di Torino, prese avvio una produzione industriale destinata anche ai mercati esteri. Uno dei momenti più emblematici della sua carrie- ra arrivò nel 1884, quando le lampade Cruto furono utiliz- zate per illuminare piazza Carlo Felice a Torino: per un breve periodo, un'invenzione italiana illuminò uno spazio pubblico centrale in una città che stava entrando nell'era dell'elettricità. Cruto non ha cambiato il corso della storia dell'illumi- nazione elettrica, e il sistema di Edison finì per imporsi. La sua vicenda, però, ricorda che l ' i n n o v a z i o n e n o n n a s c e quasi mai da un solo nome. N e l m o n d o s p e r i m e n t a l e delle origini dell'elettricità, anche l'Italia ebbe un inven- tore la cui soluzione funzio- nava - anche se, col tempo, la storia ne ha attenuato la luce Cruto scoprì molte proprietà del carbone, da cui creò la sua prima lampadina, men- tre lavorava per create diamanti sintetici (Image created with ChatGPT) Presìdi Slow Food: proteggere il vero Made in Italy Alessandro Cruto: un capitolo italiano dimenticato nella storia della lampadina IMPRESA ITALIA ECONOMIA MADE IN ITALY AZIENDE I Presidi Slow Food proteggono sia prodotti che ingredienti, e i luoghi dove vengono fatti o coltivati (Photo: Yana Tatevosian/Dreamstime)
