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C 'è un momento, di solito quando o r d i n i a m o d a mangiare, leggia- m o u n m e n u o persino facciamo la spesa set- timanale, in cui i toponimi italiani sembrano spogliati della geografia e trasformati in nomi di uso quotidiano. Chiediamo un bicchiere di B a r o l o s e n z a p e n s a r e a l paese da cui proviene, spal- miamo il Gorgonzola senza immaginare la Lombardia, o indossiamo un paio di jeans senza sapere che la parola stessa un tempo indicava una città portuale. È una piccola abitudine linguistica, ma dice molto su come i luoghi italia- ni abbiano viaggiato, a volte più lontano e in modo più permanente delle persone che li hanno chiamati. Questo modo di dare nomi ai luoghi non è prettamente italiano, ma il Belpaese offre un insieme insolitamente ricco e coerente di esempi; il cibo, in particolare, ha porta- to i nomi locali in giro per il mondo, spesso preservandoli a lungo dopo che il loro signi- ficato originale si è offuscato. In alcuni casi, il collegamento è preciso e protetto, in altri è approssimativo, mediato dal commercio, dall'imitazione o dall'interpretazione straniera. Prese insieme, queste parole formano una sorta di mappa parallela dell'Italia, che esiste n o n s o l o s u l l a c a r t a , m a anche nelle nostre abitudini linguistiche quotidiane. Pensate ai jeans: quante volte vi siete chiesti da dove derivi il loro nome? Ebbene, la storia lo fa risalire (come molti di voi probabilmente sapranno, dato che ne abbia- mo parlato proprio su queste pagine in più di un'occasione) a Genova, o meglio al suo n o m e f r a n c e s e , G ê n e s . A l m e n o d a l X V I s e c o l o , Genova era associata a un robusto tessuto di cotone uti- lizzato per abiti da lavoro, in particolare per i marinai. Quel tessuto circolava ampia- mente lungo le rotte commer- ciali del Mediterraneo e il n o m e v i a g g i a v a c o n e s s o , quindi, nel tempo, jean o jea- nes finirono per descrivere il capo piuttosto che il luogo. Qualcosa di simile accadde con Bologna, sebbene la sto- r i a s i a p i ù c o m p l i c a t a . I n I t a l i a , l a m o r t a d e l l a d i Bologna è un prodotto speci- fico con un'origine e un'iden- tità definite; all'estero, tutta- via, in particolare negli Stati Uniti, "bologna" divenne il nome di una salsiccia cotta generica, solo vagamente ispi- rata all'originale. Il nome della città sopravvisse, ma il prodotto cambiò, influenzato dalla produzione industriale e dal gusto locale, in un chiaro esempio di come un toponimo possa assumere una vita pro- pria, distaccato dalla realtà che un tempo descriveva. L'esempio del Marsala è forse ancora più chiaro: il vino dolce e liquoroso che cono- s c i a m o c o m e i n g r e d i e n t e chiave di molti dolci italiani (tra cui lo zabajone e numero- se torte) prende il nome dalla città siciliana in cui fu svilup- pato ed esportato, in partico- lare alla fine del XVIII secolo; allo stesso modo, il formaggio Gorgonzola prende il nome d a l l a c i t t à l o m b a r d a d i Gorgonzola, e oggi questo legame è protetto e regola- m e n t a t o . N e l l ' a m b i t o d e l s i s t e m a e u r o p e o D O P ( D e n o m i n a z i o n e d i Origine Protetta), il nome può essere utilizzato solo per formaggi prodotti in aree spe- cifiche e secondo metodi defi- niti. In alcuni casi, i toponimi hanno viaggiato attraverso un'altra lingua prima di entra- re nell'uso globale, come è successo a "Faience", il termi- ne generico per la ceramica smaltata a stagno, che deriva da Faenza, città nota per la produzione di ceramiche dal R i n a s c i m e n t o i n p o i . Attraverso il commercio e la t e r m i n o l o g i a f r a n c e s e , Faenza divenne faïence, poi "faience" in inglese e, se è vero che il termine ora descrive una categoria di oggetti piut- tosto che un'origine specifica, la città stessa rimane incasto- nata nel termine. Il Prosecco ha una storia l e g g e r m e n t e d i v e r s a , c h e dimostra come i toponimi possano essere attivamente recuperati: il nome deriva da un piccolo villaggio vicino a Trieste chiamato, ovviamente, Prosecco, e per secoli si è rife- rito a un vino locale. Con la d i f f u s i o n e g l o b a l e d e l Prosecco, l'Italia ha adottato misure legali per rafforzare il significato geografico del ter- mine, assicurandosi che si riferisse a un'area specifica piuttosto che a uno stile repli- cabile ovunque. Lo stesso s c h e m a è s e g u i t o d a a l t r i famosi vini italiani: Barolo, Chianti, Frascati e innu- merevoli altri, che a livello internazionale funzionano come nomi a sé stanti. In effetti, non è necessario spie- gare cos'è un Barolo nella maggior parte del mondo, poiché il nome è diventato sinonimo di un insieme di aspettative su gusto, qualità e prestigio. Eppure Barolo è anche un paese, un paesaggio e u n i n s i e m e s p e c i f i c o d i vigneti. Molti formaggi italia- ni seguono un percorso simi- le, dall'Asiago, che prende il nome dall'omonimo altopia- no, al Taleggio, che è legato a l l a V a l T a l e g g i o , f i n o a l Castelmagno, il cui nome si riferisce a un piccolo comune in provincia di Cuneo, dove il formaggio viene prodotto fin dal Medioevo. Ciò che è davvero interes- sante qui, tuttavia, non è quante di queste connessioni esistano, ma il fatto che siano ancora con noi, sopravviven- do ai cambiamenti del gusto, ai cambiamenti nella produ- zione e persino alla scompar- sa delle condizioni che le hanno create. Alcune sono state semplificate lungo il percorso, altre accuratamen- te recintate e protette, altre ancora si sono estese così tanto che il riferimento origi- n a l e è a p p e n a v i s i b i l e . Eppure, ognuno di loro è nato come toponimo profon- damente legato a una specifi- ca tradizione e a un momento nella storia culinarian o del vino. C'è un leggero squilibrio, c o m e s p e s s o a c c a d e , n e l m o d o i n c u i q u e s t i n o m i viaggiano, perché una volta trasferiti all'estero, diventano familiari ma possono perdere di precisione: vale a dire che si può sapere cos'è Bologna senza mai pensare a Bologna o usare la parola Parmigiano senza immaginare Parma. In sostanza, il nome diventa parte di una lingua mentre il luogo stesso sfugge alla vista. Eppure questa distanza non è sempre una perdita, a volte accade il contrario, per- ché la parola persiste quel tanto che basta per suscitare curiosità, per far chiedere perché suoni in quel modo, o a cosa potesse riferirsi un tempo. In questo senso, que- sti nomi trasportano fram- menti di geografia e patrimo- nio italiano nella vita quoti- diana, inserendo città, paesi e regioni in abitudini che si ripetono ogni giorno. E quan- to è appropriato! L'influenza dell'Italia, a pensarci bene, raramente si è manifestata attraverso dichiarazioni o spiegazioni; più spesso, si è mossa attraverso la routine. Vista da questa prospettiva, v e r s a r e u n b i c c h i e r e d i Barolo o tagliare una fetta di Gorgonzola è un piccolo atto d i t r a d u z i o n e , p e r c h é u n toponimo attraversa un con- fine, si adatta a un nuovo contesto e si stabilisce in un'altra lingua. La mappa che traccia può essere incompleta e un po' irregolare, ma è duratura e ha un significato. Come le città italiane sono finite nei nostri piatti – e nei nostri armadi! 17 GIOVEDÌ 22 GENNAIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI Le montagne intorno a Castelmagno, in Val Grana (Photo: Pigifranco/Dreamstime), sono famose per il formaggio (in basso a destra) che prende il nome dall'omonimo villaggio (Photo: Laudibi/Dreamstime)
