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29 GIOVEDÌ 22 GENNAIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | L a campagna che un tempo circon- dava Roma asso- migliava poco al p a e s a g g i o moderno del Lazio. Molto prima che l'età imperiale trasformasse la città in una v a s t a m e t r o p o l i , l a s u a sopravvivenza dipendeva da una fitta rete di fattorie che fornivano grano, olio, vino, o r t a g g i e f r u t t a s i a a l l e comunità rurali che a una p o p o l a z i o n e u r b a n a i n costante crescita. Per com- prendere cosa producessero queste fattorie, è necessario guardare oltre la moderna agricoltura italiana e rico- struire un sistema plasmato dal clima, dal suolo e dalle esigenze pratiche della vita quotidiana. Autori antichi come Catone, Varrone e C o l u m e l l a , insieme alle testimonianze archeologiche p r o v e n i e n t i d a l l e v i l l a e rusticae dell'Italia centrale, offrono un quadro dettaglia- to di quanto fosse vario e attentamente organizzato questo mondo agricolo. I cereali costituivano la s p i n a d o r s a l e d e l l a d i e t a romana e occupavano gran p a r t e d e l l a t e r r a a r a b i l e disponibile, con il grano – nelle sue diverse varietà, tra cui il grano duro e forme più a n t i c h e c o m e i l f a r r o – essenziale per la preparazio- ne del pane e del puls, una polenta che sfamava gran p a r t e d e l l a p o p o l a z i o n e . A n c h e l ' o r z o e r a a m p i a - mente coltivato, soprattutto in epoche precedenti o su terreni più poveri, e serviva s i a c o m e a l i m e n t o p e r l e persone che come foraggio p e r g l i a n i m a l i . I c e r e a l i erano cruciali perché, con l ' e s p a n s i o n e d i R o m a , garantire un approvvigiona- m e n t o s t a b i l e d i g r a n o divenne una questione di sopravvivenza, e il clima del- l'Italia centrale rese possibi- le la coltivazione regolare di cereali per secoli. A c c a n t o a i c a m p i d i cereali, c'erano uliveti e vigneti. Il clima mediterra- neo, con estati calde e secche e i n v e r n i m i t i , f a v o r i v a e n t r a m b e l e c o l t u r e e g l i agricoltori romani impara- rono a sfruttare anche i ter- reni marginali: gli ulivi pro- speravano su pendii rocciosi d o v e l a r e s a d e i c e r e a l i sarebbe stata inaffidabile, e l'olio che producevano era indispensabile non solo per cucinare, ma anche per l'il- luminazione e la conserva- zione degli alimenti. I vigne- ti erano altrettanto impor- tanti, poiché il vino veniva consumato quotidianamente e svolgeva un ruolo centrale nella vita sociale e religiosa. Le fonti letterarie descrivono dettagliatamente come le viti venivano allevate, potate e s o s t e n u t e , m e n t r e i r e s t i a r c h e o l o g i c i r i v e l a n o impianti di pressatura anche in aziende agricole di medie dimensioni. Ortaggi e legumi riem- pivano gli spazi tra queste colture principali e contri- buivano in modo significati- v o s i a a l l a d i e t a c h e a l l a gestione del suolo; fave, len- ticchie, ceci e piselli erano comunemente coltivati e for- nivano una fonte essenziale di proteine vegetali, mentre gli orti situati vicino agli edi- f i c i a g r i c o l i p r o d u c e v a n o cipolle, porri, cavoli, lattuga, b a r b a b i e t o l e , c e t r i o l i e un'ampia varietà di verdure m e n z i o n a t e n e i m a n u a l i agricoli romani. Poiché que- ste colture richiedevano irri- gazioni regolari, venivano solitamente piantate vicino a p o z z i , c i s t e r n e o p i c c o l i canali di irrigazione. La loro presenza aiuta a comprende- re il grado di autosufficienza che la maggior parte delle aziende agricole mirava a raggiungere, il che le portava a produrre non solo alimenti di base, ma anche una vasta gamma di prodotti. Le fonti letterarie romane tornano a essere importanti, poiché descrivono costantemente l ' a z i e n d a a g r i c o l a i d e a l e come quella che soddisface- va la maggior parte dei biso- gni familiari prima di vende- r e q u a l s i a s i e c c e d e n z a , offrendoci un'idea ancora più esplicita dell'essenzialità dell'autosufficienza nella campagna romana. Anche gli alberi da frut- to erano una parte fonda- mentale del paesaggio agri- colo romano, con fonti della tarda Repubblica e dell'ini- zio dell'Impero che menzio- n a n o m e l e , p e r e , s u s i n e , fichi, mandorle e noci, oltre a ciliegie e pesche, tra le col- tivazioni più comuni. I frut- teti erano talvolta raggrup- pati in aree dedicate, mentre s i n g o l i a l b e r i p o t e v a n o anche essere piantati tra le v i t i o l u n g o i c o n f i n i d e i campi, sfruttando in modo efficiente lo spazio. Gli agri- coltori romani praticavano l'innesto e la coltivazione selettiva e, sebbene i nomi delle varietà antiche siano in gran parte scomparsi, molti tipi di frutta descritti nelle fonti romane, in particolare varietà di fichi, olive, pere, uva e mele, sopravvivono oggi grazie a tradizioni di coltivazione di lunga data e alla propagazione vegetativa. Molti frutti, in particolare fichi e uva, potevano essere essiccati, prolungandone la conservazione e rendendoli adatti al consumo o al com- mercio invernale. Tuttavia, se le coltivazioni a g r i c o l e s o n o r i m a s t e sostanzialmente invariate nel corso dei secoli, lo stesso non si può dire della struttu- r a d e l l e f a t t o r i e r o m a n e : all'inizio della Repubblica, la m a g g i o r p a r t e d e l l e p r o - prietà era relativamente pic- cola e gestita da famiglie libere che facevano affida- mento sul proprio lavoro, a volte integrato da aiuti sta- gionali. Il loro obiettivo pri- mario era la sussistenza, con le eccedenze vendute local- m e n t e . C o n l ' e s p a n s i o n e m i l i t a r e e d e c o n o m i c a d i Roma, la proprietà terriera s i c o n c e n t r ò s e m p r e p i ù , dando origine a latifondi più grandi come i latifundia e le villae rusticae, soprat- tutto nelle aree fertili dell'I- talia centrale e meridionale. Queste tenute combinavano estesi campi di cereali con u l i v e t i e v i g n e t i e s p e s s o facevano affidamento sul l a v o r o s c h i a v i z z a t o p e r sostenere alti livelli di pro- duzione. Resti archeologici rivelano magazzini, frantoi, cantine, granai e talvolta terme e quartieri residenzia- li, a dimostrazione del fatto che si trattava di unità eco- n o m i c h e c o m p l e s s e , p i ù simili a piccole enclave che a semplici fattorie. Ma le pratiche agricole romane riflettevano anche una solida conoscenza della gestione del territorio. Gli agricoltori ruotavano i cereali con i legumi o lascia- vano i campi a maggese per preservare la fertilità del suolo; il letame del bestiame v e n i v a s i s t e m a t i c a m e n t e raccolto e utilizzato come fertilizzante, mentre le aree di pascolo fornivano alleva- m e n t o d i p e c o r e , c a p r e e bovini che fornivano lana, latte, carne e trazione. Col- ture perenni come ulivi e viti venivano piantate dove pote- vano tollerare terreni poveri e lunghi periodi di siccità, mentre gli ortaggi venivano coltivati vicino a fonti d'ac- qua affidabili. Ognuna di queste scelte è stata il risul- tato di una lunga osservazio- ne e di un adattamento al territorio, un approccio sem- plice ma efficace che ha dato vita a un sistema resiliente in grado di sostenere una popolazione numerosa senza r i c o r r e r e a l l a t e c n o l o g i a moderna. C'è un senso di continuità millenaria legato all'agricol- tura romana che, forse, è ciò che colpisce di più oggi i non storici. Perché se l'agricoltu- ra è diventata tecnologica e sono stati compiuti notevoli progressi nelle tecniche di coltivazione, cereali, olive e u v a r i m a n g o n o c e n t r a l i nell'agricoltura italiana e le aziende agricole diversificate c o n t i n u a n o a d o m i n a r e molte aree rurali. Le discus- sioni moderne sulle pratiche sostenibili spesso enfatizza- no la rotazione delle colture, l'agricoltura mista e l'adatta- mento al terreno, tutti prin- cipi che gli agricoltori roma- ni applicavano per necessità molto prima di essere for- malizzati. Ricostruire ciò che produ- cevano le aziende agricole dell'antica Roma ci consente un'interessante panoramica storica e sociale del passato del Paese e rivela le fonda- menta di una cultura ali- m e n t a r e e d i u n s i s t e m a a g r i c o l o c h e s o n o d u r a t i secoli e continuano a pla- smare i paesaggi e la cucina italiana. La diversità delle colture è il risultato di un mondo rurale che è riuscito – e riesce ancora – a bilan- ciare praticità, necessità e i n n o v a z i o n e , e m o l t i d e i modelli stabiliti nell'anti- chità sono ancora presenti oggi, offrendoci un ulteriore collegamento con i nostri antenati più famosi. Ricostruire le fattorie dell'antica Roma: le colture che hanno plasmato una civiltà Le olive erano, con la vite e il grano, alla base dell'agricoltura romana (Image created with DALL-E 2) HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA
