L'Italo-Americano

italoamericano-digital-2-5-2026

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13 GIOVEDÌ 5 FEBBRAIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | S ituato in alto nella Valle del Calore, in Irpinia, Monte- m a r a n o è u n comune collinare in provincia di Avellino, cir- condato da vigneti, boschi di castagni e piccoli comuni che si sentono ancora profonda- mente legati al territorio. Avellino è il capoluogo di pro- vincia più vicino, a circa 25 k m d i d i s t a n z a , m e n t r e Napoli, spesso punto di riferi- mento per i visitatori prove- nienti da fuori regione, dista circa 77 km di strada. Il nome di Montemarano s u g g e r i s c e l ' a n t i c h i t à d e l paese: fonti locali notano che il toponimo potrebbe derivare dal latino Marius con il suf- fisso -nus, una forma che indica appartenenza, a indi- care un antico nome di perso- na incastonato nel paesaggio. Che questa origine sia o meno quella effettiva, ci dice certa- mente qualcosa di vero sul paese: Montemarano si legge come un luogo la cui identità si è formata nel tempo attra- verso famiglie, terreni e lega- mi ereditari. Quando si cerca la storia qui, questa tende ad apparire a frammenti. Le stesse fonti che descrivono Montemarano come città del vino e della tarantella ne fanno risalire la storia all'epoca delle guerre tra Romani e Sanniti e parla- no di un tempio dedicato a Giove sul colle dove oggi sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta. Nel centro storico, i principali luoghi di interesse sono abbastanza vicini da poter essere rag- giunti a piedi, il che è parte d e l f a s c i n o d e l p a e s e ; i l castello medievale domina il punto più alto del paese e, sebbene gran parte di ciò che si vede oggi rifletta una suc- cessiva ricostruzione, il sito si legge ancora come il nucleo antico del paese. Dopo un r e s t a u r o c o m p l e t a t o n e l 2015, il castello è stato utiliz- zato per mostre, tra cui il MuVIM, un progetto ecomu- seale incentrato sul vino, una scelta azzeccata in un luogo in cui l'Aglianico e la più a m p i a a r e a d e l T a u r a s i influenzano sia l'economia che l'orgoglio locale. Appena sotto, la Chiesa di Santa Maria Assunta e la sua storia sono fondamen- tali per comprendere come Montemarano un tempo fun- gesse da sede diocesana. Gli storici locali sottolineano che la chiesa è menzionata in una bolla papale e che la cripta medievale del paese conserva le reliquie di San Giovanni, il santo patrono celebrato ogni agosto. Per i visitatori che amano i musei piccoli ma ben orga- nizzati e interessanti, due col- lezioni spiccano: un Museo Etnomusicologico dedica- to alla tradizione musicale cittadina e un Museo dei Paramenti Sacri che ospita tessuti italiani dal XVI al XX secolo, ospitato nella Chiesa del Purgatorio. Montemarano vanta anche un paio di curiosità che la collegano a una più ampia mappa culturale italiana: Giambattista Basile, lo scrittore seicentesco associa- to a Lo Cunto de li Cunti, spesso citato come fondatore d e l l a t r a d i z i o n e f i a b e s c a europea, fu governatore della famiglia Caracciolo e fonti locali collegano il suo sog- giorno a Montemarano al completamento del suo capo- lavoro. Un'altra storia, in parte leggenda e in parte orgoglio, lega la città al ciclo di affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi: uno di questi affreschi raffi- gura la "Confessione della donna resuscitata", che si dice rappresenti un miracolo che coinvolse una donna di Montemarano. In questo periodo dell'an- no, però, il paese è al centro della scena per un motivo diverso: il suo Carnevale. Il Carnevale di Montema- rano è ampiamente descritto come una tradizione comuni- taria incentrata sulla Taran- tella Montemaranese, un ritmo locale trascinante che scandisce il ritmo dell'intera celebrazione. Recenti descri- zioni di programmi enfatizza- no sfilate in maschera, labo- ratori di tarantella per le strade e un centro storico che si trasforma in un palcosceni- co all'aperto, per concludersi con il rito del Carnevale Morto, un corteo funebre simbolico e una lettura del "testamento" che chiude i festeggiamenti con ironia e catarsi collettiva. P e r q u a n t o r i g u a r d a i l cibo, a Montemarano si trova ciò che ci si aspetterebbe dall'entroterra campano, con una forte enfasi irpina su pasta, maiale e vino di qua- lità. Le guide locali indicano l a m a c c a r o n a r a , p a s t a fatta a mano tradizionalmen- t e s e r v i t a c o n u n r a g ù d i maiale alla montemaranese, insieme alla più ampia pre- senza del Taurasi DOCG (da Aglianico) come prodotto di punta della zona. Se si aggiungono i punti di forza della zona – formaggi come il caciocavallo e la cultura della castagna dell'entroterra avellinese – si ottiene l'im- magine di un paese in cui i sapori forti e tradizionali r i m a n g o n o f o n d a m e n t a l i sulla tavola. A Torino, il cioc- c o l a t o n o n è c o n s i d e r a t o un'indulgenza, ma un linguag- gio civico, qualcosa che la città ha imparato a "parlare fluentemente" nel corso dei secoli, dall'avvento del gian- duia al rito del bicerin nei caffè storici. CioccolaTò attinge proprio a questa tra- dizione, reinterpretandola in chiave moderna e diverten- te. L'evento ha sempre rap- presentato per Torino un modo per presentare il cioc- colato come artigianato, cul- tura e vita pubblica allo stes- so tempo, ed è per questo che funziona al meglio se a f f r o n t a t o n o n c o m e u n a semplice fiera gastronomica, ma piuttosto come una cele- brazione di qualcosa che la città considera parte della propria identità. Il suo lan- c i o r i s a l e a l 2 0 0 3 , i n u n momento in cui la città stava ridefinendo attivamente la propria immagine pubblica, negli anni che precedettero le Olimpiadi invernali del 2006. L'obiettivo era quello di allontanarsi com- pletamente dalla sua reputa- zione di capitale esclusiva- mente industriale e investire invece in cultura, patrimo- n i o e d e v e n t i u r b a n i c h e potessero parlare sia ai resi- d e n t i c h e a i v i s i t a t o r i . I l cioccolato è stata una scelta ovvia: Torino aveva già seco- li di tradizione cioccolatiera alle spalle, ma CioccolaTò ha dato a quella tradizione un formato contemporaneo e aperto al mondo esterno. Fin dall'inizio, il festival è stato concepito non solo per vendere prodotti, ma per raccontare una storia sul rapporto della città con il cioccolato come bene cultu- rale condiviso. Nel 2026, il festival torna per cinque giorni, dal 13 al 17 febbraio, un periodo che lo colloca esattamente tra San Valentino e Carnevale, q u a n d o l ' i n v e r n o a n c o r a influenza il ritmo della città e passeggiare per una lunga piazza con qualcosa di caldo in mano è del tutto appro- p r i a t o . P i a z z a V i t t o r i o Veneto funge ancora una volta da fulcro centrale, con il programma che si estende a musei, luoghi culturali ed edifici storici, un dettaglio m o l t o i n t e r e s s a n t e c h e dimostra come CioccolaTò sia sempre pensato per inte- grarsi con la bellezza della città. Il programma ufficiale si basa su degustazioni, labora- tori, esperienze guidate e masterclass, alcuni offerti gratuitamente su prenota- zione e altri a pagamento, con una chiara enfasi sull'ac- cessibilità e la partecipazio- ne. Le ultime edizioni hanno r a f f o r z a t o u n f o r m a t p i ù "diffuso" in città, meno un unico mercato chiuso e più u n i n v i t o a m u o v e r s i p e r Torino e a incontrare il cioc- c o l a t o i n s p a z i e c o n t e s t i diversi. CioccolaTò quest'anno si terrà tra San Valentino e Carnevale (Photo: Shutterstock) Montemarano: un luogo diverso per un Carnevale speciale CioccolaTò: il cioccolato come cultura a Torino Un sorridente membro del Carnevale di Montemarano. Photo: Shutterstock SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI

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