L'Italo-Americano

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15 GIOVEDÌ 19 FEBBRAIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | A m e t à d e l X X secolo, il suono della fisarmo- nica non era poi c o s ì i n s o l i t o negli Stati Uniti: proveniva da programmi radiofonici, spet- tacoli di varietà, sale da ballo e, altrettanto spesso, da nor- mali salotti dove i bambini si esercitavano con le scale dopo la scuola. Fotografie dell'epo- ca mostrano giovani studenti seduti in posizione eretta accanto a grandi strumenti grandi quasi quanto il loro busto, osservati attentamente da genitori che consideravano le lezioni un traguardo rispet- tabile, non dissimile dallo stu- dio del pianoforte. Ciò che è f a c i l e d i m e n t i c a r e o g g i è quanto fosse recente quella familiarità: solo una genera- zione prima, la fisarmonica era ancora considerata una curiosità straniera, associata ai quartieri degli immigrati e agli artisti itineranti. Gran parte della trasformazione tra quei due momenti è avvenuta per mano italiana. All'inizio del XX secolo, lo strumento è entrato nell'in- trattenimento popolare ame- ricano attraverso il vaudevil- le, un circuito che amava la novità e il virtuosismo. Tra gli artisti che si distinsero ci furo- no i fratelli Guido e Pietro Deiro, musicisti di origine italiana, che promossero la fisarmonica a piano, una versione a tastiera dello stru- mento, sui principali palco- scenici e nelle registrazioni. Furono le loro esibizioni ad aiutare il pubblico a ricono- scere lo strumento al di fuori dei contesti etnici e a com- prendere come la fisarmonica potesse accompagnare coreo- grafie comiche, canzoni senti- mentali e numeri di danza nei teatri di tutto il paese. Già negli anni '10, gli ascoltatori che non avevano mai messo piede in un quartiere italiano ne riconoscevano il suono. L o s t e s s o p e r i o d o v i d e anche un altro importante sviluppo: la produzione di strumenti musicali negli Stati Uniti. A quel tempo, gli immi- grati italiani non si limitavano a esibirsi con la fisarmonica, ma la costruivano, la ripara- vano e la vendevano, come dimostra un noto esempio del Pacifico nord-occidentale, quello di Carlo Petosa. Nato in Italia e portato negli Stati Uniti da bambino, incontrò per la prima volta lo strumen- to attraverso i circuiti musica- li prima di iniziare un appren- distato presso la Guerrini Accordion Company di San Francisco. Nel 1922, aprì il suo laboratorio nel seminterrato della sua casa di Seattle, realizzando e regolan- do strumenti per una clientela in crescita. L'impresa, nata come piccola attività a condu- zione familiare, divenne la Petosa Accordion Com- pany, un'attività che rimase attiva per generazioni e che ancora oggi è associata alle fisarmoniche di fabbricazione americana. Negli anni '20, la fisarmonica si trasformò in un bene di consumo: produt- tori, insegnanti e promotori musicali si resero conto che lo s t r u m e n t o e r a p o r t a t i l e , e s p r e s s i v o e p i ù f a c i l e d a usare per i principianti rispet- to al violino o alla tromba. Studi didattici apparvero nei negozi, offrendo lezioni ai bambini i cui genitori consi- deravano l'educazione musi- cale sia come crescita cultura- le che come avanzamento sociale. Gli storici della cultura musicale americana descrivo- no questo momento come una sorta di "americanizza- zione" dello strumento: sebbene la sua produzione e i suoi primi estimatori fossero strettamente legati alle comu- nità italiane, fu sempre più commercializzato a famiglie che non avevano alcun lega- me diretto con l'immigrazio- ne. L ' e s p a n s i o n e a c c e l e r ò durante gli anni '30 e '40, quando la fisarmonica visse quella che i commentatori in seguito definirono una mania. I manuali di metodo circola- rono ampiamente, orchestre studentesche si formarono nelle scuole e i concorsi attira- rono pubblico. La radio e, in seguito, la televisione giocaro- no un ruolo decisivo, soprat- tutto grazie ad artisti come Dick Contino, che appariva regolarmente in trasmissioni nazionali. Persino il popola- rissimo conduttore televisivo Lawrence Welk fece dello strumento parte di un'imma- gine attentamente curata di s a n o i n t r a t t e n i m e n t o . I n quell'ambiente, la fisarmonica non era più un indicatore etnico, ma una presenza fami- liare nel tempo libero della classe media. I genitori che un tempo l'avrebbero associata alla musica di strada europea ora la consideravano adatta all'educazione musicale dei loro figli. Ironicamente, le stesse qualità che decretarono il suc- cesso dello strumento contri- buirono anche al suo succes- sivo declino: all'inizio degli anni '60, i gusti musicali si spostarono verso chitarre elettriche e gruppi amplificati, e l'associazione della fisarmo- nica con l'intrattenimento per famiglie iniziò a sembrare antiquata al pubblico più gio- vane. Eppure, la sua prece- dente ascesa lasciò un'im- p r o n t a i n d e l e b i l e : l e infrastrutture create durante il suo apice – insegnanti, offi- cine di riparazione, produttori e s o c i e t à m u s i c a l i – n o n s c o m p a r v e r o d e l t u t t o e aziende come la Petosa conti- nuarono a operare, servendo sia i musicisti di lunga data c h e i n u o v i a p p a s s i o n a t i attratti dal revival della musi- ca folk e tradizionale. Oggi, lo strumento sopravvive in mol- teplici mondi musicali con- temporaneamente: appare nei revival folk, nelle tradizioni regionali e nelle sperimenta- zioni contemporanee, a volte recuperato proprio perché porta con sé ricordi di migra- zioni precedenti. Il suono che un tempo viaggiava dai teatri di vaudeville ai salotti e alle aule scolastiche ora circola attraverso festival e registra- zioni, ricordando agli ascolta- tori che l'integrazione e la mescolanza culturale spesso seguono percorsi indiretti. La fisarmonica non è diventata mainstream semplicemente attraverso la pubblicità o la moda. Lo ha fatto attraverso una catena di attività umane fatta di esibizioni, insegnamento, artigianato e apprendimento, che hanno collegato i quartieri degli immigrati alla cultura nazionale. La storia, a dire il vero, r i g u a r d a u n p r o c e s s o p i ù ampio di un singolo strumen- to: le famiglie italiane arrivate con tradizioni musicali le adattarono alle condizioni americane, creando attività e una reputazione che permise- ro alla fisarmonica di passare dalle celebrazioni comunitarie alla vita comune. Anche dopo che il suo apice si è esaurito, tracce di quel passaggio sono rimaste – e rimangono anco- ra, qua e là – udibili. L'ascesa e la trasformazione dello stru- mento rappresentano un pic- colo ma significativo esempio di come i contributi degli immigrati possano entrare nella vita quotidiana, diven- tando così familiari che le ori- gini vengono gradualmente dimenticate, pur continuando a riconoscerne il suono. SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI L'ascesa della fisarmonica nel mainstream americano

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