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GIOVEDÌ 5 MARZO 2026 www.italoamericano.org 30 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI PATRIMONIO TERRITORIO Dal Moscato aromatizzato con erbe e spezie alla ricetta torinese del 1786: torna di moda il Vermouth F irenze ha ospitato la pre- sentazione del Catalogo 2026 di Proposta Vini e Spirits. Antonio Beneforti, sele- zionatore di Proposta Spirits, ha evidenziato una crescita del 34% nel 2025 e ha indicato le tenden- ze per il 2026. Il Vermouth sarà la grande scommessa dell'anno: riproposto nella versione classica torinese del Vermuttino, con soda e scor- za di agrumi, o in chiave moder- na con la tonica, diventerà prota- gonista dell'aperitivo e alternati- va al vino da dessert. Un prodot- to transgenerazionale che parla di tradizione agli over 50 e con- quista i giovani grazie alla mixo- logy. Ma qual è l'origine del ver- mouth? Nasce a Torino, dove fu crea- to nel 1786 da Antonio Benedetto Carpano, che aroma- tizzò vino moscato con un'infu- sione di erbe e spezie, inclusa l'artemisia ("Wermut" in tedesco, da cui il nome). Divenne una bevanda di successo alla corte dei Savoia, affermandosi come un prodotto italiano iconico e base per molti cocktail interna- zionali. Il vermouth si distingue per la sua forte vocazione all'export, con 12 milioni di litri esportati nel 2023 e una produzione di 5 milioni di bottiglie solo per il Vermouth di Torino. Ma rimane un prodotto complesso, che richiede curiosità e un palato allenato per apprezzarlo appieno. Difficilmente un consumatore medio si avvicina spontaneamen- te a un ingrediente così sfaccetta- to. Si parla quindi di un aumento dei consumi e di una crescente presenza nei bar ma non certo per una domanda spontanea da parte del pubblico. Il vermouth è tornato sotto i riflettori grazie alla sua centralità in alcuni dei cocktail più iconici della misce- lazione classica. Se un tempo la scelta più immediata al bar era un bicchiere di vino o una birra, negli ultimi decenni i bartender hanno saputo guidare il pubblico verso drink più strutturati, ripor- tando in auge grandi classici come il Negroni o l'Americano insieme a tutti i loro twist on classic, e il vermouth è il deno- minatore comune di questi cock- tail. Più che di una rinascita del vermouth, dovremmo forse par- lare di una rinascita dei bar, dove questo prodotto torna ad avere un ruolo di spicco, anche se ancora non centrale. Perché impegnarsi per riporta- re davvero in auge il vermouth? Perché è un prodotto con una storia affascinante, che affonda le sue radici in tempi lontani, e soprattutto perché è indissolubil- mente legata al nostro Paese. Per comprenderne davvero il valore, è essenziale risalire alle sue ori- gini, esplorando sia le botaniche che lo caratterizzano, sia i vini aromatizzati che lo hanno prece- duto, ben prima che il vermouth prendesse la sua forma attuale. Non si può raccontare la sua sto- ria senza citare Ippocrate, il cele- bre medico greco, che creava infusi con fiori di assenzio e altre erbe, miscelandoli a un vino dolce per ottenere il cosiddetto "vino ippocratico", usato sia come digestivo che come rime- dio terapeutico per trattare una serie di malesseri, dai reumatismi ai disturbi di stomaco, fino agli FABRIZIO DEL BIMBO avvelenamenti e all'anemia. L'assenzio è l'ingrediente chiave che caratterizzava già i vini aro- matizzati diffusi in Ungheria e Germania. Il nome vermouth è poi nel tempo stato riscritto adot- tando una nomenclatura più affi- ne alla regione in cui veniva pro- dotto, e così si è arrivato ad avere diverse varianti. Con il tempo, la tradizione dei vini aromatizzati si radicò nel- l'antica Roma, dove questi vini venivano consumati per favorire la digestione. I vermouth più simili a quelli moderni iniziarono ad apparire dopo il 1500, quando la capitale del Regno di Savoia fu trasferita da Chambéry a Torino. Fu in quel periodo che il Re Emanuele Filiberto impose l'adozione del vino aromatico nella corte sabauda, contribuen- do a consolidare la tradizione del vermouth in Piemonte. Si arriva quindi ad Antonio Benedetto Carpano, nel 1786, che a Torino creò la prima ver- sione commerciale di vermouth, dando il via a un prodotto che avrebbe segnato la storia della miscelazione. La storia secolare del vermouth ci conduce a un'u- nica conclusione, che è anche un invito: dobbiamo riscoprire il vermouth, perché custodirlo significa preservare un'eredità culturale che ci appartiene. Per riscoprire il vermouth occorre parlarne, continuare a spiegarlo, tramandarlo, raccontarlo. Bisogna assaggiarlo in tutte le sue forme e varianti, quando pos- sibile, per sviluppare il proprio gusto e imparare a riconoscere quello che più ci piace. Perché, dopo tutto questo tempo, il ver- mouth non ha perso nulla del suo fascino. La masterclass presentata a Proposta Spirits rappresenta un invito alla riscoperta del ver- mouth, che non avendo una ele- vata gradazione alcolica, si rende di più facile consumo. A Firenze, molto interessante si è rivelato l'Opificio Nunquam, laboratorio artigianale di Tavola (Prato) spe- cializzato nel recupero e produ- zione del Vermouth Bianco di Prato, una ricetta originale del 1750. Utilizzano metodi tradizio- nali, macerando erbe e spezie in vino bianco toscano e alcool, e producono anche altri liquori sto- rici, contribuendo a far rivivere questa tradizione locale. I pro- dotti di punta sono il Vermouth Bianco di Prato (ricetta originale 1750); Ippocrate, con visciole ebasato su ricetta di famiglia; Perfetto Amaro / Herbarum (liquore a base di erbe). Alkermes, usato per dolci e per la mortadella di Prato Igp. L'azienda ha riportato in com- mercio il Vermouth Bianco di Prato, scomparso da decenni, riscoprendo una tradizione che precede il vermouth piemontese. Il Vermouth è tra le tendenze Spirits del 2026 (ph© Fiveph | Dreamstime.com)
