L'Italo-Americano

italoamericano-digital-3-5-2026

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25 GIOVEDÌ 5 MARZO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | P er molti lettori di o g g i , l ' i d e a d i " i n f l u e n z a americana" in Italia appartiene a una cronologia familiare, che inizia dopo la Seconda Guerra Mondiale, con soldati, film, gomme da masticare, jeans e il Piano Marshall. Eppure, uno studio pubblica- to di recente ci invita a torna- re indietro di diversi decenni. M o l t o p r i m a c h e H o l - lywood, il jazz o la Coca-Cola d i v e n t a s s e r o s i n o n i m o d i scambio culturale, gli italiani già discutevano, accoglievano, diffidavano e imitavano ciò che percepivano come "Ame- rica". Il libro in questione è "The Rise of Americanism in Italy, 1888–1919", di Luca Cottini (University of Toron- to Press, Toronto, 2025). Cot- tini, professore alla Villanova University e ideatore del pro- getto di storia pubblica "Ita- lian Innovators", ricostruisce un periodo in cui gli Stati Uniti entrarono nel dibattito italiano come presenza socia- le e politica, in un vero e pro- prio scambio culturale porta- t o a v a n t i d a m i g r a n t i , giornali, istituzioni religiose e spettacoli pubblici. La storia inizia lungo le rotte che colle- gavano l'Italia alle Americhe alla fine del XIX secolo, quan- do la migrazione raggiunse livelli senza precedenti. Milio- ni di persone lasciarono la penisola, ma alcune non in modo permanente, perché i viaggi stagionali e la migra- zione di ritorno facevano sì che lettere, risparmi, storie e abitudini attraversassero l'A- tlantico con la stessa regola- rità dei passeggeri. I villaggi conoscevano l'America attra- verso i parenti che tornavano a casa con denaro per acqui- stare terreni o aprire attività commerciali, e gli Stati Uniti imparavano a conoscere l'Ita- lia attraverso i quartieri di immigrati che si formavano in città come New York e New Orleans. L o S t a t o i t a l i a n o , l a Chiesa cattolica e la stam- pa non ignorarono ciò che stava accadendo oltreoceano. Lo seguirono con attenzione, a volte con ansia. Nel 1888, Papa Leone XIII affrontò la condizione degli emigranti nella lettera Quam Aerumno- sa, riconoscendo le difficoltà c h e m o l t i i t a l i a n i s t a v a n o affrontando all'estero e invo- c a n d o u n a m a g g i o r e c u r a pastorale. La migrazione, a suo avviso, non era solo una valvola di sfogo economica, ma una questione morale, uno sconvolgimento sociale che poteva rimodellare le vite in modi che nessuno poteva con- trollare completamente. L'A- merica, da questa prospettiva, non appariva semplicemente una terra di opportunità, ma anche molto potente e impre- vedibile. Quel senso di incertezza si acuì solo pochi anni dopo, quando, nel 1891, u n d i c i immigrati italiani furono linciati a New Orleans in seguito a un processo penale. L'evento innescò una crisi diplomatica tra Italia e Stati Uniti e fu ampiamente ripor- tato dai giornali italiani. Per m o l t i l e t t o r i , l ' i m m a g i n e dell'America cambiò quasi da un giorno all'altro, passando da quella che era stata spesso descritta come una terra pro- messa a qualcosa di più nefa- sto. Dibattiti su protezione, cittadinanza e dignità nazio- nale riempirono la stampa e, quasi istintivamente, Cri- stoforo Colombo fu propo- sto come mediatore simbolico tra i due Paesi. In Italia, fu rivendicato come prova del suo contributo storico; negli Stati Uniti, fu celebrato come un pioniere, un fondatore. In sostanza, il passato veniva uti- lizzato per stabilizzare un pre- sente che appariva incerto. Eppure non tutti gli incon- tri avvenivano nel linguaggio della politica. Verso la fine del secolo, l'America arrivò in Ita- lia in una forma molto diver- sa, teatrale, rumorosa e stra- namente attraente. Quando lo spettacolo "Wild West" di Buffalo Bill girò la penisola nel 1890 e di nuovo nel 1906, attirò folle enormi, affascinate dal coraggio esuberante dei cowboy americani. Era uno spettacolo, certo, ma trasmet- teva anche qualcosa sull'auto- rappresentazione americana e, forse più profondamente, sull'essenza stessa dell'Ameri- ca agli occhi degli europei, un'essenza fatta di energia, movimento, espansione e sì, libertà. Gli artisti ne furono affascinati e ispirati: Giaco- mo Puccini assistette a uno spettacolo e poi, anni dopo, ambientò la sua "La fanciulla del West" sulla frontiera ame- ricana, avvicinandola ancora di più all'immaginario collet- tivo italiano. Improvvisamen- te, l'America non era più solo un luogo frequentato dagli italiani, ma era diventata anche un ambiente che la cul- tura italiana poteva reinter- pretare a modo suo, con qual- cosa di tipicamente italiano come l'opera. Solo tre anni dopo l'ultima apparizione di Buffalo Bill nel Belpaese, nel 1909, Wilbur Wright presentò il suo aero- plano in Italia. La tecnologia americana conquistò le prime pagine del Paese, con i gior- nali che seguivano i voli nei dettagli e folle di persone che si radunavano per assistere a c i ò c h e , s o l o p o c h i a n n i prima, sembrava impossibile. L'aereo era il massimo della tecnologia, ma anche uno s t r u m e n t o c h e i n c a r n a v a velocità, audacia e un futuro in cui le distanze potevano ridursi e migrare, forse, esse- re meno doloroso. Fonda- mentalmente, l'opera di Wri- g h t s e d i m e n t ò l ' i d e a c h e l'America fosse innovativa, futuristica e, per questo, con un peso positivo nel panora- ma mondiale. Vale anche la pena notare la popolarità che alcuni emi- granti italiani raggiunsero in patria, in particolare Ame- deo Pietro Giannini, fon- datore della Banca d'Italia nel 1904, poi Bank of America. Dopo il terremoto del 1906, estese il credito ai piccoli commercianti, molti dei quali erano immigrati senza garan- zie formali ma ricchi di fidu- cia nella comunità. La notizia della sua iniziativa giunse in Italia, plasmando una duplice immagine dell'America: una terra di opportunità per gli italiani laboriosi e un sistema finanziario più flessibile e pragmatico di quello naziona- le. P o i , s c o p p i ò l a P r i m a Guerra Mondiale e il rap- porto del Belpaese con gli Stati Uniti assunse un tono diverso. Gli Stati Uniti entra- rono in conflitto nel 1917 e operatori umanitari, soldati e volontari americani arrivaro- no in Italia. Personaggi come Fiorello La Guardia furo- no coinvolti nelle operazioni di soccorso e il grande Erne- st Hemingway trascorse del tempo vicino al fronte come autista di ambulanza, solo per citare due esempi notevoli. Ma ciò che è forse ancora più importante è che gli italiani iniziarono a vedere gli americani come "amici". E poi, il linguaggio del presi- dente Woodrow Wilson s u l l ' a u t o d e t e r m i n a z i o n e n a z i o n a l e f u a c c o l t o c o n entusiasmo dalla propaganda di guerra: non dimentichia- mo quanto fosse giovane l'I- talia come nazione e quanto f o s s e d u r a t a l a l o t t a p e r diventarlo. Quel momento di connes- sione e gratitudine, tuttavia, non durò a lungo. Alla Con- ferenza di pace di Parigi del 1919, Wilson si oppose a diverse rivendicazioni territo- riali italiane nell'Adriatico, il che portò a una profonda delusione. I giornali che ave- vano recentemente elogiato la leadership americana adot- tarono un tono più critico e, sebbene il fascino iniziale non scomparve, divenne più complesso. A quel punto, tuttavia, era accaduto qualcosa di irrever- sibile. "Americanismo" in Italia significava già più di una cosa: poteva significare audacia tecnologica, intratte- nimento popolare, mobilità finanziaria, persino tensione diplomatica. Niente di tutto ciò dipendeva da Hollywood o dalla cultura consumistica del dopoguerra. Tutto era cresciuto gradualmente attra- verso gli incontri: migranti che spedivano lettere a casa, artisti che attraversavano gli oceani, ingegneri, banchieri, giornalisti. Q u a n d o f i l m , m u s i c a e beni di consumo si diffusero ampiamente dopo il 1945, il dibattito era già vecchio di decenni. Tutto era iniziato nei sermoni, nelle colonne dei giornali, nei tendoni dei circhi, nelle dimostrazioni di volo, nei titoli di coda sparsi sul bancone di un negozio dopo un terremoto. Molto prima della televisione, l'A- merica era entrata nell'imma- ginario italiano, non come una singola storia, ma come una serie di incontri che ave- v a n o l a s c i a t o i l s e g n o s u entrambe le sponde dell'A- tlantico. P r i m a d e l P i a n o M a r s h a l l : l a p r i m a i n f l u e n z a americana in Italia Manifesto per La fanciulla del West, realizzato da Giovanni Spellani. L'opera di Puccini – ambientata durante la corsa all'oro in California – fu in parte ispirata dagli spettacoli del Buffalo Bill Wild West Show in tournée in Italia (Image: Giovanni Spellani. Wikimedia Commons/Public Domain) HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA RADICI

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