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N el 1956, quan- d o A n n a M a g n a n i f u a n n u n c i a t a come vincitri- ce dell'Oscar come Miglior attrice per La rosa tatuata, l ' a t t r i c e r o m a n a n o n e r a seduta tra le star nella sala del Pantages Theatre di Hol- lywood. Era a Roma, a casa, addormentata. Convinta di non avere alcuna possibilità d i v i n c e r e e t i m o r o s a d e i viaggi in aereo, la protagoni- s t a d i R o m a c i t t à a p e r t a aveva deciso di non attraver- sare l'oceano per la notte più importante del cinema ame- ricano. Fu Marisa Pavan, anche lei candidata per lo stesso film, a ritirare la sta- tuetta al suo posto. La noti- zia raggiunse Magnani nel cuore della notte, con una telefonata che inizialmente p e n s ò f o s s e u n o s c h e r z o . Quell'assenza, anziché offu- scarne la fama, contribuì a rafforzarne il mito. In un'e- poca in cui Hollywood cele- brava il glamour, Magnani apparve ancora più fedele a l l a p r o p r i a n a t u r a : u n a figura quasi ribelle e poco interessata ai rituali della fama. Quasi settant'anni dopo, Hollywood continua a rac- contare quella stessa forza e autenticità. Il film Anna, scritto, diretto e interpretato d a M o n i c a G u e r r i t o r e e dedicato alla vita della gran- de attrice romana, ha aperto l a 2 1 ª e d i z i o n e d e l L o s A n g e l e s , I t a l i a – F i l m , Fashion and Art Festival al T C L C h i n e s e T h e a t r e , d u r a n t e l a s e t t i m a n a c h e precede la cerimonia degli Oscar. Per Guerritore si tratta di un progetto profondamente personale, nato dal deside- rio di restituire la dimensio- ne più intima e combattiva della Magnani. «Per me è stato difficile, perché non amo volare, proprio come Anna», ha raccontato. «Ma q u a n d o d e v i p o r t a r e a l mondo il lavoro più impor- tante che hai fatto, non puoi tirarti indietro. Era troppo importante ridarle respiro, ridarle parola». Arrivata a L o s A n g e l e s , l ' a t t r i c e h a subito percepito quanto il ricordo di Magnani sia anco- ra vivo. «Quando ho detto a l l ' a u t i s t a c h e v e n i v o d a Roma, lui ha risposto subito: "Magnani". Ovunque si sente ancora l'affetto per lei». Non è un caso, osserva Guerrito- re, che attrici come Meryl Streep e Helen Mirren l'ab- b i a n o i n d i c a t a c o m e u n a f o n t e d i l i b e r t à a r t i s t i c a : «Anna continua a parlare al mondo». A n n a è i l s u o p r i m o film da regista. Era un progetto che desiderava realizzare da tempo? No, in realtà non ci avevo mai pensato. Dirigo e scrivo per il teatro dal 2004. Ho raccontato figure come Gio- vanna d'Arco e Oriana Falla- c i , h o r i s c r i t t o M a r i t i e Mogli e L'anima buona di Sezuan di Bertolt Brecht. Nel 2022 ho realizzato che c a d e v a n o i c i n q u a n t ' a n n i dalla morte di Anna Magna- ni e ho sentito il bisogno di interrogarmi su cosa fosse accaduto davvero nella vita di questa donna. Cosa sentiva che man- cava nel racconto della sua figura? Magnani è sempre stata descritta come una donna forte. Ma nel tempo il suo sguardo cambia: da aggressi- vo diventa cupo, ombroso. Ho iniziato a studiare la sua vita cercando di verificare o g n i d e t t a g l i o , s c a r t a n d o molto materiale. Mi interes- sava trovare gli elementi che potessero suggerire una sto- ria parallela attraverso ciò che non conosciamo. C'è stata una scoperta che l'ha colpita più delle altre? S ì . D u r a n t e l a c e l e b r e scena della corsa in Roma città aperta, quando Anna insegue il camion su cui i nazisti stanno portando via l'uomo che ama, lei aveva appena vissuto qualcosa di molto simile nella vita reale. Poco prima aveva corso die- tro al compagno Massimo Serato: il loro figlio Luca era gravemente malato. Quella scena è stata raccontata da Sergio Amidei e Federico F e l l i n i c o m e u n a l i t e t r a amanti. Ma non era così. Ho pensato: guarda cosa accade n e l l a v i t a d i A n n a . D e v e girare una scena drammati- c a m e n t r e s u o f i g l i o s t a m o r e n d o . Q u e l l a c o r s a d i v e n t a s i m b o l i c a m e n t e tutta la sua vita. N e l l a s u a s t o r i a c ' è a n c h e i l r a p p o r t o c o n Roberto Rossellini. N a s c e p r o p r i o m e n t r e arriva il successo di Roma città aperta. Un successo q u a s i c a s u a l e , c h e p e r ò segna anche una perdita. Il f i l m a r r i v a i n A m e r i c a , Ingrid Bergman lo vede e manda il famoso telegram- ma a Rossellini. Nella vita di Anna spesso il momento di massimo successo porta poi a un grande dolore. C h e t i p o d i a m o r e è stato il loro? È f o r s e l ' a m o r e p i ù romantico che mi sia capita- t o d i i n t e r p r e t a r e . È u n amore che sparisce ma non f i n i s c e . L e i l o c u s t o d i s c e dentro di sé, come diceva O r i a n a F a l l a c i : " L e c o s e d e n t r o d i m e c e r c a v a n o riparo". Anche Anna faceva così. Nel momento più diffi- c i l e l o c h i a m a e g l i d i c e : "Non mi devi far morire". E lui torna davvero, restando accanto a lei fino alla fine. Su queste verità emotive ho costruito la sceneggiatura. Se potesse incontrarla oggi, cosa le chiedereb- be? I n r e a l t à n o n l a s e n t o come un'estranea. È come un continente che ho esplo- rato. Conosco quella parte che ho attraversato; altre zone restano misteriose, ma non sento più il bisogno di farle domande. Andrà a vedere la sua s t e l l a s u l l ' H o l l y w o o d Boulevard? C i a n d r ò d o m a n i . N o n sono andata subito perché n o n v o l e v o c h e f o s s e u n gesto formale. La cosa più importante per me era esse- re qui, perché lei non è mai venuta per paura di volare. L'amore che ho sentito ieri in sala è come un amore in ritardo per Anna. C o m e h a r e a g i t o i l pubblico americano al film? È s t a t o s o r p r e n d e n t e . All'inizio ridevano molto, coglievano tutte le battute del lato romano del perso- naggio, quasi più che in Ita- lia. Poi ho sentito cambiare l'atmosfera: la storia della donna cominciava a parlare in un altro modo. Alla fine due uomini piangevano. Come attrice ha tro- vato delle affinità con la sua esperienza? Molte. Quando lei dice "torno al teatro", lo capisco bene: per noi attori il teatro è la vita. È lì che troviamo l'applauso che ci solleva. E poi non avevamo il proble- ma del viso. Lei veniva dal teatro, dove non esisteva questa ossessione per l'este- tica. È qualcosa che ha sal- vato anche me: non sentire il bisogno di cambiare il mio volto. Il teatro ci dà una vita artistica interiore, non este- tica. Q u a l è i l m e s s a g g i o c h e v o r r e b b e l a s c i a r e oggi? V o r r e i c h e q u e s t o f i l m mostrasse un'alternativa. Le f i g u r e f e m m i n i l i s p e s s o sono rappresentate in modo uniforme: fragili, semplici, tutte uguali. Ma la realtà è diversa. Basta guardare una platea di donne: nessuna assomiglia all'altra. Allora perché il modello dovrebbe essere unico? Nessuna di noi si riconosce davvero in quel modello. Anna invece dice: guardate me. Esiste un'altra strada. A n n a M a g n a n i , i l m i t o c h e n o n f i n i s c e : M o n i c a Guerritore la riporta a Hollywood 17 GIOVEDÌ 19 MARZO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | Due momenti dell'incontro tra Monica Guerritore ed il pubblico all'IIC di Los Angeles, durante la presentazione del film Anna (Photos:James Rivas) dedica- to alla grande Anna Magnani, qui durante le riprese di Roma Città Aperta (Photo: Roberto Rossellini/spoileralert.eu. Wikicommons/Public Domain) LA COMUNITÀ DI LOS ANGELES
