L'Italo-Americano

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19 GIOVEDÌ 2 APRILE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | Q u a n d o e r o bambina, c'era s e m p r e u n a b o t t i g l i a i n f r i g o , q u a s i sempre di un verde brillan- te. Non ne serviva molta, bastava un goccio in un bic- chiere d'acqua, una mesco- lata veloce, ed ecco fatto: l'acqua cambiava colore, il p r o f u m o s i s p r i g i o n a v a immediatamente e all'im- provviso sembrava qualcosa di molto più lussuoso e deli- zioso. Di solito alla menta. Dolce, ma con quel tocco leggermente pungente se le proporzioni non erano giu- ste. Alcuni – me compresa – l a m e t t e v a n o a n c h e n e l latte: strano forse, ma era un sapore tipico dell'infan- zia della mia generazione. Aggiungere un goccio di sciroppo alla menta alla propria bevanda estiva era una cosa semplice, uno di quei gesti che si facevano quasi automaticamente: non ci si pensava, lo si faceva e basta. Eppure, senza saper- lo, apparteneva a un modo di bere molto più antico, che aveva ben poco a che fare c o n b o t t i g l i e o m a r c h e , e molto di più con quello che si aveva a portata di mano, con cosa si mescolava e con come lo si aggiustava per renderlo gustoso. Prima che le bibite gassa- te come le conosciamo oggi diventassero onnipresenti, gli italiani le gustavano in modo diverso; se si deside- r a v a u n a b e v a n d a r i n f r e - scante e gustosa, bisognava, per così dire, "conquistarla"; bisognava aggiungere qual- cosa all'acqua, uno sciroppo, un estratto, un aroma. La si rendeva più dolce, più fresca o più intensa, a seconda del momento. Non era una cosa fissa, dipendeva piuttosto dal luogo e dalla stagione, o persino dal gusto personale. L'orzata è probabilmen- te il modo migliore per ini- ziare la nostra incursione in quel mondo. Oggi, la mag- gior parte delle persone la considera uno sciroppo di mandorle: bianco, legger- mente opaco, dolce, qualco- s a d a d i l u i r e i n a c q u a o l a t t e . M a i l n o m e d e r i v a dall'orzo, perché la bevan- da originale era fatta con questo cereale, macinato e m e s c o l a t o c o n a c q u a , p o i dolcificato. Col tempo, man- dorle e semi hanno preso il sopravvento, ma il nome è rimasto. Ma non si trattava solo di gusto: a Firenze, ad esem- pio, l'orzata preparata dalle Oblate, donne legate all'o- s p e d a l e d i S a n t a M a r i a Nuova, veniva consumata come una sorta di bevanda delicata e lenitiva. Non una medicina in senso stretto, ma nemmeno un semplice ristoro; si collocava in una v i a d i m e z z o , p a r t e d i u n ritmo quotidiano che inclu- deva cura, riposo, calore e recupero. I n g r a n p a r t e d ' I t a l i a , questo modo di bere è anda- to scomparendo, o quanto- meno è diventato meno visi- bile, ma ci sono luoghi dove rimane piuttosto popolare. A C a t a n i a , a d e s e m p i o , è ancora presente, proprio nel cuore della città, nei chio- schi. Se vi fermate in uno di q u e s t i , r i m a r r e t e s t u p i t i dalla semplicità di ogni cosa: nessuna scenografia elabo- rata, nessun intento di esibi- zione, niente di marchiato, davvero. Eppure c'è un inte- ro linguaggio dietro, e deve essere molto preciso! Seltz, limone e sale, ad esempio: a c q u a f r i z z a n t e , s u c c o d i limone fresco, un pizzico di sale. Tutto qui: si prepara in fretta, si mescola il giusto, ed è esattamente ciò che si desidera quando il caldo si fa sentire. Ma questa è solo una delle opzioni. C'è l'orzata, natural- mente. Il Tamarindo, più scuro e leggermente acidulo. M a n d a r i n o a l l i m o n e , che ha una nota più pungen- te, quasi più brillante. Ognu- na è semplice di per sé, ma insieme formano una sorta d i r e p e r t o r i o c o n d i v i s o , qualcosa che la gente cono- sce senza bisogno di spiega- zioni. Ma ciò che conta dav- v e r o n o n s o n o s o l o l e bevande in sé, ma il modo in cui vengono preparate, per- ché niente è premiscelato; niente aspetta in bottiglia, pronto per essere servito. Tutto accade lì, davanti a te, in pochi secondi. Se vai a Palermo, trovi qualcosa di simile, acqua e zammù: acqua e anice. A volte, con un chicco di caffè lasciato cadere nel bicchie- re, la mosca, un piccolo det- taglio che la gente riconosce immediatamente, un altro m o d o p e r d i r e c h e n o n è s o l o u n a b e v a n d a r i n f r e - scante ma quasi un rituale cittadino condiviso. O s s e r v a n d o l e i n s i e m e , queste pratiche appaiono quasi ovvie, eppure indica- no qualcosa che è in gran p a r t e s c o m p a r s o i n a l t r e parti del paese: forse solo altrove si ritrova ancora l'i- dea che l'acqua non sia il risultato finale, ma un punto d i p a r t e n z a , q u a l c o s a d a regolare a seconda dell'u- m o r e , d e l l a g i o r n a t a , d e l caldo, del grado di dolcezza desiderato. A pensarci bene, è proba- bilmente questo che è cam- biato con le bevande indu- striali. Hanno semplificato tutto, certo… Apri, bevi, il sapore è sempre lo stesso. Ma hanno anche eliminato quel piccolo momento di intervento, quella decisione rapida. Non si prepara più la bevanda, la si sceglie, e si sa quanto noi italiani amia- mo fare le cose. E così, ciò che resta di q u e l l ' a n t i c a a b i t u d i n e sopravvive in frammenti: in una bottiglia di sciroppo di menta in frigorifero, o in un b i c c h i e r e d i o r z a t a i n u n p o m e r i g g i o d ' e s t a t e . N e i chioschi di Catania, dove n u l l a è s t a t o v e r a m e n t e "riportato indietro", perché nulla è mai completamente s c o m p a r s o , m a a n c h e s u qualche balcone palermita- no, dove un chicco di caffè viene lasciato cadere in un bicchiere di acqua fresca e zammù. Quel gesto infantile di cui abbiamo letto all'ini- zio – il versare velocemente, il mescolare – era già una v e r s i o n e s e m p l i f i c a t a d i qualcosa di molto più anti- co, forse non una tradizione in senso formale, ma certa- mente un vecchio modo di fare le cose che, in qualche modo, abbiamo conservato nei nostri ricordi. Ed è que- s t o c h e , s e c o n d o m e , c i r i m a n e i m p r e s s o : n o n l e ricette in sé, ma l'idea che c'è dietro. L'idea che l'acqua non debba essere accettata così com'è, ma che possa essere trasformata e rein- v e n t a t a i n b a s e a i n o s t r i desideri e alla nostra creati- vità. O r z a t a e z a m m ù , l e a n t i c h e b e v a n d e e l ' a r t e perduta dell'acqua aromatizzata For US and Canadian Residents – Full Representation in the Italian Legal and Financial Systems, both at the Federal Level and Across All 20 Regions of Italy Our Rome-based Italian Family Law Practice Includes: - Estate Probate - Inheritance - Real Estate - Family Succession - Trusts - Bank Accounts - Power of Attorney - Taxes - Dual Citizenship 100% Fluency in English. US-based Senior Business Manager. No cost/ no obligation telephone consultations. Fixed cost "total fee" engagement pricing. Please visit our website at www.ItalyLawyerforAmericans.com for a full profile of our firm and the services we offer, or call 267.500.1807 to speak with our US-based Business Manager between 900am-500pm ET. Relocation-to-Italy: Legal, Financial, Logistical Support Full coordination between local realtors, title-notary- deed services, banks, local contractors (electricians, plumbers, carpenters, etc.) Bevande d'altri tempi: il tamarindo, uno dei tanti sapori che gli italiani hanno l'abitudine di aggiungere alla loro acqua, specialmente in estate. (Image gen- erated using Adobe Illustrator AI) LA VITA ITALIANA TRADIZIONI STORIA CULTURA

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