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U n a m o k a s u l f o r n e l l o , l a pressione che a u m e n t a , i l caffè che sale lentamente. Per molti è solo un rito quotidiano. Per Dalia Raafat è un piccolo esempio di fisica applicata. "Quando c a p i s c i c h e m a t e m a t i c a e fisica sono i linguaggi con cui è scritto l'universo – rac- conta – inizi a vedere tutto in modo diverso. Anche un oggetto semplice come la moka diventa affascinante perché dietro ci sono delle leggi di termodinamica che spiegano come funziona". Quella curiosità e quel modo di vedere il mondo l'hanno portata molto lontano: Dalia —nata a Ravenna nel 1996 e cresciuta a La Spezia — oggi lavora come ingegnere mec- catronica al NASA Jet Pro- p u l s i o n L a b o r a t o r y i n California, uno dei centri più importanti al mondo per l'e- splorazione robotica dello spazio. Qui si occupa di test e sistemi meccanici legati alle missioni su Marte, tra cui il rover Perseverance. Il suo percorso, però, non è stato quello della "studen- tessa prodigio". Dopo il liceo classico era convinta di non essere portata per le materie scientifiche e i primi anni di università, a Pisa, sono stati d i f f i c i l i e p i e n i d i d u b b i . Dopo aver deciso di azzerare tutto e ricominciare da capo all'Università di Genova, nel polo di La Spezia, Dalia si è laureata con il massimo dei voti in ingegneria meccanica e poi in ingegneria mecca- tronica, completando anche u n p e r c o r s o n e l l a S c u o l a Superiore dell'Università di G e n o v a . " L a c o i n c i d e n z a incredibile è che il giorno della mia laurea triennale è stato lo stesso giorno in cui Perseverance è atterrato su Marte", racconta Raafat. L'arrivo in California è a v v e n u t o q u a s i p e r c a s o . Dalia aveva letto la storia di Michelle Easter, un'ingegne- ra del Jet Propulsion Labo- ratory che in seguito sarebbe diventata la sua mentore. Dopo averla seguita a lungo s u i s o c i a l , h a t r o v a t o i l c o r a g g i o d i s c r i v e r l e . D a quella conversazione è nata l'opportunità di svolgere la t e s i p r o p r i o a l J P L , d o v e Dalia arriva nel 2022 come t i r o c i n a n t e . C i n q u e m e s i dopo, ancora prima di discu- t e r e l a l a u r e a m a g i s t r a l e , riceve un'offerta di lavoro a tempo indeterminato. "Un talento grosso che ho è quel- lo di rompere le scatole — dice sorridendo — e secondo me nella vita porta lontano. D o p o d u e m e s i d a i n t e r n sono andata nell'ufficio del vice direttore del JPL con una presentazione Power- Point e gli ho detto: questo è quello che faccio e voglio lavorare al progetto Mars S a m p l e R e t u r n . L u i s i è messo a ridere e ha chiamato anche la direttrice dell'epoca, Laurie Leshin, dicendole: "Vieni a conoscere questa giovane promessa". Così mi sono fatta notare e dopo cin- que mesi mi hanno offerto un lavoro, ancora prima di laurearmi". Oggi Dalia lavora ogni giorno con i sistemi che permettono ai rover di muo- v e r s i s u l s u o l o m a r z i a n o , testando in laboratorio come reagiscono alle condizioni estreme del pianeta. Dalia il suo percorso p r o f e s s i o n a l e s e m b r a tipico del sogno america- n o . C o m e s i è s e n t i t a q u a n d o è e n t r a t a a l l a NASA? Quando sono arrivata al Jet Propulsion Laboratory ho capito subito che era il posto giusto per me. Il primo progetto che mi hanno affi- dato è stato progettare da zero un meccanismo di sepa- r a z i o n e p e r u n a m i s s i o n e legata a Marte. All'inizio ero terrorizzata: ho detto al mio supervisore che non mi sen- tivo all'altezza. Ma mi hanno incoraggiata e passo dopo passo sono riuscita a portar- lo avanti. E ' s p e c i a l i z z a t a i n meccatronica, di cosa si tratta? È una disciplina relativa- mente recente che combina m e c c a n i c a , e l e t t r o n i c a e informatica. All'inizio ho lavorato sulla missione Mars Sample Return, il progetto che dovrebbe riportare sulla T e r r a c a m p i o n i d i r o c c i a raccolti su Marte. In quel contesto ho progettato un meccanismo di separazione p e r u n o d e i s i s t e m i d e l l a missione. Oggi invece lavoro su test legati al rover Perse- verance. Nel nostro labora- torio stiamo simulando le condizioni estreme di Marte per capire quanto a lungo alcuni componenti del rover possono continuare a fun- z i o n a r e . I n p a r t i c o l a r e testiamo gli attuatori delle ruote: ricreiamo vibrazioni, u r t i , t e r r e n o i r r e g o l a r e e temperature marziane per vedere quanti chilometri in più il rover potrebbe percor- rere rispetto a quelli per cui era stato progettato. Q u a l e a s p e t t o d e l lavorare alla NASA l'ap- passiona di più? Lavorare accanto a perso- ne che hanno partecipato a missioni storiche come Cas- sini o Galileo. È come avere accesso ogni giorno a una quantità enorme di cono- scenza. Essere donna in inge- gneria è ancora insolito? Dipende. Al JPL ci sono m o l t e d o n n e i n g e g n e r e e n o n m i s o n o m a i s e n t i t a diversa. In Italia invece la situazione è ancora un po' diversa. Quando studiavo a Pisa eravamo pochissime: su centinaia di studenti forse u n a d e c i n a e r a n o d o n n e . Anche alla magistrale spesso ero l'unica. L e s c r i v o n o r a g a z z e che si sentono ispirate dalla sua storia? Sì, e questa è una delle cose che mi rende più felice. Molti mi scrivono dicendo c h e s t a v a n o p e n s a n d o d i lasciare gli studi e che invece hanno deciso di continuare. Il consiglio che do sempre è di capire prima di tutto se quella è davvero la propria passione. Se lo è, allora vale l a p e n a i n s i s t e r e a n c h e quando sembra impossibile. Io stessa ho avuto molti falli- menti e per anni mi sono sentita dire che non ce l'a- vrei fatta. Ma ho capito che l'impegno e la determinazio- n e p o s s o n o c o m p e n s a r e anche quando non si parte con un talento naturale. Su cosa le piacerebbe lavorare in futuro? H o s e m p r e s o g n a t o d i lavorare su Perseverance, quindi già questo per me è incredibile. Mi piacerebbe continuare a lavorare sulle missioni marziane e magari contribuire un giorno alla m i s s i o n e c h e r i p o r t e r à i campioni sulla Terra, proba- bilmente intorno al 2033. Sarebbe la prima volta nella s t o r i a d e l l ' u m a n i t à c h e materiali provenienti da un altro pianeta arrivano sulla T e r r a . I n g e n e r a l e a m o imparare cose nuove: robo- tica, automazione, sistemi autonomi. Al JPL ogni pro- getto è un'opportunità per esplorare qualcosa di com- pletamente nuovo. Q u a l e s c o p e r t a p i ù importante avete fatto su Marte? Tra i campioni raccolti dal rover Perseverance ce n ' è u n o c h e h a a t t i r a t o m o l t o l ' a t t e n z i o n e d e g l i scienziati. Presenta alcune strutture e caratteristiche che potrebbero essere com- patibili con tracce di attività biologica passata. È impor- t a n t e p e r ò e s s e r e m o l t o cauti: al momento si tratta solo di indizi preliminari. Per capire davvero di cosa si t r a t t a , q u e i c a m p i o n i dovranno essere riportati sulla Terra nell'ambito della m i s s i o n e M a r s S a m p l e Return mission e analizzati nei laboratori con strumenti m o l t o p i ù a v a n z a t i . S o l o allora potremo stabilire con certezza la loro origine. L o s p a z i o è s p e s s o raccontato nei film di Hollywood. Qual è il suo preferito? Mi è piaciuto molto The Martian, ma probabilmente il mio preferito resta Inter- stellar. Non solo per la sto- ria, ma anche per il perso- n a g g i o d e l l ' a s t r o f i s i c a interpretata da Jessica Cha- stain: è un ruolo femminile forte e centrale, che inizial- mente era stato scritto per un uomo. Vederlo interpre- tato da una donna mi è pia- ciuto molto. Il sogno americano di Dalia Raafat. Da La Spezia alla Nasa per studiare le missioni su Marte 17 GIOVEDÌ 2 APRILE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | Dalia Raafat (sopra) è un ingegnere meccatronico originaria di La Spezia. Lavora per la NASA dal 2022 (Photo: Silvia Nittoli) LA COMUNITÀ DI LOS ANGELES
