Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel
Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/1544485
www.italoamericano.org 9 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 16 APRILE 2026 N el 2026, l'ab- b a z i a d i N o v a l e s a , n e l l a V a l d i Susa a ovest di Torino, festeggerà tredici secoli dalla sua fondazione. Certo, date di tale portata s o n o d i p e r s é m o t i v o d i a m m i r a z i o n e , m a q u e s t o anniversario è importante non solo per gli anni, ma anche perché ci permette di riflettere – e per alcuni di noi, di scoprire di più – su ciò che le abbazie rappresentava- no un tempo in Italia e in tutta Europa: non solo luoghi di preghiera, ma istituzioni che conservavano libri, orga- nizzavano archivi, copiavano testi, educavano i lettori e proteggevano la memoria e la cultura attraverso secoli di cambiamenti politici. Fondata nel 726, Novalesa sorse in un corridoio alpino vicino al percorso del Monte Cenis, uno dei grandi passag- gi che collegavano la penisola italiana con l'Europa transal- pina, un contesto che, di per sé, è sufficiente a sfatare il m o d e r n o s t e r e o t i p o d e i monasteri come luoghi remo- ti e isolati. In effetti, molte abbazie furono costruite in posizioni strategiche – come l u n g o l e s t r a d e , v i c i n o a i fiumi, su terreni agricoli o in prossimità dei passi montani – per servire e influenzare l'ambiente circostante. Inol- tre, i monasteri altomedievali erano strutture ben più com- p l e s s e d i q u a n t o s i p o s s a immaginare, poiché combi- navano contemporaneamen- te diverse funzioni: erano certamente comunità religio- se, ma anche proprietari ter- rieri, datori di lavoro, locan- de, luoghi di rifugio, centri amministrativi e nodi centra- l i i n r e t i d i s c a m b i o p i ù ampie. Questo ruolo era par- t i c o l a r m e n t e i m p o r t a n t e nelle regioni in cui il potere politico poteva essere insta- b i l e o f r a m m e n t a t o , e l e a b b a z i e r a p p r e s e n t a v a n o spesso l'unica forma di conti- nuità. Chiaramente, questa con- tinuità era di enorme impor- tanza per la conservazione della cultura; basti pensare a quanto del mondo medievale sia giunto fino a noi attraver- so le testimonianze e gli scrit- ti di queste comunità. Statuti, accordi legali, inventari, cor- rispondenza, cronache, libri liturgici, opere teologiche, testi classici copiati e ricopia- ti: questi elementi costituiva- no parte del tessuto docu- mentario attraverso il quale l'Europa, per dirla in parole semplici, "ricordava se stes- sa", e le abbazie italiane – pur non essendo le uniche – ebbero un ruolo determinan- te in quest'opera. Novalesa ne è un esempio particolarmente concreto, poiché possediamo ancora il suo atto di fondazione, con- servato presso l'Archivio di Stato di Torino, dove è considerato uno dei più anti- chi documenti pergamenacei della collezione; ma l'abbazia è anche associata al Chroni- con Novaliciense, un'im- portante narrazione dell'XI secolo legata al monastero e un perfetto esempio di come i monasteri preservassero la storia e la cultura locale. Lungi dall'essere semplici elenchi di eventi, le cronache medievali erano spesso atti di memoria e identità attraver- so i quali le comunità spiega- vano le proprie origini, regi- stravano le crisi, onoravano i benefattori e si collocavano nei loro più ampi contesti socio-culturali e, di fatto, politici. Perché quando un monastero scriveva il proprio passato, contribuiva anche a plasmare la coscienza storica della società circostante. Questo ruolo più ampio può essere facilmente trascu- r a t o , p o i c h é i v i s i t a t o r i moderni spesso percepiscono l e a b b a z i e s o l o c o m e s i t i a r c h i t e t t o n i c i o a r t i s t i c i , dominati da chiostri e silen- zio. Certamente luoghi splen- didi, ma incompleti se consi- derati isolatamente, perché g l i e l e m e n t i p i ù p r e z i o s i erano talvolta quelli non più visibili in forma evidente: la biblioteca, l'archivio, lo scrip- torium, gli spazi in cui i testi venivano copiati e conservati. Per questo motivo dovrem- mo affermare che alcuni dei più grandi tesori delle abba- z i e n o n e r a n o i l o r o b e n i materiali e gli edifici, ma le abitudini di conservazione che coltivavano. Tuttavia, affermare che le abbazie preservavano il sape- re non significa che fungesse- ro semplicemente da depositi neutrali, poiché la selezione, l'interpretazione e la trasmis- sione del sapere – indipen- dentemente dalla sua forma – avvenivano secondo le loro priorità. In altre parole, ciò che è sopravvissuto lo ha fatto grazie alle scelte com- piute da comunità con cre- denze, lealtà e limiti e, come gli storici non si stancano mai di spiegare, non possia- mo leggere tali documenti senza tenere presente l'in- fluenza che il contesto in cui sono stati prodotti ha avuto sul loro contenuto. A l d i l à d e l l a c u l t u r a e della storia, la cultura mona- stica possedeva anche un'in- telligenza pratica che merita di essere ricordata. Le abba- zie gestivano l'acqua, la terra e l'agricoltura con diversi gradi di sofisticazione; spes- so introducevano tecniche e organizzavano il lavoro, con- tribuendo a creare ambienti economici stabili in tempi difficili. Così, lo stesso luogo che si occupava della conser- vazione del sapere intellet- tuale era anche responsabile della gestione materiale: la stessa istituzione che copiava i manoscritti, molto spesso, sovrintendeva anche a vigne- t i , m u l i n i o m a g a z z i n i d i grano. È forse per questo che le abbazie sono diventate pre- senze così durature nel pae- saggio italiano, perché erano c a s e s p i r i t u a l i , m a a n c h e comunità funzionanti con un peso economico e culturale. Alcune accumularono ric- chezza e potere; altre decli- narono o furono riformate; molte cambiarono radical- mente nel corso dei secoli; eppure, prese insieme, hanno costituito parte integrante d e l l ' i n f r a s t r u t t u r a s t e s s a della nostra civiltà. Letta in quest'ottica, la pluricentenaria abbazia invi- ta a una riflessione più ampia su come viene spesso imma- ginato il patrimonio. Il patri- monio culturale italiano è frequentemente associato a c o r t i , a r t i s t i e c i t t à c o m e Firenze, Venezia, Roma o Milano. Tutto ciò è, natural- mente, giustificato. Ma un'al- tra parte di quell'eredità è stata preservata e diffusa nelle valli e lungo i sentieri di montagna, in luoghi di silen- zio e quiete, e in semplice connessione con la natura e la spiritualità. Anche la posi- zione di Novalesa appare simbolica in questo senso, perché si trova vicino a una delle principali porte d'acces- so alle Alpi, in una zona di passaggio, non di isolamen- to. Per secoli, le persone sono passate di lì, in un eterno flusso di menti, culture, cre- denze politiche, alleanze e, sì, conflitti; eppure l'abbazia è rimasta lì, silenziosa e pacifi- ca, simbolo stabile e solido della continuità del tempo e della cultura. L ' I t a l i a m o d e r n a n o n dipende più dalle abbazie per preservare l'alfabetizzazione o mantenere gli archivi; ora abbiamo università, bibliote- che e musei che svolgono q u e s t o c o m p i t o , e p p u r e molte di queste istituzioni successive hanno ereditato pratiche (si pensi alla catalo- gazione, alla copiatura, alla conservazione e così via) nate e sviluppate all'interno delle comunità monastiche. Ecco p e r c h é a n n i v e r s a r i c o m e quello di Novalesa possono ancora essere importanti, al di là della religione o della storia regionale. Ci ricordano che la civiltà non si sostiene s o l o g r a z i e a m o m e n t i d i genialità, ma dipende anche da istituzioni pazienti, dispo- ste a conservare la memoria e a t r a m a n d a r e i l s a p e r e anche in circostanze incerte. Le abbazie italiane hanno svolto questo compito per secoli. Novalesa, con i suoi 1300 anni, ci permette sem- plicemente di vederlo con maggiore chiarezza. Novalesa compie 1300 anni: perché le abbazie italiane furono le vere custodi della cultura SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI La Basilica inferiore e superiore di San Francesco ad Assisi, complesso francescano che nei secoli ha custodito arte, spiritualità e una parte essenziale della memoria religiosa e culturale italiana (Photo: Marcorubino/Dreamstime)
