L'Italo-Americano

italoamericano-digital-4-16-2026

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15 GIOVEDÌ 16 APRILE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | C ' e r a u n t e m p o , nel nostro splen- d i d o p a e s e , i n cui l'arrivo della p r i m a v e r a n o n era qualcosa che si controlla- va sul calendario o di cui si discuteva attraverso le previ- sioni del tempo: lo si sentiva. Con il passaggio da aprile a maggio, le voci cominciava- no a risuonare per le strade e le piazze dei paesi, intonando c a n t i d i b e n v e n u t o a l l a nuova stagione; in diverse zone del paese, questi canti erano conosciuti con nomi diversi, come Maggi, Mag- giolate o Canti del Mag- gio, ma l'idea di fondo era sempre la stessa: la primave- ra era tornata, e questo era un ottimo motivo per festeg- giare! Le Maggiolate non erano n é r a f f i n a t i n é f o r m a l i , appartenevano alla vita quo- tidiana. Gruppi di cantori, spesso giovani ma non solo, passavano di casa in casa o attraverso i quartieri, fer- mandosi nei cortili e passeg- g i a n d o p e r i l c e n t r o d e l paese, a volte portando con sé piante, fiori o rami. Altro- ve, l'enfasi era posta sui canti stessi: versi di saluto, lode, corteggiamento, auguri, ma anche richieste scherzose di cibo, vino e piccoli doni. Questa usanza era partico- larmente radicata nell'Italia rurale, dove il cambio di stagione aveva un significato profondo: l'inverno, oltre a essere più freddo, portava giornate più corte, ritmi più rigidi e, per molti, un grado di isolamento oggi difficil- mente immaginabile. L'arri- vo di maggio simboleggiava la luce, il movimento, il lavo- ro nei campi, la fioritura, i viaggi e, cosa molto impor- tante, anche la riapertura della vita sociale: per questo motivo, cantare per la prima- vera era un modo autentico per celebrare un momento cruciale dell'anno. A b b i a m o d e t t o c h e l e Maggiolate erano comuni n e l l e c a m p a g n e , m a n o n erano certo limitate a queste: la vecchia Bari, ad esem- pio, aveva una sua tradizione di canti primaverili intonati per le strade, soprattutto nei q u a r t i e r i s t o r i c i . Q u i , u n tempo, gruppi di persone si s p o s t a v a n o t r a i v i c o l i annunciando l'arrivo di mag- gio e godendosi l'allegria e la compagnia; questo dimostra come le Maggiolate fossero un'usanza stagionale che a p p a r t e n e v a s i a a l l a v i t a rurale che a quella urbana, proprio come... celebrare la Pasqua o il Natale. Ma se vogliamo apprez- zarne appieno la natura colo- r a t a e g i o i o s a , d o b b i a m o a b b a n d o n a r e l ' a b i t u d i n e moderna di immaginare le città antiche come statici sfondi di pietra, un'immagi- ne che può essere fuorviante. P e r c h é a i t e m p i i n c u i l e Maggiolate erano popolari, soprattutto nel XVIII secolo, le strade erano tanto paesag- gi sonori quanto urbani: c'e- rano venditori che gridava- no, campane che scandivano le ore, bambini che giocava- no in gruppo e, in certi perio- di dell'anno, il canto colletti- vo entrava a far parte del ritmo ordinario del luogo, p r o p r i o c o m e a c c a d e v a a Bari. Più a nord e nell'Italia centrale, la tradizione assu- meva spesso forme diverse. In Toscana, soprattutto nelle zone intorno a Volterra e in altre parti della regione, i Maggi e le Maggiolate pote- vano trasformarsi in spetta- coli più ricchi, mescolando canto, scambi comici, versi improvvisati e persino ele- menti di teatro popolare, al punto che cortili rurali e pic- cole piazze diventavano per brevi periodi palcoscenici. Il confine tra rituale e intratte- nimento era spesso sottile perché le comunità tradizio- nali non li separavano in modo così netto come tende a fare la cultura moderna. Questa varietà locale è parte di ciò che rende la tra- dizione così italiana, perché il paese ha a lungo condiviso usanze, adattandole al con- tempo ai dialetti e alle tradi- zioni locali. Un canto di pri- m a v e r a i n P u g l i a n o n suonava esattamente come uno in Toscana, né corri- spondeva a quelli dell'Emilia o delle zone montuose più a nord. Eppure, al di là delle d i f f e r e n z e , s i c e l a v a u n o schema familiare: l'inverno era passato, la terra si stava rianimando e le persone sce- glievano di accogliere insie- me il cambiamento. C'era anche una funzione sociale in questi canti che n o n v a s o t t o v a l u t a t a : i n molti luoghi, la Maggiolata offriva uno degli spazi pub- blici accettati in cui i giovani potevano incontrarsi, scher- zare, scambiarsi sguardi e, in effetti, farsi notare. Le comu- nità ascoltavano chi cantava bene, chi era spiritoso e chi aveva il coraggio di improv- visare una strofa sotto una f i n e s t r a ; g l i a b i t a n t i p i ù anziani, nel frattempo, riaf- fermavano il loro ruolo ospi- tando e ascoltando: la prima- v e r a v e n i v a a n n u n c i a t a insieme da tutti. Ed è forse proprio questo senso di stagionalità colletti- v a c h e o r a s e m b r a p i ù distante, in un'epoca in cui l'arrivo della primavera viene vissuto in modo più intimo: giacche più leggere, serate p i ù l u n g h e , u n a v i s i t a a l parco, magari un post sui social media con foto di fiori. Non c'è niente di male in questo, ma è molto diverso dalle antiche tradizioni di un tempo, che trasformavano il cambio di stagione in qualco- sa di comunitario e udibile. C o m e m o l t e t r a d i z i o n i orali, le Maggiolate si sono g r a d u a l m e n t e i n d e b o l i t e s o t t o l e p r e s s i o n i d e l l a m o d e r n i t à ; l ' e s p a n s i o n e urbana ha cambiato i quar- tieri, la radio, la televisione e la musica registrata hanno sostituito alcune forme di intrattenimento più antiche; e i ritmi agricoli hanno perso la loro presa sulla vita quoti- d i a n a . P o i l e m i g r a z i o n i hanno portato le persone altrove, e le usanze basate s u l l a r i p e t i z i o n e e s u l l a memoria locale condivisa sono spesso più fragili degli e d i f i c i i n p i e t r a , p e r c h é dipendono dal fatto che le persone continuino a prati- carle. E p p u r e n o n s o n o m a i s c o m p a r s e d e l t u t t o . I n diverse regioni italiane, i canti di maggio sopravvivo- no grazie a gruppi folcloristi- ci, feste rievocate o comunità che conservano ancora fram- menti dell'antica tradizione; a volte l'esecuzione è più organizzata di un tempo, più un evento culturale che un'u- sanza spontanea, ma anche così, i canti restano autentici, perché portano ancora nel cuore il ricordo di un'epoca in cui la stagione stessa era motivo sufficiente per essere felici. SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI Maggiolate: l'arrivo di maggio in musica

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