L'Italo-Americano

italoamericano-digital-4-16-2026

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23 GIOVEDÌ 16 APRILE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | S e avete trascorso del tempo in Pie- m o n t e , s o p r a t- tutto in campagna o n e l l e c a s e d i parenti anziani, è molto pro- babile che ne abbiate vista u n a ; d i s o l i t o s i t r o v a v a addossata alla parete della cucina, solida, pratica, un po' imponente, a volte in ghisa scura, più spesso in smalto bianco con finiture nere. I suoi usi erano molteplici: riscaldava l'ambiente, per- metteva di cucinare e funge- va da punto di ritrovo per tutta la famiglia. Per quanto un tempo fossero comuni, non molti – scommetto – ne conoscono il nome: putagé. Chi è cresciuto in borghi, casali o case antiche spesso ricorda i genitori o i nonni c h e l a u t i l i z z a v a n o c o m e parte integrante della vita q u o t i d i a n a , m a a n c h e l e g e n e r a z i o n i p i ù g i o v a n i potrebbero conoscerla grazie alle visite dei nonni nelle Langhe, nel Monferrato o n e l l a c a m p a g n a a s t i a n a , dove le cucine a volte hanno conservato il loro ritmo anti- co più a lungo che nelle città. I n a l t r e z o n e d ' I t a l i a , spesso chiamata semplice- mente "cucina economica", ovvero una stufa a legna, la p u t a g é e r a u n ' i n v e n z i o n e domestica molto ingegnosa, perché con un solo fuoco si p o t e v a n o r i s c a l d a r e g l i ambienti, cucinare il pranzo, cuocere al forno, scaldare l'acqua e asciugare i panni stesi nelle vicinanze. Prima del riscaldamento centraliz- zato e prima che la maggior parte delle faccende dome- stiche si risolvesse con la s e m p l i c e p r e s s i o n e d i u n pulsante, essere efficienti significava sfruttare al mas- simo una singola fonte di calore e, con una putagé in cucina, l'efficienza in questo senso era garantita. Ed è proprio questa prati- cità che la rese così popolare nel Piemonte rurale, dove spesso il combustibile prove- niva da ciò che era già dispo- nibile, come i tralci di vite dopo la potatura, i rami di nocciolo o la legna raccolta nei campi e nelle siepi. Col tempo, tuttavia, la putagé ha acquisito un carattere pro- prio: i primi modelli erano p i ù b a s s i , p i ù s c u r i e p i ù austeri, costruiti principal- mente in ferro, ma nel XX secolo molte case possedeva- no le familiari versioni smal- tate, solitamente bianche, con maniglie lucide, piastre di cottura di diverse dimen- sioni e un piccolo forno dove si potevano preparare torte e arrosti. Il nome putagé deri- va molto probabilmente dal francese potage, a sua volta legato alla pentola, ed è sim- bolo del forte legame storico e culturale tra il Piemonte e la Francia. M a l a v e r a f o r z a d e l putagé, almeno se lo guar- diamo con occhi più moder- ni, risiede nel modo in cui ha c o n t r i b u i t o a l l o s v i l u p p o d e l l a c u c i n a r e g i o n a l e . Chiunque conosca la cucina piemontese sa che pazienza e tempo sono elementi fon- damentali per la sua realiz- zazione, e questo tipo di for- n e l l o e r a p e r f e t t o p e r cuocere i piatti lentamente, spesso per diverse ore. Pen- siamo alle zuppe di fagioli e verdure, allo spezzatino di manzo al vino, alla polenta e all'iconica bagna cauda: nes- suna di queste ricette pie- montesi per eccellenza si prepara velocemente, né si c u o c e a f u o c o v i v o . E i l dolce? Beh, il tradizionale bûnet, un budino a base di uova, latte e amaretti tipico della regione, ha trovato il suo posto nel forno. Ma il putagé non è mai stato solo un luogo per cuci- nare o per riscaldare la casa; era anche il punto di ritrovo di tutta la famiglia, dove ci si sedeva d'inverno, dove si facevano i compiti, dove si asciugavano i panni, dove si chiacchierava mentre qual- cosa cuoceva in sottofondo. Molte case avevano stanze riservate agli ospiti o alle occasioni formali, ma la vita quotidiana si svolgeva solita- mente in cucina, vicino alla stufa. La sua gestione era generalmente compito delle donne di casa, che ammini- stravano il combustibile, i tempi, il risparmio e i pasti con incredibile precisione, perché usare correttamente un putagé richiedeva abilità e b u o n s e n s o : b i s o g n a v a sapere quando alimentare il fuoco, dove il calore era più intenso, come cucinare due o tre cose contemporanea- mente senza sprecare legna. O g g i , n a t u r a l m e n t e , i l mondo è cambiato. Le cuci- ne moderne sono più pulite, veloci e facili da gestire e, diciamocelo, in pochi sce- glierebbero di accendere un fuoco ogni mattina prima del caffè. Eppure, il putagé non è del tutto scomparso: alcuni esemplari sono anco- r a p r e s e n t i n e l l e c a s e d i La putagé: come un'antica stufa piemontese è diventata un simbolo vivente della cultura culinaria LA BUONA TAVOLA RICETTE PIATTI TIPICI STORIE DI CUCINA famiglia, restaurati o funzio- nanti, soprattutto nelle zone rurali, mentre altri hanno trovato una seconda vita in agriturismi, trattorie e risto- ranti di campagna, dove i cuochi apprezzano il calore delicato e l'atmosfera che una stufa di questo tipo può creare. Ma oggi l'interesse per il putagé è rinnovato anche per un altro motivo: in un'e- p o c a i n c u i l a t e c n o l o g i a domestica è sempre più digi- tale, veloce e standardizzata, il putagé incarna un'idea di utilità diversa, basata sulla durabilità, la multifunziona- lità e la tendenza antica di "costruire qualcosa che duri decenni". È vero, richiede un maggiore impegno da parte di chi lo usa, ma in cambio offre qualcosa: calore, stabi- lità e un modo speciale di cucinare. Non voglio certo dire che la vita in passato fosse più facile o più poetica, ma molto spesso non lo era: c'erano esigenze, duro lavo- ro, fatica e spesso le como- dità erano limitate, ma que- s t o n o n è p o i c o s ì importante per il putagé, perché il suo fascino risiede altrove. Ci ricorda che molti o g g e t t i t r a d i z i o n a l i s o n o sopravvissuti non per senti- m e n t a l i s m o , m a p e r c h é risolvevano bene i problemi quotidiani, e solo in seguito, quando quei problemi cam- biavano, nasceva l'affetto nei loro confronti. Il patrimonio culinario italiano viene spesso presen- tato attraverso vini famosi, formaggi pregiati e altre pre- libatezze, ma parte di esso sopravvive in forme molto più semplici: un tagliere di legno consumato, un vecchio forno per il pane, uno scaffa- le in dispensa o una stufa in smalto bianco ancora in un angolo di una cucina di cam- pagna. I n P i e m o n t e , i l p u t a g é appartiene a questa catego- r i a . F o r s e n o n v i e n e p i ù usato come un tempo, ma per molti rimane un simbolo d i b u o n c i b o , p r o f u m a t o come la scorza di mandarino c h e b r u c i a s u l f u o c o e confortante come il sorriso dei nonni. Una cucina d'altri tempi con il putagé, per decenni centro pratico e simbolico della casa piemontese e non solo, dove si cucinava, si scaldavano gli ambienti e spesso si riuniva la famiglia (Photo: Skopal/Dreamstime)

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