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27 GIOVEDÌ 16 APRILE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | LA COMUNITÀ DI SAN FRANCISCO ammalò gravemente. Dopo la sua morte, un Monet deva- stato si ritirò nel suo studio a Giverny. L ' o r g a n i z z a z i o n e f i s i c a della mostra al de Young è pensata per rispecchiare un p e r c o r s o l u n g o i l C a n a l Grande. Buron ha evitato la rigida impostazione "a serie" tipica degli inizi della carrie- ra di Monet perché, a Vene- zia, non stava ripercorrendo il trascorrere del tempo su un singolo edificio. Piuttosto, cercava di replicare la stessa posizione alla stessa ora del giorno su più tele, un'impre- sa di immensa difficoltà tec- nica. I l p e r c o r s o e s p o s i t i v o segue il corso d'acqua, par- tendo dalle vedute di Palazzo B a r b a r o , p a s s a n d o p e r i Palazzi sul canale e culmi- nando nelle maestose vedute di San Giorgio Maggiore e Palazzo Ducale. "Volevo che fosse come un movimento, come se si stesse navigando l u n g o i l c a n a l e " , s p i e g a Buron. Questa disposizione permette ai visitatori di per- cepire la "gravità" della città precedentemente dipinta da Canaletto, Turner e Sargent, artisti che Monet conosceva sicuramente quando iniziò a dipingere. La portata di questa riu- nione è senza precedenti: quando Monet espose per la prima volta queste opere a Parigi nel 1912, presentò 29 dipinti. Il de Young è riuscito " A b b i a m o s e g u i t o l e s u e orme, a volte con la stessa sensazione di dondolio delle barche mentre percorrevamo a l c u n i d e i s u o i s e n t i e r i acquatici", sottolinea. Questa ricerca ha permesso ai cura- tori di identificare i luoghi specifici in cui Monet ormeg- giava la sua gondola. I n u n a s e r i e d i v e d u t e della chiesa di Santa Maria della Salute, una tela presen- ta dei gradini prominenti in primo piano in basso a sini- stra che oggi non esistono più. "O quei gradini esisteva- no un tempo e ora non ci sono più, oppure è a causa dell'innalzamento del livello dell'acqua, oppure è stato un suo intervento, perché pen- sava che avrebbe reso la tela p i ù a r m o n i o s a " , s p i e g a Buron. Forse la rivelazione più significativa della mostra è lo smantellamento del mito della spontaneità. "Ci viene insegnato che gli impressio- nisti lavoravano esclusiva- mente en plein air, termi- n a n d o l e l o r o o p e r e i n un'unica sessione sotto il sole. In realtà non è sempre stato così che lavoravano", afferma Buron. A Venezia, Monet non stava completan- do capolavori; stava "proget- tando solo di fare degli inizi". Intendeva tornare in città per finire l'opera. La tragedia della serie di Venezia è che, in un certo senso, è una con- versazione incompiuta. Nel 1 9 1 1 , s u a m o g l i e A l i c e s i a riunire 22 dei 37 dipinti veneziani noti. "Non c'è stata u n a r e u n i o n d i q u e s t e dimensioni da quella mostra del 1912 a San Francisco", afferma Buron. "Il numero massimo di opere che sono riuscito a contare dal 1912 è stato inferiore. Questa è dav- vero un'opportunità irripeti- bile". L'ultima sala della mostra funge da potente epilogo, m o s t r a n d o c o m e V e n e z i a abbia trasformato gli ultimi anni di Monet. Le lezioni a p p r e s e s u l r a p p o r t o t r a "solido e liquido", pietra e a c q u a , c i e l o e r i f l e s s o , l o ricondussero direttamente al suo laghetto di Giverny. Il viaggio a Venezia fu il ponte verso le Grandes Décora- tions, le enormi tele con le ninfee che oggi definiscono la sua eredità. "Se non fosse a n d a t o a V e n e z i a , t u t t o s a r e b b e p o t u t o a p p a r i r e completamente diverso. O forse non sarebbe mai suc- cesso", riflette Buron. La mostra racconta in definitiva l a s t o r i a d i u n u o m o c h e avrebbe potuto ritirarsi in una vita agiata, ma che scelse di affrontare le sue paure in una città straniera. Come conclude Buron, si tratta di "una storia stimolante che parla di mettersi alla prova in età avanzata e di trovare i s p i r a z i o n e a n c h e n e i momenti in cui si pensa di aver perso la propria energia creativa". spiega la curatrice Buron. C o m e l a m o s t r a m e t t e i n luce, il viaggio rischiò di non avvenire mai. "Una delle cose che trovo più umane in Monet è che, anche dopo aver raggiunto un grande successo profes- sionale, non ha mai perso il s e n s o d e l l ' a u t o c r i t i c a " , osserva Buron. Descrive il suo stato d'animo come una versione ottocentesca della "sindrome dell'impostore". Pur essendo il pittore più famoso del mondo, Monet e r a t e r r o r i z z a t o d a l p e s o della storia artistica di Vene- zia. Inizialmente affermò che la città era "troppo bella per essere dipinta" e si ramma- ricò di non averla visitata da giovane, quando aveva più "energia per dipingere cose così belle". Questa vulnera- bilità è il fulcro della mostra. Inizialmente avevano pro- grammato di rimanere solo d u e s e t t i m a n e , f o r s e p e r "tenere Venezia a distanza" ed evitare di rimanere delu- si. La città sedusse sia Monet che sua moglie Alice, e il viaggio si protrasse per dieci settimane di febbrile attività, u n p e r i o d o c h e B u r o n descrive come un "punto di svolta" e un "catalizzatore" per l'ultimo, il più famoso decennio della sua vita. Per comprendere la visio- n e d i M o n e t , l e c u r a t r i c i Buron e Small si sono recate a Venezia per vedere la città a t t r a v e r s o i s u o i o c c h i : Q uesta primave- ra, San Franci- sco si è trasfor- m a t a i n u n a fiaba venezia- na, con i Fine Arts Museums che presentano un doppio ritratto del canale più iconico del mondo. Alla Legion of Honor, l'attenzione si con- centra sul patrimonio classi- co dei maestri veneziani; dal- l'altra parte del parco, al de Young, la narrazione si spo- sta sull'artista francese che ha cambiato per sempre il linguaggio visivo della città. Monet e Venezia, aperta fino a luglio 2026, offre uno sguardo raro su un genio che l o t t a v a p e r d i m o s t r a r e l a propria rilevanza. Questo articolo inaugura la nostra serie "Due Venezia" esami- nando il "percorso acquati- co" di un uomo che, guar- dando al Canal Grande, vide il futuro dell'arte moderna. L'immagine più popolare di Claude Monet è quella di un anziano con la barba bianca, che vive una vita tranquilla nei suoi giardini di Giverny, dipingendo ninfee finché la vista non lo abbandonò. Tut- tavia, la spettacolare mostra al de Young Museum rivela un artista dinamico e profon- d a m e n t e a u t o c r i t i c o c h e , all'età di 68 anni, si trovò ad affrontare un cambiamento di vita. Curata da Lisa Small del Dipartimento di Arte Euro- pea del Brooklyn Museum e d a M e l i s s a E . B u r o n , Direttrice delle Collezioni e Curatrice Capo del Victoria and Albert Museum di Lon- d r a , l a m o s t r a " M o n e t e Venezia" è il risultato di oltre un decennio di ricerche, ini- ziate con un singolo dipinto della collezione permanente del museo, "Il Canal Gran- d e " . Q u e l l a c h e e r a n a t a come semplice ammirazione per una splendida tela si è trasformata in un'opera più profonda. Le curatrici si sono rese conto che, sebbene la carriera di Monet fosse stata documentata in modo esau- stivo, il suo unico viaggio a Venezia non era mai stato oggetto di una mostra dedi- cata. Consultando gli archivi, "la storia si è rivelata più i n t e r e s s a n t e d i q u a n t o s i p e n s a s s e i n p r e c e d e n z a " , Veduta dell'allestimento di "Monet e Venezia" (Fotografia di Gary Sexton, immagine per gentile concessione dei Fine Arts Museums of San Francisco) M o n e t e V e n e z i a , u n a r i u n i o n e s t o r i c a o r a i n mostra al de Young
