L'Italo-Americano

italoamericano-digital-4-16-2026

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GIOVEDÌ 16 APRILE 2026 www.italoamericano.org 32 L'Italo-Americano ITALIAN SECTION | SOCIETÀ & ATTUALITÀ CRONACHE NOVITÀ EVENTI L'86% degli italiani compra prodotti nazionali ma all'estero un consumatore su due è tratto in inganno dall'Italian sounding Meglio controllare l'etichetta (Ph© Valerio Rosati | Dreamstime.com) I l Made in Italy si conferma uno dei brand più forti e rico- nosciuti al mondo, ma emer- ge una contraddizione che accende i riflettori su una sfida strategica: mentre l'86% degli italiani acquista prodotti nazio- nali e li considera parte della propria identità, il 45% dei con- sumatori internazionali dichiara di aver acquistato almeno una volta un prodotto "falsamente italiano" e il 28% afferma addi- rittura di averlo preferito all'ori- ginale Made in Italy. È quanto emerge dallo studio commissio- nato da Made in Italy commu- nity a TP Infinity, divisione di Teleperformance Italia focalizza- ta su ricerche di mercato, data analytics e Customer Experience, condotto all'inizio dell'anno su un campione rap- presentativo per età, genere e area geografica di 1.000 consu- matori italiani e 800 esteri. I dati sono stati presentati a Roma in occasione del Made in Italy Day, promosso dalla Made in Italy Community. Al centro il tema "Competenze: motore dell'inno- vazione e dell'identità naziona- le", con un focus specifico sul capitale umano come asset stra- tegico per sostenere la crescita delle imprese italiane e rafforza- re il valore del Made in Italy nel mondo. I DATI - Il Made in Italy continua a rappresentare un patrimonio distintivo: qualità artigianale (44%) ed eccellenza produttiva guidano la percezione in Italia, mentre all'estero domi- na un'immagine aspirazionale legata al lusso (24%) e allo stile di vita. Tuttavia, proprio nei mercati internazionali emerge la criticità più rilevante: la diffusione dell'Italian sounding. Il fenome- no non solo è diffuso, ma in alcuni casi competitivo rispetto all'originale - oltre 1 consumato- re straniero su 4 ha addirittura preferito i prodotti falsi rispetto agli originali-, segnalando una perdita potenziale di valore eco- nomico e simbolico.La contraf- fazione emerge come una minac- cia centrale e sempre più perce- pita: il 65% degli italiani la indi- ca come una delle principali cri- ticità per il Made in Italy, un dato nettamente superiore al 43% registrato all'estero. Un segnale forte, che conferma come il valore del Made in Italy non sia solo economico, ma profondamente identitario e cul- turale. Questa sensibilità si riflet- te in modo evidente anche nei comportamenti di acquisto. L'86% degli italiani controlla sempre o spesso il Paese di pro- duzione (contro il 76% del cam- pione internazionale), a dimo- Sfila la moda italiana (Ph © Fashionstock .com | Dreamstime.com) strazione di un'attenzione con- creta all'autenticità. Ancora più significativo è il dato sulla rea- zione al falso: l'86% dichiara che si sentirebbe ingannato o evite- rebbe il brand se scoprisse che non è realmente italiano (contro il 69% dei consumatori esteri). Nel complesso, emerge un qua- dro chiaro: la tutela dell'autenti- cità è una priorità percepita dai consumatori. Un'evidenza che rafforza l'urgenza di investire in tracciabilità, etichettatura e certi- ficazione, per rendere il Made in Italy sempre più riconoscibile e difendibile sui mercati globali. INNOVAZIONE E AI - Un dato sorprendente riguarda l'a- pertura verso l'innovazione: il 66% degli italiani e il 72% degli stranieri vede positivamente l'in- tegrazione tra artigianalità e intel- ligenza artificiale. Il futuro del Made in Italy si configura quindi come un equilibrio tra tradizione e tecnologia, dove l'innovazione è accettata purché non compro- metta l'autenticità. Allo stesso tempo, l'uso concreto dell'AI per informarsi sui prodotti Made in Italy resta ancora limitato: riguar- da il 30% degli italiani e il 28% dei consumatori esteri. L'innovazione è considerata necessaria; la sua traduzione è ancora in corso. GIOVANI E LAVORO - La trasformazione del Made in Italy passa anche dalla capacità di aggiornare il proprio profilo competitivo. Su questo punto l'indagine restituisce una visione sorprendentemente convergente tra i due campioni. Le competen- ze ritenute più importanti per sostenere la competitività delle imprese sono, in primo luogo, creatività e nuove idee (52% in Italia e 53% all'estero), seguite da precisione e qualità del lavoro (40% in Italia e 42% all'estero) e capacità di adattarsi al cambia- mento (42% in Italia e 35% all'e- stero). Quando si chiede quali competenze manchino oggi alle aziende del Made in Italy, torna con forza proprio il tema dell'a- dattabilità (38% in Italia e 33% all'estero), insieme all'esigenza di rafforzare creatività e tecnolo- gie avanzate (26% in Italia e 24% all'estero). La parte italiana della survey offre infine un'indi- cazione molto netta sul rapporto tra Made in Italy e nuove genera- zioni. Lavorare in un'azienda che produce Made in Italy è con- siderato attrattivo dal 79% del campione e costituisce motivo di orgoglio sociale e familiare per il 92% degli intervistati. Accanto a questo riconoscimento simboli- co, però, emerge una richiesta di modernizzazione molto concreta. Le leve ritenute più efficaci per aumentare l'attrattività del settore sono stipendi più compe- titivi (40%), meritocrazia (37%), reali percorsi di crescita (33%) e un collegamento più strutturato con scuole, università e ITS (28%). Ne emerge una lettura chiara: il Made in Italy conserva un forte prestigio, ma per trasfor- marlo in capacità di attrarre talenti deve aggiornare la propria proposta di valore. L'orgoglio identitario non basta da solo; ser- vono condizioni professionali, organizzative e formative coe- renti con le aspettative delle nuove generazioni. LA SFIDA- "Il dato più rile- vante che emerge da questa ricerca è che il Made in Italy non rischia di perdere attrattività, ma di perdere riconoscibilità", com- menta Roberto Santori, Founder di Made in Italy community. "Quando quasi un consumatore su due all'estero acquista incon- sapevolmente un falso prodotto italiano, significa che il valore c'è, ma non è abbastanza chiaro né protetto. È anche su questo che lavoriamo come Made in Italy community: dare voce e chiarezza al sistema, costruire una narrativa condivisa e raffor- zare la percezione autentica del Made in Italy nei mercati esteri". G li Stati Uniti si conferma- no uno dei mercati chiave per l'export italiano della moda donna. Nei primi undici mesi del 2025, le esportazioni di abbigliamento, calzature e acces- sori hanno raggiunto 3.643 milio- ni di euro, in crescita del +5,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Questi i dati del Trade Data Monitor diffusi dall'Agenzia Ice che, per raffor- zare la presenza italiana sul mer- cato americano, ha organizzato la partecipazione collettiva alla "Coterie New York", tra le prin- cipali fiere dedicate alla moda donna negli Stati Uniti in pro- gramma dal 9 all'11 settembre: 81 le aziende italiane che saranno coinvolte in attività di promozio- ne mirate e incontri con buyer con il supporto tecnico-commer- ciale dell'Agenzia. Secondo mercato di destina- zione della moda italiana, con una quota del 10,9%, gli Usa rap- presentano un partner strategico per il settore. Allo stesso tempo, l'Italia si posiziona al 5° posto tra i fornitori del mercato statuniten- se, con una quota del 6,16%. L a m o d a f e m m i n i l e c r e a t a i n I t a l i a rafforza la presenza negli Usa

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