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25 GIOVEDÌ 30 APRILE 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | I n migliaia di città e paesi italiani, spesso a p p e n a f u o r i d a l l a piazza principale, in una vecchia via late- rale o persino vicino alle rive del fiume, si può trovare una struttura in pietra che molti visitatori notano ma che non riescono a collocare nel con- testo giusto: a volte ha un tetto di tegole, a volte è a cielo aperto, a volte è stata ripulita e abbellita con fiori. Oggi può apparire decorati- va, persino pittoresca, ma per generazioni queste strut- t u r e q u a s i o n n i p r e s e n t i h a n n o a v u t o u n o s c o p o molto pratico: fare il bucato. Si trattava dei lavatoi, le lavanderie pubbliche dove i nostri nonni lavavano vestiti, lenzuola, grembiuli da lavoro e b i a n c h e r i a p e r l a c a s a prima che l'acqua corrente e le lavatrici trasformassero la vita domestica. Un tempo erano un elemento familiare per un paese quanto la scali- nata della chiesa, il panificio o la fontana e, soprattutto nei paesi e nei borghi più piccoli, sono ancora parte integrante dell'architettura urbana locale. D i s o l i t o , v e n i v a n o costruiti dove l'acqua era disponibile in abbondanza, cioè vicino a sorgenti, ruscel- li, canali e fontane pubbli- che. Nei paesi collinari, veni- vano solitamente costruiti leggermente al di sotto del centro abitato, in modo che l ' a c q u a p o t e s s e s c o r r e r e naturalmente attraverso le vasche e defluire; nei villaggi di montagna, la loro costru- zione era resa possibile dal- l'acqua dolce che scendeva da terreni più elevati, men- tre nelle zone pianeggianti e r a n o s p e s s o c o l l e g a t i a canali di irrigazione o pozzi. Alcuni nacquero come sem- plici punti di lavaggio utiliz- z a t i p e r a n n i , f i n c h é n o n v e n n e r o f o r m a l i z z a t i c o n s t r u t t u r e i n p i e t r a . A l t r i erano opere pubbliche piani- ficate e finanziate da comuni o benefattori che compren- devano l'importanza dell'ac- cesso all'acqua per tutti. Mia nonna, cresciuta tra le ulti- me due guerre mondiali vici- no ad Acqui, in Piemonte, raccontava spesso di come, q u a n d o e r a b a m b i n a , l e donne si riunissero per lava- re i panni con il sapone di Marsiglia nel fiume, e solo più tardi, quando era adole- scente, venne costruito un lavatoio in pietra – sempre vicino al fiume. Molti dei lavatoi che tro- viamo oggi nei nostri paesi e v i l l a g g i r i s a l g o n o a l X I X secolo o ai primi decenni del XX, quando gli investimenti i n o p e r e p u b b l i c h e c o m e s t r a d e , s c u o l e , f o n t a n e , vasche e sistemi di depura- zione dell'acqua divennero più comuni. L'usanza in sé, tuttavia, è molto più antica, p o i c h é l e p e r s o n e s i s o n o sempre lavate dove potevano trovare acqua. L'unico cam- biamento è stata la decisione di creare spazi comuni per- manenti costruiti apposita- mente per questo scopo. Curiosamente, i lavatoi hanno un aspetto diverso da regione a regione: nei bor- ghi alpini e appenninici s i t r o v a n o s p e s s o s o l i d e vasche in granito o pietra locale grezza, costruite per resistere alle intemperie e all'uso intensivo, mentre in Lombardia e Veneto è più comune il mattone. In Ligu- ria, dove gli insediamenti si aggrappano ai pendii e agli spazi ristretti, i lavatoi sono spesso più piccoli, incastona- ti nel borgo e adattati alla conformazione del terreno. Molti di essi hanno bordi in pietra inclinati dove i panni potevano essere strofinati a mano; altri includono più di una vasca, in modo da poter s e p a r a r e i l l a v a g g i o d a l risciacquo. Alcuni sono sor- prendentemente eleganti, con archi, colonne, date inci- se o iscrizioni civiche. Per quanto utili, i lavatoi erano anche luoghi di duro lavoro perché, prima degli elettrodomestici moderni, lavare i panni significava un vero e proprio sforzo fisico. Innanzitutto, bisognava tra- sportare o gestire l'acqua, e tutta la biancheria, comprese le lenzuola grandi e pesanti, d o v e v a e s s e r e s t r o f i n a t a , r i s c i a c q u a t a , s t r i z z a t a e r i p o r t a t a a c a s a a n c o r a bagnata. D'inverno, le mani finivano nell'acqua gelida, e anche con temperature più miti, era un lavoro faticoso che richiedeva tempo e piani- ficazione. Fu proprio questo impe- gno, tuttavia, a rendere il lavatoio un importante luogo d i a g g r e g a z i o n e s o c i a l e , soprattutto per le donne. In molti villaggi, era uno dei pochi spazi pubblici in cui potevano riunirsi regolar- mente come parte della loro routine quotidiana; era il luogo in cui si scambiavano notizie e pettegolezzi, dove venivano a sapere se qualcu- na era incinta o se la figlia di qualcuno si sarebbe sposata. Qui si condividevano consigli e si coltivavano amicizie; a volte, si discuteva anche di disaccordi. Proprio come la piazza, il lavatoio era un cen- tro della vita del villaggio. Come ho detto, mia nonna (classe 1917) parlava spesso di quando andava al lavatoio da giovane, e ciò che ricorda- va di più era la fatica – spes- so calpestando la biancheria insaponata nell'acqua, per a s s i c u r a r s i c h e f o s s e b e n bagnata – ma anche le voci, il c a n t o e l a s e n s a z i o n e c h e tutti conoscessero gli affari degli altri e in qualche modo accettassero questo fatto. C'era fiducia. La vita era più dura, certo, ma le persone a quei tempi raramente erano isolate come possono esserlo oggi. Il vecchio lavatoio ci rac- c o n t a a n c h e , a n c o r a u n a volta, della centralità della vita quotidiana e delle abitu- dini nella nostra storia con- divisa, perché gran parte delle vere storie del paese – anzi, di qualsiasi paese – non si sono svolte in famosi palazzi o piazze, ma in luo- ghi pratici e condivisi come forni comuni, fontane, muli- n i , m e r c a t i e , s ì , l a v a t o i . Ognuno di questi luoghi era un ambiente in cui le routine ordinarie creavano contatti regolari, dove l'appartenenza a una comunità si fondeva con i doveri della vita, dalla panificazione alla macinazio- ne dei cereali, dal semplice attingere acqua al lavare le camicie contro la pietra. Ma, come gran parte di quel mondo, dopo la Secon- da Guerra Mondiale i lavatoi i n i z i a r o n o a s c o m p a r i r e dall'uso quotidiano, soprat- tutto grazie alla rapida diffu- sione degli impianti idraulici domestici e delle lavatrici. Il bucato si spostò al chiuso e divenne più veloce, più facile e più privato. Negli anni '50, '60 e '70, a seconda della regione, molti lavatoi comu- ni erano caduti in disuso. Alcuni furono abbandonati e si sgretolarono. Altri soprav- vissero semplicemente per- ché le solide strutture in pie- t r a n o n s o n o f a c i l i d a cancellare. Oggi, sono anco- ra presenti in tutta Italia, alcuni restaurati con cura, altri quasi dimenticati sotto l'edera, accanto a una cap- pella o ai margini di una stradina. A volte, gli escur- sionisti li scoprono nei bor- ghi di montagna, e i viaggia- t o r i l i n o t a n o inaspettatamente in paesi poco frequentati dai turisti. I lavatoi non sono mai stati monumenti nel senso comune del termine; piutto- sto, erano qualcosa di utile e pratico. Eppure, in qualche modo, conservano comun- que moltissimo: la storia dell'acqua, del lavoro, della v i t a d e l l e d o n n e , d e l l a società del villaggio e delle a b i t u d i n i c h e u n t e m p o tenevano unite le persone e vive le comunità. Persino oggi, per quanto vuote pos- sano essere, sembrano con- t i n u a r e a p a r l a r e d i q u e i tempi. La storia dei lavatoi italiani, le lavanderie di paese che un tempo erano un punto di incontro per la gente Il lavatoio medievale di Cefalù, alimentato dall'acqua del fiume Cefalino (Photo: Jeewee/Dreamstime) HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA RADICI
