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25 GIOVEDÌ 14 MAGGIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | S e aveste passeg- giato per Roma n e l m a g g i o d i duemila anni fa, p r o b a b i l m e n t e avreste visto fiori ovunque: ghirlande appese ai templi, rose portate in processione p e r l e s t r a d e , c o l o r i c h e finalmente riapparivano in città dopo i mesi invernali. M a a v r e s t e p o t u t o a n c h e imbattervi in qualcosa di un po' strano, come... mercanti c h e a s p e r g e v a n o l e l o r o merci con acqua santa per p r o p i z i a r s i l a f o r t u n a , o sacerdoti che gettavano nel Tevere figure umane. Nel- l'intimità delle case romane, avreste potuto incontrare padri che vagavano scalzi per casa a mezzanotte, lan- ciando fagioli neri dietro la schiena per scacciare i fanta- smi. Succedeva di tutto, vero? Questo perché, a maggio, d i v e r s i a s p e t t i d e l l a v i t a romana si sovrapponevano contemporaneamente, con i loro rituali e tradizioni: agri- coltura, religione, commer- cio, riti familiari, simboli- smo militare e persino la paura dei morti, tutti trova- vano spazio all'interno del c a l e n d a r i o . E c o m e g r a n parte della cultura romana, tutto poteva passare molto r a p i d a m e n t e d a l l a g i o i a all'inquietudine senza che nessuno battesse ciglio. Ai tempi, maggio aveva la stessa atmosfera di rinno- vamento che gli associamo oggi. La celebrazione più popolare, che si protraeva fino all'inizio del mese, era Floralia, una festa dedicata a Flora, dea dei fiori e delle piante in fiore. Iniziava alla fine di aprile ma continuava fino ai primi di maggio e, secondo la letteratura anti- ca, era un evento colorato, rumoroso e insolitamente r i l a s s a t o , s o p r a t t u t t o s e paragonato ad alcune delle più rigide cerimonie religio- se romane. In sostanza, le Floralia erano più un intrat- t e n i m e n t o p u b b l i c o e d i strada che celebrazioni sena- toriali ufficiali: pensate a spettacoli teatrali, giochi, folla, musica, balli e fiori lanciati in abbondanza. In effetti, gli scrittori romani a volte descrivevano la festa quasi con un pizzico di imba- razzo perché aveva la reputa- zione di essere troppo gioco- sa ed eccessiva. Ma al di là di tutto lo spettacolo, c'era una ragione molto pratica per festeggiare, perché in una società agricola, la fioritura primaverile era di enorme importanza: una stagione fruttuosa influenzava i rac- colti, i vigneti, i frutteti, gli orti e quindi la sopravviven- za stessa. Solo pochi giorni dopo, tuttavia, il tono e l'atmosfera in città sarebbero cambiati drasticamente. Il 9, l'11 e il 13 maggio si celebravano i Lemuria, probabilmente tra le feste più inquietanti dell'anno. I Lemuria, infatti, erano dedicate a placare e calmare i lemuri, spiriti irre- quieti dei morti che, secondo la credenza romana, poteva- n o a g g i r a r s i p e r l e c a s e e disturbare i vivi se non ade- guatamente placati. A diffe- r e n z a d e l l e F l o r a l i a , c h e erano celebrazioni pubbli- che, qui tutto diventava pri- vato, poiché i rituali si svol- gevano all'interno delle case, di solito di notte, ed erano guidati dal capofamiglia. Il p o e t a r o m a n o O v i d i o descrive come il pater fami- lias si svegliasse dopo mez- zanotte, si lavasse le mani, camminasse a piedi nudi per la casa buia e gettasse fagioli neri dietro di sé ripetendo una formula intesa a scaccia- r e g l i s p i r i t i . L ' i m m a g i n e appare stranamente vivida, a n c h e o g g i : i l s i l e n z i o i n casa, il rumore ovattato dei piedi nudi che camminano sul pavimento, la voce sus- surrante, i fagioli che cadono a terra. La natura quasi inti- ma dei Lemuria dice molto sulla spiritualità romana, gran parte della quale si con- centrava sul mantenimento dell'ordine nella vita dome- stica ordinaria, compreso l'invisibile rapporto tra i vivi e i morti. Ma gli stessi Romani non s e m p r e c o m p r e n d e v a n o appieno le origini dei rituali che conservavano, un fatto che diventa particolarmente chiaro con la cerimonia degli Argei più avanti nel mese. Durante questo rito, sacer- doti e Vestali portavano in processione per la città figu- r e f a t t e d i c a n n e o p a g l i a prima di gettarle nel Tevere dall'antico ponte del Ponte Sublicio. Già nell'antichità si discuteva sul significato ori- ginario di questa cerimonia: alcuni credevano che le figu- re sostituissero gli antichi sacrifici umani praticati in passato; altri collegavano il rituale ad antichi miti legati a Ercole o ai primi insedia- menti intorno a Roma. La verità è che nessuno lo sape- va più con certezza, ma la cerimonia continuò perché i Romani erano estremamente conservatori nei loro rituali e, anche quando i significati s v a n i v a n o , l e c e r i m o n i e s o p r a v v i v e v a n o g r a z i e a l ruolo essenziale della conti- nuità nella società romana. Maggio, però, non era solo il mese degli dei e dei fanta- smi; Era inoltre profonda- mente legata al lavoro, agli affari e al funzionamento pratico della città. Il 15 mag- gio si celebravano i Mercu- ralia, dedicati a Mercurio, d i o d e l c o m m e r c i o , d e l l a comunicazione, del profitto e dei viaggi. Se i Floralia cele- bravano la natura in fiore e i Lemuria si occupavano degli spiriti inquieti, i Mercuralia appartenevano saldamente ai bottegai e ai commer- cianti. Fonti antiche descri- vono mercanti che si raduna- vano vicino a Porta Capena per raccogliere acqua da un pozzo sacro associato a Mer- curio; poi la aspergevano su se stessi, sui loro negozi e sulla loro merce, chiedendo s u c c e s s o n e g l i a f f a r i . U n rituale molto ordinario (se m a i u n a c o s a d e l g e n e r e possa esistere), qualcosa per attirare fortuna e proteggere gli affari. Nello stesso periodo si diffusero i Rosalia, le feste delle rose, un po' più diffi- cili da definire con precisio- ne perché non si trattava di un'unica celebrazione stan- dardizzata in tutto il mondo romano. Questo perché le rose comparivano in molti contesti diversi: sulle tombe, ai banchetti, durante le com- memorazioni dei defunti e persino nelle cerimonie mili- tari. Un calendario militare romano riporta i Rosaliae signorum, durante le quali gli stendardi militari veniva- n o d e c o r a t i c o n r o s e n e l mese di maggio; un'immagi- ne suggestiva, quella dei sol- dati che portano stendardi adornati di fiori, non trova- te? I n f i n e , m a n o n m e n o importante, c'era il Tubilu- strium, un rituale di purifi- cazione per le trombe sacre utilizzate nelle cerimonie militari e religiose, che con- cludeva il mese. Persino il suono stesso, per la Caput Mundi, richiedeva una puri- ficazione rituale prima di importanti funzioni pubbli- che. Queste feste, come potete vedere, erano molto diverse nella loro essenza e nel loro significato, in un modo che può essere forse paragonato a l l e n u m e r o s e e d i v e r s e celebrazioni religiose tradi- zionali che si svolgono nella maggior parte dei nostri pic- coli villaggi e città: un santo viene celebrato per un mira- c o l o , u n a l t r o p e r e s s e r e stato un martire, un altro ancora perché tutela una categoria professionale. E tutte le feste possono svol- gersi nell'arco di pochi gior- ni. Se osserviamo il maggio romano nel suo complesso, notiamo che era composto da una miriade di abitudini e credenze, ansie e tradizio- ni, tutte sovrapposte l'una all'altra; tutte risalenti a secoli fa. A volte, commet- tiamo l'errore di ridurre l'in- credibile complessità cultu- rale del mondo romano a un'idea perfettamente defi- nita, costruita su statue di marmo e storia militare, ma i nostri antenati erano com- plessi e le loro vite erano piene di rituali a volte prati- ci, a volte emotivi e occasio- nalmente molto strani. Maggio, più di quasi ogni altro mese, era il momento in cui tutti questi elementi si combinavano. Rose, fantasmi e mercanti: il mese di maggio tra riti e feste dell'antica Roma Durante il mese di maggio, i mercanti romani prendevano l'acqua da una fonte considerata benedetta, e l'aspergevano su se stessi e sulla loro merce (Image generated using Adobe Illustrator AI) HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA RADICI
