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15 GIOVEDÌ 25 GIUGNO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | N e l p r o f o n d o s u d d e l l a P u g l i a , n e l tacco piatto e arido d'Italia, si trova un gruppo di villaggi dove gli anziani ti salutano ancora (e cantano ancora) in u n a l i n g u a c h e n o n è d e l tutto italiana e non è del tutto greca, ma qualcosa di più antico di entrambe, un d i a l e t t o g r e c o c h i a m a t o Griko, che in qualche modo è sopravvissuto qui per quasi tremila anni. I nove comuni che lo custodiscono, luoghi come Calimera, Martano e S t e r n a t i a , formano la Grecia Salentina, una pic- cola isola di lingua greca sperduta in terra italiana. La sua musica è allo stesso tempo una delle cose più belle di tutto il sud d'Italia e una delle meno conosciute. Per comprendere e amare questa musica, bisogna tene- re a mente tre migrazioni contemporaneamente: una antichissima, quasi inimma- ginabile, quella dei coloni greci che raggiunsero queste coste nell'VIII secolo a.C., e quella dei Bizantini che arri- v a r o n o m i l l e a n n i d o p o , lasciando dietro di sé una lin- gua che si è rifiutata di mori- re. Ma ce n'è anche una più recente – e dolorosa – che funziona al contrario e che ha svuotato questi villaggi fin dai primi anni del XX secolo, quando il lavoro è venuto a mancare e i giovani sono par- titi per il Nord, per la Germa- nia, per l'America. La maggior parte delle persone che si innamorano di questa musica si innamo- rano prima di tutto di Kali- nifta, il cui nome significa s e m p l i c e m e n t e " b u o n a notte", una serenata tradizio- nalmente attribuita a uno studioso di Calimera di nome Vito Domenico Palumbo, che è diventata l'inno non ufficiale di tutta la Grecia. Viene eseguita alla fine di ogni festa con le lunghe voca- li aperte del griko, spesso da persone che non parlano più la lingua ma conoscono ogni parola della canzone. Ma il brano che ti spezza davvero il cuore è Klama. Se Kalinifta è la ninna nanna della regione, Klama ne è la ferita aperta: un ferroviere di C a l i m e r a , F r a n c o C o r - lianò, la scrisse nel 1972 con la voce di una moglie che guarda il marito partire per cercare lavoro all'estero, inti- t o l a n d o l a i n i z i a l m e n t e O klama i jineka u emigrantu, il lamento della moglie dell'e- migrante. Non c'è nulla di folcloristico in essa, è un vero e proprio grido che ha viag- giato, attraversando il mare fino alla Grecia, dove cantan- ti come Maria Farandouri lo hanno reso famoso, e che c o n t i n u a a p e r c o r r e r e i decenni fino alle giovani star italiane che ancora la inter- pretano davanti al pubblico, spesso commuovendolo fino alle lacrime. Una canzone in un dialetto che sta scompa- rendo, che parla dell'abban- dono della propria casa, che si rifiuta di essere dimentica- ta: molti dei nostri antenati, più di chiunque altro, sape- vano cosa si provava. Sotto le canzoni dei Griko si cela qualcosa di più antico, e forse più conosciuto, la piz- zica, oggi una danza di cor- t e g g i a m e n t o s e l v a g g i a e gioiosa, fatta di gonne svo- lazzanti e tamburelli martel- lanti, ma radicata nell'oscuro e antico rituale del taranti- smo, in cui le donne che si diceva fossero state morse da una tarantola (o taranta, nel dialetto locale) danzavano per ore, a volte per giorni, al suono di tamburello, violino e un organetto stridulo, fin- ché il veleno – reale o imma- ginario – non fosse stato espulso dal loro corpo. Se la danza non sortiva effetto, venivano portate nella picco- la cappella di San Paolo a Galatina per essere guarite. Fu Ernesto De Martino a conferire dignità a tutto ciò, v i a g g i a n d o v e r s o s u d n e l 1959 e concludendo, nella sua grande opera La Terra del Rimorso, che il ragno era p e r l o p i ù u n p r e t e s t o , u n modo per dare un nome, e una cura attraverso la musi- ca, a un dolore umano ben più profondo. N e g l i a n n i S e t t a n t a , l e antiche tarantate stavano scomparendo e i giovani si vergognavano vagamente di questa musica contadina, finché alcune persone decise- ro che valeva la pena salvar- la: la scrittrice Rina Duran- t e f o n d ò n e l 1 9 7 5 i l Canzoniere Grecanico Salentino, il primo ensem- ble a prendere sul serio la pizzica, ancora attivo cin- quant'anni dopo. Nel 1998, alcuni comuni salentini die- dero vita a un piccolo festival per mantenere viva questa t r a d i z i o n e m o r e n t e : l a Notte della Taranta, che da allora è diventata la più grande festa popolare d'Ita- lia. Questo ideale pellegrinag- gio estivo attraverso i borghi grichi culmina con il Concer- tone di Melpignano, dove o l t r e c e n t o m i l a p e r s o n e riempiono la piazza e i campi circostanti per ballare fino all'alba, ogni anno sotto la direzione di un diverso mae- stro concertatore, che rein- venta l'antica pizzica con orchestre e ospiti provenienti da tutto il mondo. Da un pic- colo assaggio in un fienile a centomila ballerini in un campo: un viaggio davvero straordinario! E questa è forse la parte più commovente della Grecia Salentina: questo angolo d'I- talia ha trascorso duemila- cinquecento anni a perdere cose – la sua lingua greca che si allontana, i suoi giovani che se ne vanno, la sua antica vita che svanisce – ma è riu- scito a conservare tutto grazie a nulla di più solido che canti e parole. Il greco sopravvive perché la gente ha continuato a cantarlo, e il dolore dell'ad- dio è sopravvissuto perché qualcuno lo ha musicato. Per quelli di noi le cui famiglie hanno attraversato l'oceano e hanno continuato a cantare in cucina anche molto tempo dopo che le parole avevano iniziato a svanire, la lezione è chiara: una canzone può por- tare un mondo intero molto lontano e tenerlo al sicuro lì, molto tempo dopo che quasi tutto il resto è stato lasciato andare. SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI Kalinifta e Klama: i canti del sud greco d'Italia La lingua Griko si è mantenuta viva attraverso i secoli non solo grazie all'insegna- mento delle generazioni più anziane a quelle più giovani, ma anche grazie alla musi- ca (Image generated using Adobe Illustrator AI)
