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www.italoamericano.org 9 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 25 GIUGNO 2026 S e sul calendario c r i s t i a n o S a n Calogero è segna- to il 18 Giugno, in alcune città della Sicilia e particolarmente ad A g r i g e n t o , p o i c h é n e è i l patrono, viene festeggiato – e s o l e n n e m e n t e – p e r o t t o g i o r n i , d a l l a p r i m a a l l a seconda Domenica di Luglio mentre a Santo Stefano Qui- squina i festeggiamenti ini- ziano il 17 Giugno con una processione fino alla chieset- ta sul monte; a Petralia Sot- tana dal 17 al 18 si tengono fiaccolate, si celebrano messe all'alba e non manca la sfilata del corteo dietro la statua del Santo. Insomma, possiamo d i r e c h e S a n C a l o g e r o , i l santo nero, è particolarmente celebrato nell'isola. "E chiamamu a cu n'aiuta, evviva San Calò!"(E ci chie- diamo chi ci aiuterà, evviva San Calogero). Questa frase, ripetuta continuamente e rit- micamente dai devoti e dai portatori della statua di San Calò – come viene affettuosa- mente chiamato dagli agri- gentini – accompagnata dal suono dei tamburi e dalle note della "Zingarella", spe- cie di tarantella e brano del folklore, suonata per fisar- monica che vagamente ricor- da la musica gitana eseguita con strumenti tipici, segue la f e s t a i n o n o r e d e l s a n t o patrono durante il percorso per le strade di Agrigento. Ma chi era san Calogero e perché era nero? La tradizio- ne lo vuole provenire dalla Calcedonia o dal Nord Africa e diffondere il Vangelo tra il V e il VI secolo, vivendo da eremita. Una leggenda popo- lare, invece, lo immagina buttarsi tra le fiamme per placare un incendio e salvare il raccolto del fratello ed ecco che il fumo e il calore anneri- rono la sua pelle. L'ultima versione che affonda il fonda- mento nel paganesimo e nel sincretismo ha le sue radici in antichi culti - legati alla terra e alla fertilità - che usa- vano simulacri scuri, assimi- lati poi nella narrazione cri- stiana. Secondo un tradizionale racconto, il santo nero arriva- to in Sicilia per evangelizzare e diffondere la fede cristiana, si prendeva cura dei poveri e dei malati. La medicina del santo taumaturgo erano le acque sulfuree delle grotte di origine vulcanica, identificate oggi con le Terme di Sciacca, note come Stufe di San Calo- gero e in cui si ritirava per condurre la sua vita da ere- mita. Durante un'epidemia di peste, recandosi al villag- gio per procurare il pane da dare poi ai poveri, trovò gli abitanti barricati in casa per paura del contagio i quali, però, non glielo fecero man- care, lanciandoglielo dalle finestre. Ancora oggi, duran- te la processione della statua del santo, gli agrigentini rie- vocano quell'episodio lan- ciando piccoli pani ricoperti di semi di sesamo e di finoc- chio. Non mancano le bancarel- le con l'esposizione di pro- dotti locali, la fiera di animali e gli attrezzi per l'agricoltu- ra. Alcuni fedeli si recano, a piedi scalzi, al santuario per ringraziarlo della grazia rice- vuta; i bambini indossano una tunica bianca. I festeggiamenti iniziano all'alba con la celebrazione della santa Messa, l'alborata, accompagnata dallo sparo di mortaretti. A mezzogiorno viene fatta uscire la vara con il simulacro del santo e por- tata attraverso le stradine più antiche della città per rien- trare poi in chiesa e uscire nuovamente il pomeriggio e attraversare le vie del centro insieme alle autorità civili e religiose. La celebrazione ter- mina con la fiaccolata e "a maschiata" (lo spettacolo pirotecnico) prima del rien- tro definitivo al Santuario. Ma Agrigento non è sol- tanto la città di San Calogero. Personaggi che hanno lascia- to segni tangibili e duraturi del loro passaggio e anche del loro soggiorno, hanno arricchito il patrimonio stori- co, architettonico, artistico e culturale della città di Luigi Pirandello. Uno di questi fu certa - mente sir Alexander Hardca- stle, il capitano inglese che, dopo aver combattuto duran- te le guerre coloniali inglesi – era il 1921 e appena giunto alla soglia dei cinquant' anni - arrivò a quella che allora si chiamava ancora Girgenti e che dal 1927 riprese il nome di Agrigento. La sua passione per l'archeologia gli fa subito comprendere l'importanza del tesoro inestimabile che è la Valle dei Templi ma anche i l s u o d e g r a d o d i c u i g i à G o e t h e a v e v a s c r i t t o n e l 1787. Il sir inglese rimane e per dodici anni, grazie anche a l l ' a i u t o d e l l ' a r c h e o l o g o P i r r o M a r c o n i d i v e n u t o direttore del Museo Salinas di Palermo nel 1929, si occu- pa del restauro della Valle dei Templi. Hardcastle acquista una villa lungo le mura del- l'antica Akragas, fra il Tem- pio della Concordia e quello di Eracle e le dà il nome di Villa Aurea perché vicina alla Porta Aurea da cui entrarono i Romani nel 210 a.C.. I lavo- ri di restauro, l'acquisto di terreni che impegnano tutte le risorse economiche del sir e il crollo di Wall Street lo riducono in povertà. Impaz- zisce ma prima di finire i suoi giorni nel manicomio agri- gentino, il 27 giugno 1933, vende Villa Aurea allo Stato, operazione che comunque non lo salverà dal tracollo finanziario. La sua tomba, per suo espresso desiderio, si trova nel cimitero monumen- tale agrigentino di Bonamo- rone, vicino al muro di cinta d o v e s i t r o v a u n a p i c c o l a finestra – voluta da lui – da cui si possono osservare i suoi amati templi. Gli agri- gentini non si sono dimenti- c a t i d i l u i e l o r i c o r d a n o anche nel detto popolare: "Pare l'inglese scordato ai t e m p l i " q u a n d o v o g l i o n o indicare un tipo stralunato come appariva lui. E l'inglese sembra rivivere ancora attraverso le attività culturali che si svolgono a Villa Aura, ultima delle quali la mostra dal titolo "Fausto Pirandello. La magia del quo- t i d i a n o " . C o n l o s c o p o d i celebrare i cinquat'anni dalla morte dell'artista, avvenuta il 30 Novembre 1975 e, dopo essere stata promossa dal- l'Accademia Nazionale di San L u c a a R o m a i n s i e m e a l P a r c o A r c h e o l o g i c o d e l l a Valle dei Templi in collabora- zione con l'Associazione Fau- sto Pirandello e curata da Fabio Benzi e Flavia Matitti, è approdata ad Agrigento. Il figlio del premio Nobel Luigi, Fausto, vi trascorse diverse estati durante la giovinezza pur essendo nato a Roma, soggiorni che gli impressero certamente negli occhi e nel cuore i colori e alcune scene di vita proprie dell'isola e che cercò di ricreare nelle sue opere. Dopo la mostra roma- na, quella agrigentina, da cui emerge un racconto della quotidianità che assume un forte valore simbolico e cul- turale proprio per il legame tra l'artista e la Sicilia, ha visto in esposizione una tren- tina di opere con particolare attenzione a quelle su carta, i pastelli, la cui tecnica Fausto Pirandello sviluppò soprat- tutto nel secondo dopoguerra e c h e l ' a r t i s t a d e f i n i v a "estemporaneo battito d'ali di farfalla". La mostra a Villa Aurea può considerarsi, dun- que, un ritorno ideale del grande artista Fausto Piran- dello alle origini familiari e culturali. Una città di santi, arte e mille volti, tra devozione e bellezza senza tempo SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI Sciacca, sulla costa sud-occidentale della Sicilia, è legata alla tradizione di San Calogero attraverso le sue grotte sul- furee e le acque termali, da secoli associate alla vita del santo come eremita e guaritore (Photo: E55evu/Dreamstime); in basso a sinistra, celebrazioni tradizionali per San Calogero (Image generated using Adobe Illustrator AI)
