L'Italo-Americano

italoamericano-digital-7-9-2026

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www.italoamericano.org 9 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 9 LUGLIO 2026 C i r c a u n a s e t t i - m a n a f a , p e r novanta secon- d i , t u t t a S i e n a ha trattenuto il respiro mentre dieci cavalli sfrecciavano sul pendio di P i a z z a d e l C a m p o , e p o i , tutto è finito: un vincitore, uno stendardo, una contra- d a p a z z a d i g i o i a . Q u e l l a corsa, il Palio di Proven- zano, che si corre ogni 2 l u g l i o i n o n o r e d e l l a Madonna che la città venera fin dal XVI secolo, è la parte che il mondo intero viene a v e d e r e . M a i c a v a l l i s o n o solo la parte visibile di qual- cosa di molto più antico e profondo, e i visitatori che fanno i bagagli la mattina dopo la corsa hanno visto solo l'ultima pagina di un libro che si scrive per tutto l'anno. I l l i b r o a p p a r t i e n e a l l e contrade, diciassette per l'esattezza, i quartieri storici in cui Siena è divisa da seco- li, e solo dieci cavalli posso- n o c o r r e r e i n u n s i n g o l o Palio, cosicché il sorteggio è di per sé un piccolo dram- ma. Ogni contrada porta il nome e l'emblema di un ani- m a l e o d i u n s i m b o l o : l a Lumaca e la Tartuca, l'Oca e l'Onda, l'Aquila, la Pantera, la Lupa, l'Istrice, il Drago, il Bruco che con una corona striscia sulla sua rosa. Ognu- na ha i suoi colori, la sua bandiera, il suo motto e un territorio i cui confini un senese può tracciare strada per strada. Nascere da una parte di una strada piuttosto c h e d a l l ' a l t r a s i g n i f i c a a p p a r t e n e r e , p e r t u t t a l a vita, a un popolo piuttosto che a un altro. Curiosamente, tutto inizia c o n l ' a c q u a . . . p e r c h é u n bambino senese viene bat- tezzato due volte: una volta al fonte battesimale della chiesa e una volta, per una tradizione che la città custo- disce con affetto, alla fonta- n i n a , l a p i c c o l a f o n t a n a della contrada nelle cui stra- de il piccolo è nato. Nel gior- no della festa patronale del distretto, il priore bagna la fronte del bambino con l'ac- qua di quella fontana e pro- nuncia le parole che lo ren- deranno per sempre un'Oca o una Tartuca, e spesso deci- n e d i b a m b i n i v e n g o n o accolti contemporaneamen- te, per la gioia dei genitori e dei nonni che si accalcano intorno. Da quella mattina, il nuovo membro possiede un fazzoletto, il fazzoletto di seta nei colori del rione, e un insieme di lealtà (e inimici- zie) che non dovrà mai sce- gliere. A proposito di inimicizie, sono reali e anche queste sono ereditarie, perché la maggior parte delle contra- de ha un rivale giurato, una nemica: l'Aquila contro la Pantera, la Lumaca contro la T a r t u c a , i l D r a g o c o n t r o l'Onda, faide le cui origini risalgono probabilmente a qualche disputa medievale per un confine o a qualche a m a r o p o m e r i g g i o s u l Campo generazioni fa. Solo quattro contrade, il Bruco, il Drago, la Giraffa e la Fore- sta, non hanno alcun nemico dichiarato, mentre l'Oca e la Lupa, orgogliosamente, non hanno alleati. Il giorno della c o r s a , u n a c o n t r a d a p u ò provare tanto piacere nel vedere la sua rivale perdere quanto nel vincere, il che dimostra che questi novanta s e c o n d i n o n r i g u a r d a n o tanto una gara quanto le tra- dizioni e il folklore locale. T r a i d u e P a l i i e s t i v i , però, le contrade conducono una vita decisamente più tranquilla, il cui centro è la società di contrada, il circolo della contrada nato nel XIX secolo e che oggi rappresenta il fulcro della vita quotidiana. Solitamente situate in locali vicino alla sede del distretto, le società hanno un bar, una cucina ben fornita, una sala per riu- nioni e balli, ed è qui che la contrada esprime al meglio la propria identità. Durante il lungo inverno, le tavole vengono apparecchiate in serate prestabilite del mese: ci sono cene per gli uomini e cene per le donne, cene per i bambini e per gli anziani, partite a carte, conferenze e cori; in pratica, tutto il pic- colo meccanismo di apparte- nenza che tiene unito una c o n t r a d a q u a n d o n o n c i sono gare in vista. E quando una contrada vince, i festeggiamenti con cibo e canti possono durare mesi! La cena della vittoria è solo l'inizio di una serie di feste minori, i cenini, che si susseguono durante la sta- g i o n e , o g n u n a c o n i l s u o tema. Naturalmente, la Con- trada che vince non man- cherà di ostentare la propria gioia (e il proprio palio) ad ogni occasione. Sì, perché il premio in sé non è denaro, ma uno stendardo dipinto, il drappellone, un pezzo di s e t a d i p i n t o a m a n o c o n l'immagine della Vergine, realizzato ogni anno da un artista diverso e conosciuto dai senesi, con un misto di affetto e scherno, come il cencio, "lo straccio". I palii vinti da ciascuna contrada sono custoditi nel museo della contrada stessa. Quasi ognuna ne possiede uno, pieno di drappelloni, spesso accanto all'oratorio che funge da chiesa, e i due insieme sembrano davvero r a c c h i u d e r e l ' a n i m a d e l luogo. Questi musei tappez- z a n o l e l o r o p a r e t i c o n i drappelloni delle vittorie passate, con le giacche e i caschi dei vecchi fantini, con costumi e dipinti, in pratica un album di famiglia conser- vato in seta e metallo. Gli oratori, d'altro canto, giun- sero nelle contrade per un caso fortuito della storia: alla fine del XVIII secolo il Granduca Pietro Leopoldo soppresse conventi e confra- ternite senesi, e i distretti si riappropriarono delle chiese svuotate, diventando custodi d e g l i a l t a r i e d e l l e o p e r e d'arte sacra che conservano ancora oggi. E nulla dimostra quanto il sacro e il civico si siano fusi qui come la benedizione del c a v a l l o , c h e s i s v o l g e n e l p o m e r i g g i o d e l l a c o r s a , quando l'animale viene con- dotto – zoccoli compresi! – fino all'altare dell'oratorio della contrada, e lì, alla pre- senza del fantino e di una chiesa gremita di fedeli, il sacerdote lo benedice e lo congeda con un grido che farebbe sobbalzare qualsiasi a l t r a c o n g r e g a z i o n e a l mondo: "Va', e torna vinci- tore!". Se il cavallo lascia un po' di sporcizia sulle lastre di pietra, tanto meglio; è c o n s i d e r a t o u n s e g n o d i buona fortuna. Poi ci sono i canti, che si levano dalle strade nei gior- ni del Palio e in ogni notte degna di nota, soprattutto il Canto della Verbena, la m e l o d i a c h e o g n i s e n e s e c o n o s c e , c a n t a t a d a o g n i c o n t r a d a c o n l e p r o p r i e parole, a volte dolci e a volte aspre come una provocazio- ne verso un rivale. Sentire un'intera contrada intonare il suo inno dopo una vitto- ria, con le braccia intorno alle spalle e le voci che si incrinano, significa capire come il Palio non sia mai stato veramente una corsa di cavalli; è un modo che una città ha trovato per ricorda- re, attraverso sette secoli, chi sono veramente i suoi abitanti. E la corsa è solo il momento in cui a noi altri è concesso di assistere. Quando la Piazza si svuota: la vita delle Contrade senesi durante tutto l'anno SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI I figuranti della Contrada dell'Oca sfilano nel Corteo Storico del Palio di Siena. Oltre alla celebre corsa, le contrade sono il cuore della vita cittadina e, durante tutto l'anno, promuovono attività culturali, sociali e iniziative dedicate alla comunità (Foto: © MNStudio / Dreamstime)

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