L'Italo-Americano

italoamericano-digital-7-23-2026

Since 1908 the n.1 source of all things Italian featuring Italian news, culture, business and travel

Issue link: https://italoamericanodigital.uberflip.com/i/1545959

Contents of this Issue

Navigation

Page 10 of 35

www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2026 A p p e n a f u o r i d a l l e a n t i c h e mura di Bolo- gna, un portica- t o c o p e r t o s i inerpica su una collina e non si ferma mai; si estende per quasi quattro chilometri, salendo fino a una chiesa su un crinale a circa trecento metri sopra la città, e per t u t t a l a s u a l u n g h e z z a è coperto, ad archi e ininterrot- to: seicentossessantasei arca- te, una dopo l'altra, che si susseguono lungo il pendio come un grande serpente di mattoni. È il portico più lungo del mondo, e la cosa più strana è il motivo della sua esistenza. L'intero colos- sale corridoio fu costruito, in fin dei conti, per proteggere d a l l a p i o g g i a u n p i c c o l o dipinto. Per capirlo, bisogna prima capire Bologna, perché nes- sun'altra città sulla Terra è così devota all'idea dei porti- ci. I bolognesi costruiscono portici coperti sopra le loro strade fin dall'Alto Medioevo, e oggi la città ne possiede circa sessanta chilometri, di cui circa quaranta nel solo centro storico. Sono così fon- damentali per l'identità di Bologna che nel 2021 l'UNE- SCO li ha inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale, un onore solitamente riservato a una cattedrale o a un rudere, non a un modo per percorre- re la strada senza ombrello. Come spesso accade per le cose belle, la loro nascita è stata casuale. Bologna ospita la più anti- ca università del mondo occi- dentale, fondata nel 1088, e fin dall'inizio ha attratto stu- d e n t i e s t u d i o s i d a t u t t a Europa in numero tale che la città non poteva ospitarli tutti. Per fare spazio, i pro- prietari iniziarono a far spor- gere i piani superiori dei loro edifici sulla strada, puntellan- do la sporgenza con travi e, in seguito, con colonne e archi, guadagnando così un intero piano superiore mentre il pubblico manteneva il pas- saggio coperto sottostante. La città apprezzò talmente il risultato che nel 1288 rese obbligatori i portici: ogni nuova casa doveva averne uno, e le case più vecchie che ne erano sprovviste furono obbligate a costruirne uno, abbastanza alto, secondo lo statuto, da permettere il pas- saggio di un uomo a cavallo. Da allora, sono diventati il salotto coperto della città, dove la gente passeggia, con- versa, si incontra, fa acquisti e si ripara dal sole e dalla pioggia. I l p o r t i c o c h e s a l e v e r s o S a n L u c a è il più imponente di tutti, e anche molto funzionale. Lascia la città da Porta Saragozza, una delle porte medievali, e si dirige verso il Colle della Guardia, la verde collina che sovrasta Bologna a sud- ovest, coronata dal Santuario della Madonna di San Luca. Il primo tratto si snoda in piano lungo le strade, poi il porticato raggiunge il Melon- cello, un elegante arco curvi- lineo costruito negli anni Venti del Settecento dall'ar- c h i t e t t o C a r l o F r a n c e s c o Dotti per permettere al porti- co di scavalcare una strada trafficata. Oltre il Meloncello inizia la vera salita, con il porticato che si inerpica sul pendio con lunghi tornanti, punteggiato lungo il percorso da quindici piccole cappelle, ognuna affrescata con uno dei Misteri del Rosario, in modo che la salita si trasfor- ma in una preghiera, arco dopo arco. Gli archi stessi sono a dir poco leggendari, poiché sono b e n 6 6 6 – 6 6 6 , c o m e i l numero associato nella Bib- bia alla Bestia – e secondo la tradizione locale, non si tratta di un caso. Vista da lontano, la basilica si snoda lungo la collina come un serpente, e si dice che i suoi 666 archi sim- boleggino la Madonna che schiaccia il serpente sotto i suoi piedi, immagine tradi- zionale della sua vittoria sul Diavolo. Perché la basilica di San Luca rimane, prima di tutto, un atto di devozione, ed è qui che entra in gioco il dipinto di cui abbiamo parlato. All'in- terno del santuario è custodi- t a u n ' i c o n a b i z a n t i n a della Madonna con Bam- bino, attribuita per lunga tradizione a San Luca Evan- gelista. Scura e antica, dal 1433 l'icona compie un viag- gio annuale: ogni primavera, nella settimana dell'Ascensio- ne, viene portata giù dalla collina, attraverso la città, fino alla cattedrale di San Pietro (da non confondere con la sua forse più famosa cugina, la Basilica di San Petronio, in Piazza Maggiore) e poi riportata su. La tradizio- ne, narra la leggenda, nacque in un anno in cui le piogge incessanti stavano rovinando i r a c c o l t i n e i c a m p i , e l a gente, disperata, portò giù l'i- cona. La pioggia cessò all'in- gresso della città e Bologna, grata, promise di ripetere la processione ogni anno. E ha mantenuto quella promessa per quasi sei secoli. Una processione di tale importanza necessitava di un r i p a r o , e t r a s p o r t a r e u n dipinto sacro e fragile per chilometri attraverso l'impre- vedibile clima emiliano era un vero disastro. Così, a par- tire dal 1674 e fino al 1793, i Bolognesi costruirono un tetto, arco dopo arco, finché l'icona non poté percorrere il tragitto dal santuario alla porta della città senza mai sentire una goccia di pioggia. Ma ciò che più ci commuove è f o r s e i l m o d o i n c u i f u finanziato, perché non ci fu un unico fondo reale a soste- nerlo: tutto il denaro proveni- va dalla gente, dalle famiglie devote, dalle corporazioni artigiane, dalle confraternite, ognuna delle quali acquistò un arco o un tratto di archi, facendo incidere nella pietra il proprio nome e stemma. Ad esempio, il grande arco del Meloncello fu finanziato dalla famiglia Monti Bendini. Il portico più lungo del mondo è, letteralmente, la fede di un'intera città disposta in fila. Ancora oggi, ogni prima- vera, l'icona compie il suo viaggio lungo il viale coperto e ritorno, osservata da folle che conoscono questo rituale da tutta la vita. Ma in una qualsiasi mattina il portico appartiene a tutti: pellegrini che salgono a piedi come atto di penitenza o di ringrazia- mento, studenti che fanno jogging per tenersi in forma, coppie di anziani che percor- rono lentamente il sentiero ombreggiato, famiglie che si godono il panorama, che in cima si apre sui tetti rossi di Bologna e sull'intera pianura padana. Se non avete voglia di camminare, potete sempre godervi il panorama, dato che San Luca dista solo 10 minuti di auto dal centro città, ma quasi nessuno che abbia a cuore il luogo si sognerebbe di farlo. Il punto è (ed è sem- pre stato) la salita sotto gli archi, così come è stata fatta per tre secoli e mezzo, sotto un tetto che un'intera città ha costruito per proteggere dalla p i o g g i a u n d i p i n t o c h e amava. 666 arcate su una collina: il Portico di San Luca di Bologna GRAND TOUR VIAGGI ITINERARI TERRITORIO Il Portico di San Luca sale da Bologna fino al santuario sulla collina, lungo un percorso devozionale coperto scandito da 666 arcate (Photo: Giorgio Morara/Dreamstime)

Articles in this issue

Links on this page

Archives of this issue

view archives of L'Italo-Americano - italoamericano-digital-7-23-2026