L'Italo-Americano

italoamericano-digital-7-23-2026

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15 GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | I l suono non era piace- v o l e . I n u n f r e d d o pomeriggio d'inverno, lungo una stradina di p a e s e , d a q u a l c h e parte nella pianura padana, si levava un gemito basso, ronzante e cavernoso, più simile al grugnito di un ani- male che a qualcosa che si potrebbe definire musica. Eppure, ogni bambino della p a r r o c c h i a s a p e v a s u b i t o cosa significasse: la toroto- tela era arrivata in paese. A dire il vero, il rumore era m e t à d e l d i v e r t i m e n t o : annunciava, meglio di qual- siasi campana, che l'uomo ambulante con lo strano stru- mento e le storie ancora più strane era arrivato, e che la lunga e grigia monotonia di un inverno rurale stava per essere interrotta. Lo strumento che produ- ceva quel gemito è uno dei meno pretenziosi mai suonati in Italia, eppure è allo stesso tempo uno dei più meravi- gliosi. Se la si smonta nei suoi componenti, non si ha quasi n u l l a : u n a s i n g o l a c o r d a spessa di budello, un rozzo b a s t o n c i n o d i l e g n o o u n archetto per strofinarla e, come cassa di risonanza, una zucca essiccata o, meglio ancora, la vescica gonfia di un maiale. Questo è tutto. La vescica, gonfiata e fatta sec- care, trasforma lo sfregamen- to della corda in un ronzio profondo e vibrante, e confe- risce alla torototela sia il suo suono che il suo indimentica- bile nome in italiano: il violi- n o d i v e s c i c a d i m a i a l e . A p p a r t i e n e , p e r i n c i s o , a un'intera famiglia europea di strumenti simili, il "violino di vescica" che la gente di campagna improvvisava con un bastoncino, una corda e qualsiasi parte di animale capitasse a tiro. Il nome deriva proprio dal suono che questo umile stru- mento produce, poiché la torototela è pura onomato- pea, un'imitazione del suo ronzio gutturale e vibrante; Eppure, torototela era anche il nome del suonatore, che di solito assecondava l'ironia della situazione, inserendo il proprio nome in un ritornello cantilenante e infinito, "toro- totela, torototà", finché non divenne la sua firma e, secon- do alcuni, il motivo per cui tante delle sue rime termina- vano con quella stessa raglia- ta "à". Il torototela (il suona- tore!) arrivava lungo la strada con due grossi sacchi sulle spalle e un gruppo di bambi- ni al seguito, che strimpella- vano la sua unica corda e gri- davano il suo arrivo. Era però molto più di un semplice musicista: era un giornale ambulante, un teatro dentro una sola p e r s o n a , i l s e r v i z i o d i intrattenimento e informa- zione di quei luoghi che non avevano né l'uno né l'altro. Nella Pianura Padana e in tutto il nord Italia, quando i campi gelavano e non c'era più lavoro da fare, questi suonatori itineranti lasciava- no le loro case e si spostava- no di villaggio in villaggio, di casa in casa, di fattoria in fat- toria, e in cambio di poche monete, un pasto o un posto vicino al fuoco, cantavano ciò che conoscevano. E sapevano tutto, o almeno pretendevano di saperlo: le vicende di re e governi, un famoso crimine avvenuto a tre province di distanza, uno scandalo, una guerra, un pettegolezzo locale travestito da poesia, il tutto improvvisato in distici rimati su quel ronzio infinito e gut- turale. Nei borghi isolati dove le notizie non giungevano in altro modo, la torototela era un ospite gradito a matrimo- ni e feste, e la gente si radu- nava per ascoltare il mondo s p i e g a t o , e d e r i s o , d a u n u o m o c o n u n a v e s c i c a d i maiale e una lingua sciolta. Lo strumento cambiava forma da regione a regione, come spesso accade con le cose popolari: in Veneto, a volte veniva costruito attorno a un bastone curvo con la corda tesa tra le estremità e una zucca, la zucca violina, incastrata come ponticello. In Piemonte assumeva altre forme, a volte ornata con setole e piccole decorazioni, ma sempre con quella zucca o vescica vuota a svolgere la funzione di un violino. Era s o p r a t t u t t o u n a c r e a t u r a dell'inverno e del Carnevale, della buia e oziosa stagione in cui una comunità aveva biso- gno di rumore, risate e di un motivo per aprire la porta a uno straniero. Quel mondo, naturalmen- te, non è sopravvissuto al secolo: è arrivata la radio, poi la televisione, e l'uomo che portava le notizie sulle spalle e le trasmetteva con un ron- zio monotono non aveva più nulla da vendere. Uno dopo l'altro, i vecchi suonatori di torototela hanno deposto le loro zucche, finché solo una manciata di nomi sono rima- sti impressi nella memoria come gli ultimi della stirpe, custodi di un mestiere che il ventesimo secolo aveva reso obsoleto. Per un lungo perio- do, lo strano grugnito si è spento del tutto. Ma non è scomparso, per- ché la torototela è stata risco- perta negli ultimi anni da musicisti folk, artisti di festi- val e dai pazienti custodi dei musei del patrimonio sonoro, tra cui il Museo del Pae- saggio Sonoro di Riva di Chieri, in Piemonte, che col- leziona questi strumenti arti- gianali e li riporta in vita. Ancora una volta, qua e là, si può udire quel gemito basso, ronzante e sgradevole che si propaga lungo una strada, e si capisce che il viaggiatore è arrivato con le sue storie. Non è un suono piacevole, e forse non è mai stato concepi- to per esserlo; in fondo, il suo scopo era quello di indurti ad alzare lo sguardo, ad aprire la porta e ad ascoltare cosa stes- se succedendo nel mondo mentre tu lavoravi placida- mente nei campi e ti godevi i ritmi tranquilli del tuo villag- gio. SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI T o r o t o t e l a , t o r o t o t à : i l g i o r n a l e ambulante del Po Un suonatore di torototela intrattiene gli abitanti del paese con il suono dello stru- mento e i suoi racconti improvvisati (Image generated using Adobe Illustrator AI)

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