L'Italo-Americano

italoamericano-digital-7-23-2026

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27 GIOVEDÌ 23 LUGLIO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | C r e d o i l l a v o r o s u l l e silhouette. Mi sono concen- trato molto sul rendere ogni g r u p p o i m m e d i a t a m e n t e riconoscibile attraverso le forme. Gli Spartani inizial- mente erano stati immagina- ti con un approccio molto storico. Io ho cercato invece di creare qualcosa che non partisse da una ricostruzione storica pura né da un ele- mento fantasy, ma da qual- cosa di più epico, con una propria identità. Abbiamo l a v o r a t o s u a r m a t u r e e d e l m e t t i m o l t o d i s t i n t i v i , soprattutto per gli Spartani e per Menelao. Il punto di par- tenza era sempre la silhouet- te: creare qualcosa di sempli- c e , l e g g i b i l e e c a p a c e d i raccontare la storia di quel personaggio. C'è un momento che ricorda in modo partico- lare? Sì, uno dei momenti più belli è stato quando Chri- stopher Nolan è arrivato al mio computer con il disegno bidimensionale dell'elmetto di Ulisse. All'inizio non aveva ancora associato quel dise- gno a me. Ha appoggiato il foglio davanti al monitor e mi ha detto: "Vedi questa l i n e a ? S e m b r a q u a s i u n pugnale". Mi ha colpito per- ché significava che aveva osservato davvero quel dise- gno, nei suoi dettagli più pic- coli. Non era semplicemente un'immagine tra tante: aveva studiato le forme e il signifi- cato dietro quel design. C'è qualche suo sugge- r i m e n t o a r t i s t i c o n e l design? Sì, ho inserito sull'elmetto delle decorazioni ispirate alle onde del mare. Un dettaglio simbolico perché rappresen- tavano il viaggio di Ulisse, il suo legame con il mare e con tutta l'Odissea. Mi piaceva l'idea che un elemento così piccolo potesse raccontare qualcosa del personaggio. Non era solo un dettaglio estetico, ma aveva una storia dietro. Ha incontrato qualcu- no del cast? Sì. Uno dei momenti che non dimenticherò mai è stato v e d e r e M a t t D a m o n , c h e interpreta Ulisse, e Chri- stopher Nolan davanti al mio computer mentre guardava- "prova questa soluzione". Era un momento molto partico- lare, perché lui era lì con il mio disegno in mano e ragio- nava sui dettagli del modello. Cosa l'ha colpito del suo modo di lavorare? Mi ha colpito molto che conosceva bene il processo creativo. Non me lo aspetta- v o . M i h a r a c c o n t a t o c h e aveva anche provato ZBrush: se l'era fatto installare dal figlio sul computer e aveva provato a impararlo. Mi ha fatto sorridere perché dimo- strava quanto fosse curioso anche dal punto di vista tec- nico. Non era semplicemente un regista che dava indica- zioni: voleva capire anche il linguaggio degli strumenti con cui lavoravamo. Cosa pensa l'abbia col- pito del suo stile? no il modello 3D dell'elmet- to. Io ero lì e mi chiedevo: "Sta succedendo davvero?". Poi è arrivato il momento in cui l'elmetto è stato stampato i n 3 D e p r o v a t o d a M a t t Damon. Una sensazione dif- ficile da spiegare: vedere un'idea nascere su un foglio, trasformarsi in un modello digitale e poi diventare un oggetto reale indossato dal protagonista di un film di Christopher Nolan. Quale è una parte fon- damentale del suo lavo- ro? Entrare nella mente del regista. È una capacità che si sviluppa con l'esperienza. Il compito del concept artist è cercare di capire quello che il r e g i s t a i m m a g i n a , a n c h e quando magari non riesce ancora a descriverlo comple- tamente. Io dico sempre che bisogna mettersi sulla stessa frequenza del regista, quasi vibrare sulla stessa lunghez- za d'onda. Solo così riesci davvero a tradurre un'idea in u n ' i m m a g i n e . C o n C h r i - stopher Nolan è successo p r o p r i o q u e s t o . D o p o i l primo elmetto, il secondo, il terzo e il quarto sono diven- tati sempre più facili perché avevo iniziato a capire il suo linguaggio visivo, il tipo di forme che cercava e il modo in cui voleva raccontare quei personaggi. Quanto il suo essere italiano ha influenzato il s u o m o d o d i c r e a r e forme e immagini? Sicuramente molto. Me ne sono reso conto soprattutto dopo essermi trasferito negli Stati Uniti. Sono cresciuto a Napoli e ogni giorno, per a n d a r e a s c u o l a , p a s s a v o sotto ad archi romani. Fre- quentavo un liceo artistico ospitato in un antico mona- stero, con soffitti altissimi e a f f r e s c h i a n c o r a v i s i b i l i . Essere circondato quotidia- namente da quel tipo di bel- lezza secondo me ti insegna qualcosa. Ti educa inconscia- mente al senso dell'armonia, delle proporzioni, dei colori. Credo che il luogo in cui cre- sci influenzi profondamente il tuo gusto e il modo in cui percepisci le forme. Sono tutte cose che impari quasi senza accorgertene durante gli anni della formazione. vo bene. Dopo una o due set- timane Christopher Nolan è venuto a vedere il lavoro. Gli sono piaciuti molti dei miei disegni e da quel momento h a i n i z i a t o a s e l e z i o n a r e diversi elementi per i perso- naggi del film. È lì che è ini- ziata davvero la mia espe- rienza nel progetto. I l s u o l a v o r o è p o i diventato più diretto con Nolan? Sì. Per un elemento come un elmetto il processo parte dai disegni e dagli sketch: prima vengono approvati e poi si passa al 3D. Io ho ini- ziato a scolpire l'elmetto di Ulisse in ZBrush. A un certo punto Christopher Nolan arrivava, si metteva accanto a me e mi indicava diretta- m e n t e c o s a m o d i f i c a r e : " S p o s t a q u e s t a p a r t e " , Q u a n d o C h r i - stopher Nolan ha iniziato a l a v o r a r e a l f i l m L ' O d i s - sea, non voleva una semplice ricostruzione storica dell'o- pera di Omero, ma voleva creare un universo cinemato- grafico fatto di personaggi con una storia, un'identità e un'epicità proprie. A contri- buire alla creazione di quel m o n d o c ' è a n c h e L u c a Nemolato, concept artist ita- liano che da 15 anni vive a Los Angeles e che nel corso della sua carriera ha lavorato per cinema, serie TV, video- giochi e pubblicità, collabo- rando con registi come Guil- l e r m o d e l T o r o , G o r e Verbinski e Jaume Collet- Serra. Il suo lavoro consiste n e l t r a s f o r m a r e i d e e i n immagini. "Può essere un personaggio, un costume, un mostro, un'arma, un ambien- te". Ci spiega Nemolato che ha contribuito alla progetta- zione di alcuni degli elementi più iconici del film, tra cui l'elmetto di Ulisse interpreta- to da Matt Damon. "Oggi lavoriamo molto anche in 3D, quindi non facciamo solo disegni, ma spesso creiamo modelli e immagini molto vicine a quello che poi vedre- mo sullo schermo". Come è iniziata la col- laborazione Nolan? È successo quasi per caso. Mi ha chiamato Ellen Miroj- nick, la sua costumista. All'i- nizio il progetto era comple- tamente segreto. Ho scoperto che si trattava de L'Odissea solo quando sono arrivato agli Universal Studios. Quan- do l'ho saputo sono stato feli- cissimo. È una storia incredi- bile e, per il tipo di lavoro che faccio, era un progetto perfetto fatto di mondi anti- chi, armature, personaggi epici da creare. Qual è stato il primo elemento de L'Odissea su cui ha lavorato? Il primo incarico che ho ricevuto sono stati gli Sparta- n i , c h e i n q u e l m o m e n t o erano probabilmente la parte più complessa. Ho iniziato a lavorare sui personaggi e poi s u g l i e l m e t t i . H o s e m p r e l a v o r a t o m o l t o a n c h e s u armature ed elmetti, quindi era un territorio che conosce- LIFE PERSONAGGI RECENSIONI ARTE Luca Nemolato, l'artista italiano che ha dato forma a l'Odissea Elmetti disegnati da Luca Nemolato durante la fase di pre-produzione, dai primi studi ai prop definitivi (Photo: Courtesy of Luca Nemolato)

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