L'Italo-Americano

italoamericano-digital-8-6-2026

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www.italoamericano.org 11 L'Italo-Americano IN ITALIANO | GIOVEDÌ 6 AGOSTO 2026 I l f i l m p i ù d i s c u s s o dell'estate ha spinto migliaia di viaggiato- ri a riversarsi in una piccola isola siciliana di cui la maggior parte di loro non aveva mai sentito parlare fino a un anno fa. Per la sua epica e controversa versione dell'Odissea di O m e r o , C h r i s t o p h e r Nolan ha scelto Favigna- na, la più grande delle Isole Egadi al largo della punta o c c i d e n t a l e d e l l a S i c i l i a , come location per Itaca, il regno roccioso in cui Ulisse impiega dieci anni per torna- re. Matt Damon, nei panni del re errante, ha girato le scene di palazzo al Castello di Santa Caterina, l'antica fortezza che domina il punto più alto dell'isola, mentre le telecamere hanno esplorato le spiagge e le acque incredi- bilmente cristalline che la circondano. Favignana si sta ora preparando a un "effetto Odissea" che potrebbe por- tarle un quarto di miliardo di euro in tre anni, e il sindaco sogna già un percorso per- manente dedicato a Ulisse. C'è una deliziosa ironia in tutto questo, perché, natural- mente, Itaca è greca e Favi- gnana no. Eppure la scelta è meno incongrua di quanto sembri a prima vista, perché fin dall'antichità scrittori e g e o g r a f i g r e c i e r o m a n i h a n n o i d e n t i f i c a t o m o l t e delle avventure di Ulisse con le coste dell'Italia meridiona- le e della Sicilia. Omero stes- so lasciò gran parte della geografia del viaggio vaga, persino fantastica, e furono le generazioni successive a riempire la mappa, a volte in modo convincente, a volte con più immaginazione che prove. E i luoghi che hanno scelto sono ancora lì da visi- tare. Vale la pena iniziare da dove Ulisse si è soffermato più a lungo, circa sessanta miglia a sud di Roma, dove un grande promontorio gri- gio si erge dalla piatta costa pontina, un'isola a tutti gli effetti: il Monte Circeo. La Circe di Omero viveva su un'isola che egli chiamava Eea, senza però identificarla c o n u n l u o g o p r e c i s o . F u un'antica tradizione a collo- care quest'isola proprio qui, sul promontorio che ancora oggi porta il suo nome, dove trasformò l'equipaggio di Ulisse in maiali e tenne l'eroe per un anno, prima come ospite e poi come amante, più che come prigioniero. Vista dal mare, la montagna ha davvero il profilo di una donna distesa sulla schiena: Circe, raccontano gli abitanti del luogo, attende ancora lì il suo amore perduto. Dall'isola di Circe Ulisse navigò fino ai confini del mondo, e anche questo luogo fu segnato sulle mappe degli antichi: sulla costa vulcanica a ovest di Napoli si trova il Lago d'Averno, un lago craterico scuro e immobile, c i r c o n d a t o d a i s u l f u r e i Campi Flegrei. Gli scrittori a n t i c h i n e d e r i v a r o n o i l n o m e d a l g r e c o A o r n o s , "senza uccelli", credendo che i suoi fumi uccidessero qual- siasi uccello vi volasse sopra. La tradizione greca e romana successiva legò la regione dell'Averno e di Cuma alla terra dei Cimmeri di Omero, dove Ulisse evocava i morti e interrogava il profeta cieco Tiresia, sebbene nel poema l'eroe non entri mai nell'Ade, ma chiami a sé i morti ai confini del mondo. Virgilio avrebbe poi condotto Enea negli Inferi attraverso questo stesso paesaggio cumeo, che rimane uno dei luoghi più suggestivi di tutta la Campa- nia. Verso sud, al largo della Costiera Amalfitana, vicino a Positano, emergono tre pic- cole isole: Li Galli, cono- sciute fin dall'antichità come Le Sirenuse. L'antica tradi- zione col l ocava in queste acque il canto delle Sirene, la musica mortale per cui Ulis- se stesso si fece legare all'al- b e r o m a e s t r o p e r p o t e r ascoltare e sopravvivere. Le isole sono oggi private – il ballerino Rudolf Nureyev possedeva un tempo Gallo Lungo, la più grande di esse – m a v i s t e d a u n a b a r c a appaiono esattamente come sembrano: basse, dorate e abbastanza al largo da risul- tare pericolose. La vera sfida, però, si pre- sentava nello stretto tra la terraferma e la Sicilia, che gli antichi geografi identificava- no con il tratto di mare che il poema colloca tra i suoi due orrori più famosi: lo Stretto di Messina, largo appena tre chilometri, custodito da Scilla, il mostro a sei teste degli scogli, e da Cariddi, il vortice che tre volte al giorno r i s u c c h i a v a i l m a r e e l o risputava indietro. Entrambi h a n n o c o n s e r v a t o i l o r o nomi, tanto che sul lato cala- b r e s e , i l p i c c o l o b o r g o d i Scilla si erge ancora a picco sull'acqua, mentre sul lato siciliano, dove le correnti tir- renica e ionica si scontrano, il mare può ancora trasfor- marsi nel vorticoso Cariddi che un tempo terrorizzava i marinai. E poi c'è la Sicilia stessa. L'isola dei Ciclopi di Omero non ha nome, e la grotta di Polifemo non si trova su una montagna spe- cifica; eppure, antiche tradi- zioni locali hanno portato il g i g a n t e i n q u e s t i l u o g h i molto tempo fa: al largo di Aci Trezza, vicino a Cata- nia, si trovano un gruppo di faraglioni di basalto nero che e m e r g o n o d a l m a r e , n o t i c o m e F a r a g l i o n i d e i Ciclopi, che secondo la leg- g e n d a l o c a l e s a r e b b e r o i massi che Polifemo, acceca- to, strappò dall'Etna e sca- gliò contro la nave di Ulisse in fuga. Per questo motivo, l'intera costa è ancora oggi conosciuta come Riviera dei Ciclopi. Fin dall'antichità, la Sicilia è stata identificata a n c h e c o n T r i n a c i a d i Omero, l'isola del Sole, dove l'equipaggio affamato com- mise il fatale errore di macel- lare le sacre vacche del dio Elio, un'associazione raffor- zata dal nome successivo del- l'isola, Trinacria, e dalla sua celebre forma triangolare. Persino i venti erano, per tradizione, italiani: gli scrittori antichi collocavano Eolo, custode dei venti, da qualche parte tra le isole vul- caniche a nord della Sicilia che ora portano il suo nome, le Eolie, dove il dio donò a Ulisse una borsa di cuoio contenente ogni vento tran- ne quello di cui aveva biso- gno, e i suoi uomini, certi che fosse un tesoro, la aprirono in vista di casa e si fecero tra- s p o r t a r e d a l v e n t o f i n o a destinazione. Anche Nolan ha girato su quelle isole, a Lipari e Vulcano, quindi la produzione moderna e l'anti- ca storia, forse senza volerlo, sono approdate nello stesso luogo. L'"effetto Odissea" che sta i n v e s t e n d o F a v i g n a n a quest'estate, quindi, è solo il capitolo più recente di una storia antichissima. L'antico nome di Favignana, Egusa, è g e n e r a l m e n t e l e g a t o a l l e capre, e Omero, curiosamen- te, descrive un'isola senza nome popolata da capre sel- vatiche, situata proprio di fronte alla terra dei Ciclopi. Questa somiglianza ha inco- raggiato i tentativi moderni di inserire Favignana nella mappa dell'Odissea, sebbene il collegamento sia più spe- culativo che una tradizione antica consolidata. Nolan ha i m m a g i n a t o l ' i s o l a c o m e Itaca, ma il suo paesaggio s e m b r a p e r f e t t a m e n t e i n grado di svolgere più di un ruolo nella storia. I l p e r c o r s o d i U l i s s e p o t r e b b e n o n e s s e r e m a i definito con certezza su nes- suna mappa moderna, ma per oltre duemila anni gli ita- liani hanno guardato la pro- pria costa, con il vortice, il cratere fumante, la monta- gna a forma di donna, gli scogli sparsi del gigante, e vi hanno riconosciuto il viaggio dell'eroe. Sulle orme di Ulisse: la costa italiana che ha fatto da sfondo all'Odissea GRAND TOUR VIAGGI ITINERARI TERRITORIO La stele della Madonna della Lettera e il Forte San Salvatore all'ingresso del porto di Messina, sullo stretto che la tradizione antica identificava con Scilla e Cariddi (Photo: Andrewmits/Dreamstime.com)

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