L'Italo-Americano

italoamericano-digital-8-6-2026

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25 GIOVEDÌ 6 AGOSTO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | HERITAGE MEMORIA IDENTITÀ STORIA RADICI A ttraversando il p i c c o l o c a n a l e chiamato Rio di San Trovaso, nel sestiere Dor- s o d u r o d i V e n e z i a , c i s i imbatte in qualcosa che sem- bra essere sceso dalle Alpi e essersi perso tra i palazzi: un gruppo di bassi edifici in legno con tetti spioventi e gal- lerie aperte, più chalet di montagna che casa lagunare, con un cortile di terra battuta che digrada direttamente nell'acqua. Le gondole giac- ciono inclinate su un fianco in quel cortile, gli scafi neri che brillano come il dorso di una balena, e di tanto in tanto un uomo con il grembiule da lavoro si muove tra di esse con una pialla o una fiamma o s s i d r i c a . Q u e s t o è l o Squero di San Trovaso, ed è uno degli ultimi luoghi al mondo dove una gondola viene ancora costruita, dalla chiglia in su, interamente a mano. Uno squero è un cantiere navale veneziano, l'officina dove nascono le imbarcazioni in legno della città e, sempre più spesso, vengono riparate. San Trovaso è il più antico dei cantieri navali sopravvissuti, attivo in questo stesso luogo fin dal 1600 circa, quando la Repubblica dominava ancora i mari e la laguna era solcata d a m i g l i a i a d i g o n d o l e , anziché dalle poche centinaia di oggi. Un tempo Venezia era piena di squeri, oggi ne rimangono solo una decina, e tra questi San Trovaso è quel- lo più conosciuto dai visita- tori, in parte perché il suo cantiere si apre così aperta- mente sul canale che si può stare sulla sponda opposta e osservare il lavoro in corso. Lo strano aspetto alpino del luogo racconta una storia in cui le famiglie che costruiv- ano le gondole di Venezia non erano, per la maggior parte, abitanti della laguna, bensì montanari, provenienti dal Cadore e dalla Val Zoldana, nelle Dolomiti, a oltre 100 chilometri a nord. Arrivarono perché arrivavano le gondole: il legname galleggiava da quelle stesse foreste, e con esso arrivavano i carpentieri che sapevano lavorarlo. Così costruirono i loro cantieri in modo che assomigliassero a delle case: case di legno con ampi tetti spioventi e sop- palchi coperti, pensati per proteggere dalla pioggia lo scafo ancora incompiuto e per riporre attrezzi e legna da ardere sotto il tetto. Quattro secoli dopo, quelle montagne si ergono ancora, in qualche modo, in riva al mare, nel cuore di Venezia. Assistere alla costruzione di una gondola può essere affascinante e certamente suggestivo, se si pensa che ognuna è composta da circa 280 pezzi di legno, e non un l e g n o q u a l s i a s i : o t t o t i p i diversi, ognuno scelto per le sue specifiche caratteristiche. Quercia per i lati, perché è la più resistente; olmo per le costole, perché si piega senza spezzarsi; ciliegio, morbido e malleabile, per i sedili; noce, duro e pregiato, per lo scal- mo; abete e larice, imper- meabili, lungo il fondo; tiglio, che non si deforma al variare d e l l a t e m p e r a t u r a , p e r i bozzelli di prua e di poppa. Uno squerarol, un maestro costruttore, tiene a mente e nelle mani le proporzioni dell'intera struttura, realiz- zandola sia a occhio che con precisione. Ecco il segreto nascosto in ogni gondola, quello che la maggior parte dei passeggeri non nota mai: è volutamente storta. Lo scafo è più lungo e più pieno sul lato sinistro, di circa ven- titré centimetri, in modo che si inclini a destra e si pieghi contro la spinta del singolo r e m o , c h e i l g o n d o l i e r e m a n o v r a s e m p r e d a l l a t o destro, vicino alla poppa. Se lasciata a se stessa, una gon- dola descriverebbe un lento cerchio; lo scafo asimmetrico lo raddrizza e trasforma la fat- ica di un uomo con un solo remo in qualcosa che, dalla r i v a , s e m b r a u n a p l a n a t a senza sforzo. Ogni imbar- cazione è modellata sul corpo e sul peso del gondoliere che trascorrerà la sua vita in piedi al suo interno, quindi non ce ne sono mai due esattamente uguali. Il remo poggia su un ele- mento scultoreo chiamato fòrcola, scolpito da un unico blocco di noce in una forma così complessa da sembrare astratta, tutta curve e intagli. Ogni tacca rappresenta una posizione di lavoro: per spin- gere, per andare a tutta veloc- ità, per girare, per rallentare, per fare retromarcia, per fer- marsi. In questo modo, l'in- tera grammatica della nav- igazione in un canale affollato è racchiusa in un unico pezzo di legno. Poi c'è il ferro, la lama d'acciaio dentata che si erge a prua e conferisce alla gondola la sua inconfondibile silhou- ette. Inizialmente fungeva da zavorra, un contrappeso per il gondoliere che si trovava m o l t o i n d i e t r o a l l ' a l t r a estremità, ma i veneziani, da veri veneziani, ne fecero un simbolo della loro città. L'alta sommità ricurva richiama il corno, il berretto cornuto che un tempo indossava il D o g e . I s e i d e n t i c h e sporgono in avanti rappre- sentano i sei sestieri, i sei rioni storici di Venezia; il sin- golo dente rivolto all'indietro simboleggia la Giudecca sul- l'altra sponda; la lunga curva a S dell'intera struttura riper- corre l'andamento del Canal Grande, con un piccolo arco che rappresenta il Ponte di R i a l t o . U n v i s i t a t o r e c h e impara a leggere il ferro può tenere tra le mani l'intera mappa di Venezia con un solo s g u a r d o a l l a p r u a d i u n a barca. Anche i colori sono un ele- mento che non cambia mai, perché le gondole sono sem- pre dipinte di un nero lucido e uniforme, in quanto nel 1562 la Repubblica, esaspera- ta dalla competizione tra i nobili per superarsi a vicenda nell'ornamento delle loro imbarcazioni, decretò che ogni gondola dovesse essere dipinta dello stesso sobrio nero e che la questione fosse chiusa. La regola sopravvisse alla Repubblica che la istituì, ma è curioso pensare che l'ele- ganza cupa che oggi conside- riamo l'essenza della gondola sia nata come una sorta di repressione suntuaria della vanità dei ricchi. T u t t o q u e s t o r i c h i e d e molto tempo e rende ben poco, ed è per questo che la s t o r i a d i S a n T r o v a s o è agrodolce. La costruzione di una singola gondola richiede circa due mesi e costa decine di migliaia di euro, e in tutti i cantieri ancora esistenti ven- gono costruite solo una o due g o n d o l e c o m p l e t a m e n t e nuove all'anno; forse solo San Trovaso ne costruisce una. Il resto del lavoro con- siste in riparazioni, raschia- ture, calafatature e rivernicia- ture delle circa quattrocento i m b a r c a z i o n i a n c o r a i n servizio, e nel mantenere in vita quelle più vecchie. Ma q u e l l a g o n d o l a a l l ' a n n o rimane importante perché, finché un operaio edile a San Trovaso continuerà a posare una nuova chiglia su quel cantiere di terra battuta in pendenza e a modellare otto t i p i d i l e g n o p e r c r e a r e u n ' i m b a r c a z i o n e s t o r t a , lucente e irripetibile, un'arte inventata da Venezia non sarà ancora scomparsa. Squero di San Trovaso: l'ultimo luogo a Venezia dove si costruisce ancora una gondola a mano Uno squerarol lavora sullo scafo di una gondola nello Squero di San Trovaso, uno degli ultimi cantieri veneziani dove l'imbarcazione viene ancora costruita a mano (AI Assisted)

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