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27 GIOVEDÌ 6 AGOSTO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | vidi delle luci nella nebbia. Era un'altra nave. Ci aveva- no colpito. Cosa ricorda di quei p r i m i m o m e n t i ? C i f u panico? C o r s i a p r e n d e r e m i a madre e mia sorella. Quando raggiunsi la loro cabina, mia madre mi chiese: "Che cosa è s u c c e s s o ? " . I o r i s p o s i : " N o n l o s o , m a m m a , m a andiamo via da qui e restia- mo tutti insieme". Quando tornammo verso la nostra cabina, c'era acqua nel corri- d o i o . L a g e n t e g r i d a v a : "Stiamo affondando, stiamo affondando". Raggiungem- mo le scale e salimmo verso i ponti superiori. Le luci si spensero due volte. La gente pregava e invocava Dio. C'è stato un momento in cui ha capito che la nave poteva affondare? Quando l'Andrea Doria iniziò a inclinarsi pesante- m e n t e , c a p i m m o q u a n t o fosse grave la situazione. Ci dissero che una nave svede- se ci aveva colpito e che le sale macchine erano allaga- te. Solo più tardi scoprimmo che le porte stagne avevano s a l v a t o m o l t e v i t e . M i o padre disse che, se quelle porte non fossero state chiu- se, saremmo morti tutti. C o m e r i u s c i s t e a lasciare la nave? Aspettammo insieme sul ponte, tenendoci per mano. Ma quando arrivò il momen- to di lasciare la nave, alcuni m e m b r i d e l l ' e q u i p a g g i o separarono mia madre e mia sorella da noi. Mia madre iniziò a piangere e a chiama- re mio padre: "Cicci!". Le vedemmo scendere su una scialuppa di salvataggio e noi avremmo dovuto seguire su quella successiva. Fummo soccorsi dalla Stockholm. Solo più tardi scoprimmo che mia madre e mia sorella erano state portate sull'Ile de France ed erano già al sicuro a New York. Guardando indietro, cosa pensa abbia salvato la sua vita? Siamo sopravvissuti per m i r a c o l o . L a S t o c k h o l m colpì l'Andrea Doria solo 18 o 2 0 c a b i n e p i ù a v a n t i rispetto alla nostra. Le porte stagne impedirono all'acqua d i r a g g i u n g e r c i . L a n a v e dolci. Per noi era come esse- re sempre a una festa. Dove si trovava quan- do la nave fu colpita? Ero nella cabina numero 450 con mio padre e i miei fratelli. Mio padre e io era- vamo ancora svegli quando improvvisamente l'Andrea Doria iniziò a tremare vio- lentemente, come durante u n t e r r e m o t o . M i o p a d r e disse: "Santa Vergine, siamo andati sugli scogli". Io gli risposi: "Papà, quali scogli? Siamo in mezzo all'oceano". Poi guardai fuori dall'oblò e avrebbe potuto colpire diret- tamente le nostre cabine. Siamo stati molto fortunati. Dopo il disastro, riu- scì a parlare di quello che era successo? È qualcosa che non abbia- mo mai dimenticato. Ricordi le persone che sono state perse e le famiglie che sono state separate. Ma eravamo anche grati perché eravamo sopravvissuti e dovevamo iniziare una nuova vita. Dopo New York, come è arrivato a San Pedro? A v e v o u n r i s t o r a n t e a Brooklyn. Dopo la nascita del mio quarto figlio, John, e n t r a r o n o a r u b a r e n e l nostro appartamento. Prese- ro tutti i soldi del negozio e l ' o r o d i m i a m o g l i e . M i a moglie ebbe quasi un esauri- m e n t o n e r v o s o e d i s s e : "Dobbiamo andarcene da qui". Chiamammo mia zia in California e fu così che arri- vammo a San Pedro. Lavorai per due anni in un cantiere navale insieme ad alcune persone di Ischia, ma dissi loro: "Io sono nel settore della ristorazione". Poi tro- vai il Bon Gusto Deli e lo comprai. Ho trascorso molti anni nel mondo della risto- razione e qui ho cresciuto i miei figli. C o s a s i g n i f i c a o g g i San Pedro per lei? San Pedro è diventata una seconda casa. La comunità d e i p e s c a t o r i i t a l i a n i m i coinvolse perché quasi cin- quant'anni fa volevo orga- nizzare una parata dedicata ai pescatori. Provai a farlo con molte persone, ma non riuscimmo a riunire tutta la c o m u n i t à i t a l i a n a p e r c h é siciliani, ischitani e calabresi avevano idee diverse. Il mio sogno era vedere la comu- nità italiana unita. P e r c h é p e n s a s i a i m p o r t a n t e r i c o r d a r e ancora oggi la storia del- l'Andrea Doria? P e r c h é m o l t e p e r s o n e lasciarono l'Italia cercando una vita migliore. L'Andrea Doria faceva parte di quel viaggio. Per me fu l'inizio della mia vita in America. Quella notte abbiamo perso d e l l e p e r s o n e , m a n o i sopravvissuti abbiamo dovu- to andare avanti e costruire qualcosa di nuovo. do parenti e amici. Q u a l i f u r o n o l e s u e p r i m e i m p r e s s i o n i dell'Andrea Doria? Era bellissima. Quando salimmo a bordo, l'equipag- gio ci accolse. Ci diedero opuscoli, libretti e il pro- gramma quotidiano delle attività. Non avevamo mai v i s t o n u l l a d i s i m i l e . I l primo pranzo fu incredibile. A Ischia eravamo abituati a un panino a mezzogiorno e alla cena la sera. Sull'Andrea Doria c'era cibo ovunque: pasta, pollo, pesce, verdure, I l 1 7 l u g l i o 1 9 5 6 , Antonio "Tonio" De G i r o l a m o l a s c i ò Ischia insieme alla famiglia per insegui- re il sogno di una nuova vita in America. Erano tra i pas- seggeri italiani saliti a bordo dell'Andrea Doria, il presti- gioso transatlantico partito da Genova e diretto a New York. Nove giorni più tardi, il 25 luglio, la nave entrò in collisione con il mercantile svedese Stockholm al largo di Nantucket. Più di 1.600 persone riuscirono a salvar- si, mentre 51 persero la vita. A settant'anni da quella tragedia, De Girolamo riper- corre quei momenti segnati dalla paura, dalle preghiere e dalla lotta per la sopravvi- venza, ma anche la lunga traversata che iniziò dopo il naufragio: la ricostruzione della sua vita in America e il profondo legame costruito negli anni con la comunità i t a l i a n a d i S a n P e d r o , i n California. Può raccontarci qual- cosa di lei? Quanti anni aveva nel 1956 e perché lasciava l'Italia? A v e v o 1 7 a n n i q u a n d o lasciammo Ischia. Mio padre approfittò del fatto che mia madre fosse nata in America e decise di portare tutta la f a m i g l i a a N e w Y o r k p e r avere una vita migliore. Era- vamo sette in famiglia. Io e mia sorella Maria Rosaria s i a m o v e n u t i i n A m e r i c a come cittadini americani, perché eravamo nati da una madre americana. Cosa ricorda del gior- no in cui lasciò Ischia? Lasciammo Ischia la mat- tina presto. Era ancora buio, erano circa le cinque, quan- do sentimmo il nostro amico Giuseppe arrivare con il suo camion sotto casa. Era venu- to a prendere i nostri bauli e le valigie per portarli al tra- ghetto. Ricordo che Giusep- p e m i g u a r d ò e m i d i s s e : "Tonio, voi state davvero l a s c i a n d o I s c h i a ? " . I o g l i risposi: "Credo di sì. Dobbia- mo prendere il traghetto che parte alle otto". Quando par- timmo, molti amici erano sui balconi a salutarci con f a z z o l e t t i b i a n c h i . M i a madre e mia sorella piange- vano perché stavano lascian- LIFE PERSONAGGI RECENSIONI ARTE Il racconto di un sopravvissuto dell'Andrea Doria: "Siamo vivi per miracolo" Antonio De Girolamo e la sua famiglia sopravvissero, nel 1956, alla tragedie dell'Andrea Doria
