L'Italo-Americano

italoamericano-digital-8-20-2026

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27 GIOVEDÌ 20 AGOSTO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | Regina di Torre Canne viene coltivato dalla fine del XVIII secolo. È un pomodo- ro rotondo di circa 30 gram- mi, di un rosso intenso a m a t u r a z i o n e , e p r e n d e i l nome dai sepali che si solle- vano a formare una piccola corona man mano che matu- ra. I pozzi lungo quella costa attingono acqua salmastra, e si ritiene che il sale conferi- sca al frutto il suo sapore agrodolce e la sua buccia incredibilmente spessa. Le piantine vengono messe a dimora a fine marzo e la rac- colta va da luglio ad agosto, dopodiché i pomodori ven- g o n o i n f i l a t i s u s p a g o d i cotone, tre fili legati insieme con corda di canapa a for- m a r e u n a r a m a s o l a – o ramasàule, in dialetto – e appesi in un fresco annesso per l'inverno. I coltivatori che ancora praticano questo metodo hanno ottenuto la certificazione Slow Food nel 2011. C i ò c h e h a p l a s m a t o i p o m o d o r i p i ù p a r t i c o l a r i della Sicilia è stata l'assenza di acqua: intorno a Paceco, in provincia di Trapani, e verso Erice e Valderice, il pizzutello cresce su terreni argillosi pesanti senza alcu- na irrigazione, un piccolo frutto che si assottiglia fino alla punta da cui prende il n o m e , c o n p o l p a s e c c a e fine. È il pomodoro alla base del pesto trapanese e della pizza origanata locale, e quelli destinati all'inverno vengono raccolti quando ini- ziano a ingiallire, legati a s p a g o i n m a z z i c h i a m a t i pennule e appesi. Nell'entro- terra, nella valle di Bilìci, lo stesso principio produce il s i c c a g n o – da siccagni, termine dialettale che signi- fica "coltivato a secco" – rac- colto da metà luglio ad ago- sto a Marianopoli, Villalba, Valledolmo e Sclafani Bagni, dove si incontrano le provin- ce di Caltanissetta e Paler- mo. La coltivazione a secco c o s t a a l p r o d u t t o r e u n a grande quantità di raccolto, e la pratica era quasi stata a b b a n d o n a t a p r i m a c h e alcuni produttori, tra cui Francesco Di Gesù a Villal- ba, si mettessero alla ricerca di semi locali sopravvissuti e rimettessero in produzione ricevono poca acqua e il ter- reno piroclastico lasciato dalle eruzioni del vulcano conferisce al frutto la sua acidità. La buccia si spiega al m o m e n t o d e l l a r a c c o l t a , quando i grappoli interi ven- gono legati insieme in un unico pesante fascio appeso, il piennolo, e lasciati in un locale ventilato dove i pomo- dori continuano a maturare per sette o otto mesi, ed è così che una famiglia vesu- viana consuma la frutta fre- sca e non trattata a febbraio. A Napoli si spargono sulla p i z z a e s i c o n s e r v a n o i n vasetto come pacchetelle. La certificazione DOP è arrivata nel dicembre 2009. La Puglia adotta lo stesso metodo sulla fascia costiera tra Fasano e Ostuni, dove il circa due ettari, vendendo passata, concentrato triplo e pomodori secchi. Mentre la Sicilia ha sele- zionato varietà resistenti alla siccità, la Calabria ha punta- to sulla produzione di grandi quantità, e il pomodoro Bel- monte delle colline costiere intorno a Cosenza, provincia che ancora oggi rappresenta circa il settanta percento del raccolto, si presenta in due forme: un cuore di bue di c i r c a m e z z o c h i l o e u n Gigante che pesa da un chilo a u n c h i l o e m e z z o , c o n esemplari che sfiorano i tre chili e mezzo. A maturazione assume un insolito colore r o s a p a l l i d o , c o s t o l u t o e spesso ancora verde sulla parte superiore. La tradizio- ne locale narra che il seme sia arrivato in Italia all'inizio del Novecento nella tasca di u n c a l a b r e s e d i r i t o r n o dall'America. Dal 2003, ogni frutto reca un'etichetta con la denominazione comunale e gli abitanti del paese lo consumano a fette spesse condite con olio d'oliva, sale marino, origano o basilico e peperoncino. Il salvataggio più signifi- cativo è avvenuto nei dintor- ni di Napoli a metà degli a n n i ' 9 0 , q u a n d o a l c u n i ricercatori, setacciando l'A- gro nocerino-sarnese, nelle province di Napoli, Avellino e Salerno, si sono messi alla ricerca di ciò che restava d e l l ' a n t i c o p a t r i m o n i o genetico del San Marza- no e hanno selezionato una trentina di ecotipi storici a n c o r a v i t a l i i n p i e n o campo. Dalla buccia sottile e a b a s s a a c i d i t à , q u e s t i pomodori conservano il loro sapore dopo la lavorazione meglio degli ibridi industria- li che li hanno soppiantati e vengono raccolti da luglio a fine settembre. La rinascita di questi pomodori ci dice m o l t o s u l l ' i m p o r t a n z a d i mantenere vivo il rapporto tra una coltura e l'ambiente c h e l ' h a i n f l u e n z a t a n e l tempo; perché se ciascuna delle varietà che abbiamo m e n z i o n a t o è a n c o r a s o p r a v v i s s u t a , è p e r c h é generazioni di coltivatori ne hanno compreso il valore molto prima che lo facesse il mercato. del Cinquecento, e i natura- listi che lo catalogarono in Italia, Germania e Fiandre descrissero un frutto rosso, giallo, dorato e marrone, costoluto e appuntito tanto q u a n t o r o t o n d o . " P o m i d ' o r o " e r a u n a s e m p l i c e descrizione, dato che molti dei primi esemplari erano effettivamente gialli. S u l l e p e n d i c i d e l c o m - plesso Somma-Vesuvio, su circa 480 ettari nella pro- vincia di Napoli, i coltivatori producono ancora il pomo- dorino del piennolo, un piccolo frutto ovale che non s u p e r a m a i i 3 0 g r a m m i , con una piccola punta acu- minata all'estremità che i napoletani chiamano pizzo e una buccia così spessa da sembrare un difetto. Le viti P e r s e c o l i , i pomodori italia- n i s o n o s t a t i t u t t ' a l t r o c h e uniformi. Si pre- sentavano in diverse forme, colori, dimensioni e consi- stenze, ognuno adattato a un p a r t i c o l a r e p a e s a g g i o e c l i m a . M o l t e d i q u e s t e varietà sono quasi scompar- s e q u a n d o l ' a g r i c o l t u r a moderna ha iniziato a prefe- rire pomodori più facili da coltivare, trasportare e ven- dere, ma oggi, i coltivatori di tutta Italia stanno riportan- do in vita alcuni dei pomo- dori più insoliti del paese, ognuno dei quali racconta una storia di luogo e adatta- mento. Se si raccoglie un Cane- s t r i n o d i L u c c a d a l l a pianta in agosto, sembra un p o m o d o r o v e n u t o m a l e : a s i m m e t r i c o e p r o f o n d a - mente costoluto, è più simile a un cesto che a una sfera, proprio come suggerisce il nome, che deriva da cane- stro. Le spalle rimangono v e r d i m e n t r e i l r e s t o d e l frutto è rosso, e una serie di s o t t i l i c r e p e p e r c o r r e l a parte inferiore del picciolo. Pesa dai 140 ai 200 grammi, a volte anche 350 grammi, e una volta aperto, rilascia poca acqua e quasi nessun seme, solo una polpa densa e dolce con quasi nessuna acidità. Le famiglie intorno a Lucca e Capannori lo colti- vavano nei loro orti da gene- razioni, fino all'arrivo, negli anni '60, dell'ibrido costolu- t i , u n i f o r m e e r o b u s t o a l punto da resistere al tra- sporto su camion. Il pomo- doro Canestrino rischiò di scomparire in quel decen- nio. Si salvò grazie al contri- buto di alcuni coltivatori che continuarono a conservare i semi e, nel 2015, fu inserito n e l r e g i s t r o t o s c a n o delle varietà autoctone a rischio di estinzione. Quando i pomodori giun- sero in Europa dalle Ameri- che nel XVI secolo, rappre- sentavano una curiosità per i giardini dei nobili e un enig- ma per i naturalisti: Pietro Andrea Mattioli ne pub- blicò la prima descrizione nel 1544, l'orto botanico di P i s a i n i z i ò a r a c c o g l i e r e esemplari già negli anni '50 I pomodori più strani d'Italia e perché sono quasi scomparsi Una selezione di antiche varietà di pomodori italiani, diverse per forma, colore e dimensioni, testimonia la biodiversità agricola che alcuni coltivatori stanno contribuendo a recuperare e preservare (Image generated using Adobe Illustrator AI) LIFESTYLE SALUTE TENDENZE DOLCE VITA BENESSERE

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