L'Italo-Americano

italoamericano-digital-8-20-2026

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13 GIOVEDÌ 20 AGOSTO 2026 www.italoamericano.org L'Italo-Americano IN ITALIANO | I n un caldo pomerig- g i o a O f f i d a , u n secco ticchettio pro- viene da ogni porta, decine di piccoli colpi di legno contemporaneamen- te, che cadono come pioggia s u u n t e t t o d i l a m i e r a . I l rumore è quello dei rocchetti che si muovono tra le dita delle donne che lavorano il m e r l e t t o s u u n c u s c i n o appoggiato sulle ginocchia, a l l ' a p e r t o , d o v e c ' è u n a buona luce. Il villaggio sorge su uno sperone di terra tra il Tesino e il Tronto, a circa 290 metri di altitudine, a circa 24 chilometri da Ascoli P i c e n o – e p i ù o m e n o l a stessa distanza dall'Adriatico – e conta circa 4.500 abitan- ti. Nessuno è certo dell'origi- ne del nome, poiché i docu- menti medievali riportano Ofida, Ophida e Aufida, e gli studiosi hanno ipotizzato diverse spiegazioni: l'antica città di Aufidena, il fiume A u f i d u s e u n a f a m i g l i a romana chiamata Aufidii. Esiste anche una teoria che lo fa derivare dal greco per serpente, che i filologi liqui- d a n o c o m e f a n t a s i a e c h e Offida ha comunque conser- vato con orgoglio. Il grazioso piccolo teatro dell'opera della città, tutto stucco dorato e con un soffitto raffigurante Apollo e le Muse, si chiama Teatro Serpente Aureo, il serpente d'oro, e gli abitanti d i O f f i d a l o c h i a m a n o l a Bomboniera, la scatola di caramelle. La città narra le sue origi- ni come una fuga: gli Ascola- ni, in fuga dai Longobardi nel 578, si stabilirono su un crinale difendibile. Un terre- no più solido arrivò nel 1039, quando un certo Longino d'Azone cedette il castello all'abbazia di Farfa, la cui autorità fu confermata da Urbano IV nel 1261, e per i successivi tre secoli Offida si schierò con Fermo contro gli Ascoli. Gregorio XVI la elevò al rango di città nel 1831. Sul lato occidentale, con scogliere a picco su tre lati, s o r g e S a n t a M a r i a d e l l a Rocca, l'edificio che tutti fotografano, eretto nel 1330 d a u n m a e s t r o c h i a m a t o Albertino sopra una più anti- c a c a p p e l l a b e n e d e t t i n a . Sotto, le strade si aprono nella triangolare Piazza del Popolo, dove termina il Car- nevale locale. Il Carnevale di Offida è, infatti, uno dei più singolari d'Italia e si svolge dalla festa di Sant'Antonio Abate, il 17 gennaio, fino al Mercoledì delle Ceneri. Il venerdì arriva il Lu Bov Fint, il bue finto, una struttura di legno e ferro coperta da un lenzuolo bianco, portata a spalla da uomini e spinta per le vie da una folla vestita con il guazzarò, la tunica bianca c o n i l f a z z o l e t t o r o s s o a l c o l l o , f i n o a q u a n d o n o n viene cerimonialmente ucci- s o . L a n o t t e d e l M a r t e d ì G r a s s o v e n g o n o a c c e s i i Vlurd: fasci di canna imbot- titi di paglia, sollevati sulle spalle di centinaia di persone e portati in fiamme per il paese fino a un falò nella piazza, dove tutti ballano fino all'inizio della Quaresi- ma. Nel 1612, un contratto di vendita registrava venticin- que metri di merletto di Offi- da spediti con il nome della città, in un commercio che all'epoca aveva già due secoli di storia. La tradizione si è t r a m a n d a t a d i m a d r e i n figlia ed è ancora viva: esiste un museo a Palazzo De C a s t e l l o t t i , u n a s t r a d a segnalata come Via del Mer- letto e un marchio di prote- zione per il merletto autenti- co. Il pezzo più insolito del museo è un abito che le Offi- dane realizzarono in pizzo tombolo per Naomi Camp- bell nel 1997. Da assaggiare, provate il chichì ripieno, una focaccia farcita con tonno, acciughe, capperi e peperoni, e i fun- ghetti, piccoli dolcetti duri a base di farina, zucchero e anice verde. Lo zucchero si scioglie in forno assumendo la forma a fungo che dà loro il nome, e la città ha conces- so loro una propria denomi- nazione di origine nel 2015. Il vino è Rosso Piceno e le uve bianche sono Pecorino e Passerina, che, a detta degli a b i t a n t i d e l l u o g o , s o n o migliori qui. L e lanterne sono v o l u t a m e n t e semplici e fatte i n c a s a : c a r t a colorata tesa su una struttura leggera, con una candela accesa all'inter- no, e portate all'estremità di un lungo bastone. La sera del 7 settembre, migliaia di bambini fiorentini sfilano portandole per le vie della città verso Piazza Santis- sima Annunziata, cantan- do. La data è significativa, poiché cade alla vigilia della Natività della Vergine, la c u i f e s t a s i c e l e b r a n e l l a chiesa che segna la fine della processione. La tradizione rievoca un antico viaggio verso la città, quello che, a partire dal Seicento, i contadini del M u g e l l o , d e l C h i a n t i , d e l Casentino e delle montagne sopra Pistoia compivano, spesso di notte, per raggiun- gere la fiera che si tiene in Piazza Santissima Annunzia- ta l'8 settembre. Illuminava- no il cammino con lanterne sospese a pali, dormivano sotto le logge della piazza e, la mattina seguente, vende- vano ciò che avevano porta- to con sé, tra cui filo, lino, funghi secchi e formaggio, alla Fiera della Nunziata. I l n o m e " r i f i c o l o n a " sembra derivare dal modo in cui i fiorentini deridevano le contadine che arrivavano per la fiera. Indossavano i loro abiti migliori, ma gli abitanti della città li consi- deravano antiquati e vistosi. La presa in giro si legò alla parola "fierucola", il nome della fiera, evolvendosi infi- ne in "rificolona". A Firenze, il termine può ancora essere usato scherzosamente per indicare una donna conside- rata vestita in modo eccessi- vo o pacchiano. I ragazzi di città iniziaro- no a fabbricare lanterne pro- prie, caricaturando le donne che avevano visto arrivare dalla campagna e sfilare per le strade con campanelli e fischietti. Per generazioni, parte del divertimento con- s i s t e v a n e l c e r c a r e d i distruggere la lanterna di qualcun altro sparando pal- lini di argilla attraverso una cerbottana e guardando la carta prendere fuoco, una pratica poi abbandonata a causa del rischio di gravi lesioni agli occhi. Ancora oggi, un gruppo percorre a piedi i circa sedici chilometri che separano il santuario di Impruneta dalla processio- ne di Firenze, preservando in qualche modo il viaggio originario. Ciò che rimane più rico- noscibilmente intatto è la passeggiata stessa, le lanter- n e d i c a r t a i l l u m i n a t e d a candele e il canto che ancora risuona nella piazza: Ona, ona, ona, ma che bella rifi- colonia! Le rificolone illuminano la sera a Firenze, dove bambini e famiglie sfilano con le tradizionali lanterne di carta colorata durante la festa del 7 settembre (Image gener- ated using Adobe Illustrator AI) Offida, il villaggio dove si lavora il merletto per strada La Rificolona: la festa fiorentina delle lanterne di carta Il merletto a tombolo, una delle tradizioni artigianali più strettamente legate a Offida, dove questa lavorazione si tra- manda da generazioni (Photo: Ciaobucarest/Dreamstime) SOCIETÀ & CULTURA PERSONAGGI TERRITORIO TRADIZIONI

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